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Viterbo - Operaio assolto con formula piena dopo un anno di carcere

Nessuna violenza sessuale sul treno

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Viterbo - La procura

Viterbo – La procura 

Viterbo – Nessuna aggressione. Nessuna violenza sessuale.

Banu Vergica è innocente. Dopo quasi un anno di carcere, il 43enne romeno, operaio, è stato assolto con formula piena.

Rispondeva del tentativo di abusare di una 40enne nordafricana sul treno Roma-Viterbo del pomeriggio del 20 agosto 2014.

Sono le 18 quando gli agenti della polizia ferroviaria intervengono, richiamati dalle urla della donna. Arrestano l’uomo che sedeva accanto a lei. A terra, trovano i pantaloncini strappati della donna e lei, ascoltata dagli agenti, conferma di aver subito un tentativo di violenza da parte dello sconosciuto, all’arrivo del treno alla stazione di Porta Fiorentina.

La sua versione cambia al pronto soccorso. Da una, le violenze diventano due, ma solo Vergica viene denunciato. Dell’altro violentatore non c’è traccia, anche se la donna si ripromette di fare presto una denuncia a Roma che, nella realtà, non sporgerà mai.

In un secondo momento, aggiunge anche che l’operaio l’aveva ospitata per mesi a casa sua: avevano avuto una relazione.

Lo dice anche lui in aula, ascoltato ieri all’ultima udienza del processo. “Ho due lauree e un fratello comandante della polizia nel mio paese – racconta ai giudici -. Non ho mai commesso reati, anche se in Italia sono stato condannato quattro volte da innocente”. Tra i precedenti ce n’è anche uno per violenza sessuale nel 2005.

“Non l’ho mai commessa, ho fatto un anno da innocente a Regina Coeli”. E continua: “Lei si è messa a urlare perché non voleva andare in questura a prendere i documenti per regolarizzare la sua posizione in Italia.

E quei pantaloncini non li aveva addosso e non gliel’ho strappati io. Aveva una borsa piena di vestiti”. Prima di lui, in udienza, ha parlato l’ispettore Nicola De Gregorio, intervenuto dopo la richiesta di aiuto della donna, con i colleghi Eutizi e Menichelli.

Il pm Chiara Capezzuto chiede 5 anni: ci sono le urla, i pantaloncini strappati, il racconto della donna e nessun motivo da parte sua di calunniare Vergica.

Ma per l’avvocato Riziero Angeletti c’è anche la testimonianza confusa della presunta vittima, le contraddizioni, l’impossibilità di una ricostruzione logica, con lei che dice tutto e il contrario di tutto, perfino che gli abusi sono avvenuti alla stazione Termini, anzichè a Viterbo.

Il risultato, dopo un’ora di camera di consiglio dei giudici, è l’assoluzione perché il fatto non sussiste, con immediata remissione in libertà.


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9 luglio, 2015

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