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Neonata morta dopo due settimane - Ascoltati i testimoni della difesa, tutti ginecologi dell'ospedale di Belcolle

“Non era un parto a rischio”

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Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle 

Viterbo – Un parto normale. Senza particolari difficoltà, racconta un ginecologo dell’ospedale di Belcolle. Ma la piccola Claudia, nata il 21 maggio 2013, muore due settimane dopo.

Per quell’omicidio colposo sono due i ginecologi a giudizio al tribunale di Viterbo. Ieri, all’ultima udienza, hanno parlato i testimoni della difesa. Tutti medici dell’ospedale viterbese, in servizio al reparto di ostetricia e ginecologia, tra cui il primario Giorgio Nicolanti.

Sulle condizioni della mamma di Claudia, i ginecologi che erano in reparto quel giorno, nel turno precedente ai due imputati, non concordano. Uno dice di aver passato le consegne a uno dei colleghi imputati, perché “la signora era da controllare”. Per l’altro, invece, nessun problema, nessuna complicazione e nessuna segnalazione ai colleghi. Nonostante i periti del tribunale sostengano che quando i due imputati montano in servizio la situazione è già compromessa e c’è bisogno di intervenire subito con un cesareo che, in realtà, viene eseguito solo a mezzanotte passata.

Come dire: l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto.

La difesa di uno dei ginecologi alla sbarra – avvocato Roberto Alabiso – punta anche sul particolare della cartella clinica arrivata incompleta ai due medici imputati, del turno delle 20: i testimoni confermano che mancavano alcuni tracciati cardiografici. Tra cui quello che rivelava anomalie. 

Tra i motivi del ritardo nel cesareo, l’anestesista impegnata in un altro intervento d’urgenza, che ha raccontato in aula di aver fatto di tutto per cercare di “sdoppiarsi”, assumendosene tutte le responsabilità. La difesa fa notare che Belcolle è qualificato come ospedale di secondo livello: significa che dovrebbe prevedere un’équipe anestesiologica di emergenza riservata a Ostetricia e una sala operatoria accanto al reparto. Non ci sono. La sala operatoria è quattro piani sotto. E l’anestesista d’urgenza gestisce le emergenze di tutti i reparti. Per la difesa, in pratica, i due ginecologi alla sbarra hanno scontato la disorganizzazione di Belcolle.

Ma Nicolanti difende il suo reparto: “Abbiamo una storia pluridecennale di gestione di parti ad alto rischio – ha dichiarato il primario -. Dalla Capitale li trasferiscono spesso da noi perché in questo siamo un’eccellenza”. Il dato è il riconoscimento ottenuto dalla Regione nel 2013, sulla qualità del punto nascita, in base alla percentuale del taglio cesareo: “L’ospedale di Viterbo e quello di Latina hanno registrato le migliori performance del Lazio”. 


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3 luglio, 2015

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