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Economia - I progetti di Andrea Belli, neopresidente di Ance, per rilanciare il settore dell'edilizia in crisi

“Vogliamo rendere più vivibile la città”

di Maria Letizia Riganelli
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Andrea Belli

Andrea Belli 

Da sinistra Andrea Belli e Sergio Saggini

Da sinistra Andrea Belli e Sergio Saggini 

Viterbo – Innovazione, tecnologica, collaborazione e formazione.

Eccola la ricetta per rilanciare il settore dell’edilizia di Andrea Belli, neopresidente dell’Ance Viterbo.

Andrea Belli è stato eletto lo scorso 6 luglio presidente dell’Ance Viterbo dall’assemblea dei costruttori edili. Rimarrà in carica tre anni e succede a Domenico Merlani. Il suo vice è Sergio Saggini.

L’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) rappresenta l’industria italiana delle costruzioni, a cui aderiscono circa 20mila imprese private in tutto il territorio nazionale, specializzate in opere pubbliche, edilizia abitativa, commerciale e industriale, tutela ambientale, promozione edilizia e lavorazioni specialistiche.

Ha assunto la presidenza in un momento storico particolare, cosa si aspetta?
“L’Ance rappresenta uno dei settori produttivi più importanti della città, anche se in questo momento si trova in grande difficoltà. Basti pensare che ora ci sono 700 associati ma negli ultimi anni, a causa della crisi, il settore ha perso 500 aziende e oltre duemila lavoratori. Numeri impressionanti per la nostra realtà territoriale che purtroppo sono passati sotto silenzio. Per questo credo che accettare l’incarico sia una sfida ma anche un’opportunità”.

Ha già in mente come vincere questa sfida?
“Sicuramente c’è da fare un grande lavoro per rilanciare la categoria, ma può essere un momento propizio se visto dalla giusta prospettiva. L’edilizia si sta evolvendo e questa evoluzione può essere la chiave per vincere la sfida. Il nostro sforzo deve essere indirizzato verso la formazione degli addetti ai lavori e degli imprenditori per iniziare a costruire con nuovi canoni di ecosostenibilità e ecocompatibiltà. Dobbiamo quindi sforzarci per far cambiare la mentalità agli imprenditori edili e introdurli all’utilizzo delle nuove tecnologie per migliorare la qualità di ciò che si realizza. E lo faremo tramite enti paritetici, come la Scuola edile”.

Tutto si gioca sulla capacità di innovazione delle imprese?
“E’ fondamentale, perché la formazione e la competenza sulle nuove tecnologie riusciranno a rendere le imprese viterbesi all’avanguardia e competitive anche fuori dalla nostra provincia”.

Il rilancio di un settore messo in ginocchio dalla crisi non passa solo dalla formazione…
“Ovviamente no. Ma con gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi si può lavorare tantissimo. Basta solo un po’ di collaborazione. Mi riferisco all’opportunità del project financing per la realizzazione delle opere pubbliche. Ovvero una partnership tra privato e istituti di credito per realizzare opera senza costi, o con costi minimi, da parte degli enti pubblici. Uno strumento che a Viterbo si potrebbe usare, tanto per fare un esempio, per realizzare infrastrutture sportive, visto che ne siamo carenti. Io credo che la collaborazione e il dialogo siano importanti per lo sviluppo della città. Il dialogo con i cittadini prima di avviare un’opera e la collaborazione tra enti pubblici, imprese e banche”.

E per Viterbo cosa si può fare?
“Sicuramente si può recuperare l’esistente che è fondamentale, occupare nuovi territori in questo momento non ha senso se la domanda non c’è. Rischiamo di costruire cattedrali nel deserto. Si può recuperare ristrutturando o con demolizioni e riscostruzioni. Per Ance sono fondamentali anche le infrastrutture. E Viterbo da questo punto è carente. Non dimentichiamo che anche lo sviluppo dell’edilizia abitativa passa per miglioramento delle infrastrutture. Il nostro obiettivo è quello di rendere più vivile la città per questo siamo partecipi del Paes, il piano d’azione per l’energia sostenibile. Il comune di Viterbo sta redigendo questo progetto e noi voglia essere partecipi di questa stesura per spingere Viterbo a raggiungere gli obiettivi previsti dal piano europeo 20-20-20 per il risparmio energetico e l’abbattimento delle emissioni. Questo, se riusciamo a fare squadra, potrebbe portare risorse sul territorio a vantaggio delle imprese del settore e della collettività”.

Ovviamente non sono tutte rose e fiori…
“I problemi non mancano di certo. Uno di questi è la burocrazia sia per i lavori pubblici che per l’urbanistica. Burocrazia che blocca e impedisce alle aziende di lavorare”.

Un esempio?
“Dobbiamo iniziare a sbloccare il comparto del termalismo. C’è da costruire strutture alberghiere e ricettive. Per far ripartire il settore più importante basta lavorare su progetti che già esistono, non serve molto altro. Per questo Ance si farà pungolo con le istituzioni perché diano tempi certi all’imprese nelle pratiche urbanistiche e non. Pungolo ma anche collaborazione. Per le infrastrutture della Tuscia è necessario fare squadra, altrimenti non si va da nessuna parte”.

Maria Letizia Riganelli

 

 


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14 luglio, 2015

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