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Viterbo - Quarto rinvio consecutivo per la "macchina del fango" - Udienza preliminare a ottobre

Diffamazione a Daniele Camilli, Gianlorenzo a processo

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo 

Viterbo – Ancora un processo per diffamazione a carico di Paolo Gianlorenzo.

A denunciare il giornalista viterbese plurinquisito e pluriquerelato è stato un suo ex collaboratore, Daniele Camilli.

Dalle colonne dell’Opinione di Viterbo e Alto Lazio, il direttore, che all’epoca era Gianlorenzo, accusava Camilli di “speculare” su una delle più note vicende giudiziarie nazionali radicate a Viterbo: la morte di Attilio Manca, medico 35enne, trovato cadavere nel suo appartamento nel quartiere di Santa Maria della Grotticella nel 2004. 

Camilli è da sempre vicino ai familiari di Manca, che hanno portato il caso all’attenzione della Procura nazionale antimafia. Sostengono che il mandante occulto della morte di Attilio sia Bernardo Provenzano, presumibilmente visitato se non operato da Manca, che lavorava come urologo all’ospedale Belcolle di Viterbo. Attualmente, l’unico processo in piedi per la morte del medico siciliano è per cessione di droga: Manca morì per un’iniezione letale di eroina mista a tranquillanti.

L’articolo è del giugno 2012. Gianlorenzo, o chi per lui, si vantava di aver anticipato che Manca era morto per overdose, accusando Camilli di scopiazzare qua e là e di sfruttare la vicenda mediaticamente la vicenda Manca. 

Dopo la prima udienza interlocutoria di ieri, il processo continua a marzo per ascoltare i testimoni.

E’ saltata direttamente a ottobre, invece, la vicenda della “macchina del fango”: l’udienza preliminare a carico di Gianlorenzo, dell’ex assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli e di altri sei indagati. E’ il quarto rinvio dal giugno 2013. Ieri, per la prima volta da quanto risulta, il gup ha sospeso i termini della prescrizione. Ma la vicenda ha comunque i minuti contati, se si calcola che i fatti risalgono a un periodo compreso tra il 2010 e il 2013, ci sono sette anni e mezzo a disposizione per la maggior parte dei reati e dagli episodi più vecchi sono già passati cinque anni. “Amareggiato”, è il commento di Francesco Battistoni, vice coordinatore regionale di Forza Italia, parte offesa di molti dei reati contestati nell’inchiesta. 

Motivo del rinvio: il legittimo impedimento di due avvocati e il certificato medico dell’ex assessore Birindelli.

Sul giornalista pende, tra le altre, l’accusa di tentata estorsione per aver ripetutamente usato i suoi articoli come strumento di pressione. La macchina del fango. O metodo Ciarrapico. Uguale: cumuli di articoli denigratori per ottenere qualcosa dai bersagli prescelti, riservandosi, eventualmente di abbassare il tiro. Ne è un esempio il trattamento riservato all’imprenditore della sanità Roberto Angelucci, ‘massacrato mediaticamente’ col pretesto dell’inchiesta Asl, che lo vedeva ieri indagato e oggi a processo; da lui, Gianlorenzo avrebbe voluto un posto di direttore al “Nuovo corriere viterbese” o da giornalista a “Libero”.

Nel caso dei veleni contro l’attuale vice coordinatore regionale del Pdl Francesco Battistoni, la macchina del fango si mischierebbe con gli interessi dell’ex assessore Birindelli, indagata per concorso in tentata estorsione e corruzione: a Gianlorenzo la pubblicità delle iniziative dell’assessorato; alla Birindelli, le manganellate mediatiche all’avversario Battistoni.

L’altro filone d’inchiesta riguarda i presunti tentativi di affidare a ‘ditte amiche’ l’allestimento del padiglione del Lazio al salone del vino di Verona.

Se ne riparla il 2 ottobre.

3 luglio, 2015

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