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Macchina di Santa Rosa - In un video di tre minuti i costruttori Fiorillo hanno voluto condividere coi viterbesi l'emozione del montaggio di Gloria - Sarà il primo di altri

Lavorando con il cuore nell’attesa del trasporto

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Vincenzo e Mirko Fiorillo

Vincenzo e Mirko Fiorillo 

Viterbo – (p.p.) – Lavorando con il cuore nell’attesa del trasporto.

Una macchina per i viterbesi fatta da viterbesi. E per accentuare questo legame, la Edilnolo Tuscia dei Fiorillo, che si sta occupando della costruzione di Gloria, la nuova macchina di santa Rosa ideata da Raffaele Ascenzi, ha deciso di far realizzare dei video dalla Provideo. Per documentare passo dopo passo ogni fase.

Un lavoro duro e faticoso che inizia alle 6 di mattina e va avanti fino a tarda sera dentro al capannone sulla Tuscanese. Con il caldo. Il sudore. Ma per, loro, non è nulla in confronto al risultato che verrà fuori e che il tre settembre sfilerà per le vie della città. Tre minuti e ventuno secondi in cui viene filmato ogni minimo dettaglio (video).

Dentro c’è tutto: dall’apertura della busta che ha decretato Raffaele Ascenzi vincitore del bando, fino alla prova del traliccio sul percorso del 5 luglio. Un evento, mai filmato, che non accadeva da quasi 50 anni. Ci stanno anche gli sguardi dei costruttori Fiorillo, gli occhi vigili di Ascenzi, la fierezza del capofacchino Sandro Rossi e l’autorevolezza del presidente del Sodalizio Massimo Mecarini.

Poi gli operai che lavorano, gli angeli e le allegorie della macchina. Infine, i facchini, il motore umano, che permetterà a Gloria di svettare per le vie della città.

Mirko Fiorillo ne racconta la nascita. “Abbiamo incaricato la Provideo, che è il meglio a Viterbo, per filmare il backstage del montaggio – dice -. Ci saranno altre riprese sulle fasi future e questo è solo un piccolo assaggio. Stiamo lavorando ininterrottamente, in particolare, sulle candele e l’impianto elettrico. Ognuno è preso nel suo ruolo per portare a termine la macchina e tutto va alla grande. Oggi poi dovrebbero arrivare da Viareggio guglie, una vasca e piramidi e angeli. Procediamo spediti”.

Fiorillo non ricorda qualcosa di simile in passato. “Il montaggio è sempre stato avvolto nel mistero. Noi abbiamo deciso di far vedere come realmente si fa la macchina a Viterbo. Con le nostre mani. Ci crediamo molto e sentiamo forte la tradizione ed è per questo che abbiamo voluto mostrare ogni operazione alla gente visto che, negli anni passati, non era così. Il capannone è sempre aperto e chiunque può venire a vedere, perché la macchina non è dell’ideatore o di chi la costruisce, ma di tutti. Ce la sentiamo un po’ nostra e ci sembrava giusto far capire come viene fatta, dal primo bullone al Trasporto vero e proprio”.

Da viterbese doc, Fiorillo si entusiasma solo a parlarne. “Mi emoziono ogni volta che vedo il “sollevate e fermi” della prova del traliccio sul percorso e soprattutto, alla fine, quando si sente la voce del capofacchino Rossi che dà l’ordine di togliersi da sotto la macchina. Volevamo condividere certe sensazioni con la gente ed è anche un omaggio ai facchini che sono il vero motore di tutto. Possiamo costruire quante macchine vogliamo – conclude Fiorillo -, ma senza di loro non andremmo da nessuna parte”.


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15 luglio, 2015

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