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Nessuna riduzione in schiavitù

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Viterbo - Tribunale [3]

Viterbo – Tribunale 

Tarquinia – Nessuna riduzione in schiavitù. Dopo anni di processo, Lucio Tombini, è stato assolto dall’accusa di aver trattato come schiavi i suoi cinque lavoratori indiani.

In primo grado, l’imprenditore di Tarquinia era stato condannato a sette anni. Oggi, ribaltamento totale della sentenza: Tombini assolto dalla riduzione in schiavitù per insufficienza di prove e condannato a un anno e dieci mesi solo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Scagionato da ogni accusa e con formula piena Singh Balwinder, il collaboratore di Tombini che in primo grado aveva preso un anno, sempre per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Accusa azzerata dalla Corte d’Assise d’appello di Roma.

L’indagine della polizia di Tarquinia, chiamata Kunta Singh€, era iniziata nel febbraio 2011, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.

Per gli inquirenti, i cinque pastori facevano turni di lavoro massacranti di quattordici ore al giorno per cento euro mensili; il loro alloggio era una stalla sporca e piena di topi, con un secchio come bagno e senza riscaldamenti.

Un quadro accusatorio che le difese hanno smontato punto per punto, definendo inesistente l’€™ipotesi di riduzione in schiavitù e ritenendo la vicenda inquadrabile al massimo nei ranghi del diritto del lavoro e non in quello

penale.

Revocati i risarcimenti ottenuti in primo grado dall’unico lavoratore costituito parte civile e rappresentato dall’avvocato Samuele De Santis, che aveva avuto una provvisionale di 30mila euro. Gli altri quattro avevano ottenuto un maxirisarcimento superiore ai 100mila euro dopo una lunga trattativa.

A difendere Tombini, l’avvocato Giosuè Bruno Naso. Balwinder era invece rappresentato da Susanna Carraro e Margherita Della Corte.

Dopo l’arresto, Tombini e Bawinder rimasero in carcere più di un anno. Gli avvocati aspettano le motivazioni della sentenza, anche per eventuali richieste di risarcimento per ingiusta detenzione.

 

 


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