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Viterbo - Enrico Panunzi (Pd) annuncia che la Regione ha autorizzato le assunzioni - Altre 14 persone entreranno a tempo determinato

“A Belcolle 5 medici a tempo indeterminato”

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Enrico Panunzi

Enrico Panunzi 

Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle 

Viterbo – “La Regione oggi ha autorizzato la Asl di Viterbo all’assunzione a tempo indeterminato di cinque unità di personale, in deroga al blocco del turn over. Il decreto è atteso per le prossime ore. Si tratta, nello specifico, di due medici presso l’unità operativa di neurochirurgia, di uno psichiatra, di un medico presso l’unità operativa di ortopedia e traumatologia di Viterbo e di un cardiologo a Tarquinia. Inoltre saranno assunti a tempo determinato (fino al 31 dicembre) altri quattro medici (due per medicina e chirurgia d’accettazione e urgenza, un anestesia e rianimazione, uno a chirurgia generale) e dieci infermieri”.

Enrico Panunzi, consigliere regionale Pd e presidente della sesta commissione, annuncia in maniera pacata una notizia davvero importante: nella sanità viterbese si ricomincia ad assumere a tempo indeterminato.

“Nella Regione Lazio – dice –  e quindi anche nella Asl di Viterbo procede spedito l’iter per riportare alla normalità la gestione sanitaria, un tema estremamente importante per la popolazione”.

Queste assunzioni a tempo indeterminato fanno il paio con le 37 annunciate qualche giorno fa da Zingaretti che riguardavano altre strutture sanitarie del Lazio. I timori sollevati a seguito dell’esclusione di Viterbo erano infondati quindi?
“Esattamente. Le assunzioni nella sanità viterbese soltanto per un motivo tecnico non sono state decretate insieme alle altre: prova ne è che l’atto ufficiale arriva soltanto a pochi giorni di distanza dal precedente. Ho seguito da molto vicino la vicenda e sapevo come stavano le cose. Ho atteso la formalità dell’atto per ripristinare la realtà e veridicità della situazione, ovvero che il Viterbese non era stato dimenticato o tantomeno che i rappresentanti del territorio fossero rimasti inermi. Bastava informarsi meglio, magari chiamandomi come state facendo voi ora…. E’ poi da rimarcare il fatto che non siamo in presenza di una competizione tra territori, ma di un processo virtuoso che riguarda tutti i cittadini e che va a contrastare e risolvere una situazione di carenze generale nel Lazio nell’ambito delle risorse umane”.

Ammetterà però che la sanità del Lazio non offre servizi sempre ottimali.
“Nessuno fa miracoli, stiamo uscendo da una situazione che si protrae da otto anni. E non sarò io a negare questa anomalia della nostra regione. Non sono abituato a fare proclami e preferisco parlare con atti concreti, ma la strada intrapresa ci porterà ad uscire dal Piano di rientro quasi sicuramente già dal 2016. E avremo di nuovo autonomia programmatoria e gestionale. Tutto questo non cade dal cielo, ma è frutto di un impegno serio certificato dal Tavolo tecnico interministeriale, che ogni tre mesi (la prossima volta sarà proprio il 30 luglio) passa ai raggi X la sanità del Lazio. E ogni volta ci sono progressi che ci portano ad allentare i vincoli del Piano di rientro”.

Quali sono questi progressi?
“Lo scorso anno il bilancio della sanità si è chiuso con un disavanzo al di sotto del 5% rispetto al fabbisogno sanitario regionale, una tendenza che se, come sembra, verrà confermata anche quest’anno ci consentirà di iniziare l’iter per uscire definitivamente dal commissariamento. Per la spesa del personale abbiamo raggiunto un risparmio medio di circa 8% rispetto al 2004 (l’obiettivo assegnato era dell’1,4%, come specifica la legge 311 del 2004). Tutto ciò ha portato per esempio, lo scorso marzo, allo sblocco di 740 milioni nei confronti della Regione da parte del competente ministero. Ci sono ottime premesse che la verifica del 30 luglio ci consegni parametri positivi. Per cui, se così fosse, si continuerà ad avere maggiore flessibilità sui vincoli del turn over fino ad avere un automatismo perfetto sul ricambio del personale. Se alla verifica del 30 luglio tutti i parametri saranno positivi avremo maggiore flessibilità sui vincoli del turn over”.

Torniamo alle assunzioni.
“Quelle a tempo indeterminato avverranno tramite scorrimento di graduatorie di concorsi pubblici. L’individuazione delle figure da assumere è avvenuta secondo un ordine di priorità indicato dalla Asl di Viterbo alla Regione Lazio: sono state privilegiate ovviamente le situazioni più critiche, alle quali ora si pone rimedio. Per quanto riguarda invece le assunzioni a tempo determinato avverranno, qualora possibile nell’immediato, con gli strumenti degli avvisi pubblici, già presenti nella nostra Asl, e non, come ho letto in alcuni comunicati stampa, attingendo alle graduatorie di Civitavecchia, problema superato circa un anno e mezzo fa grazie ad un mio interessamento Le assunzioni, poi, lanciano un segnale verso un problema strutturale”.

Quale?
“Il grosso tema del precariato. In base al Dpcm (Decreto del presidente del consiglio dei ministri) dello scorso 6 marzo – che disciplina le procedure concorsuali per l’assunzione dei precari in sanità – giovedì 16 luglio ci sarà un incontro con i sindacati al fine di concordare insieme un protocollo che potrebbe essere operativo già da settembre e che avrà il compito di affrontare in maniera diretta la questione. Ora infatti siamo davanti a un paradosso: il Lazio forma medici e infermieri di prim’ordine che però, visto che non trovano un contratto a tempo indeterminato, sono costretti ad emigrare. Con il duplice effetto di impoverire di competenze la nostra sanità e arricchire quella delle regioni vicine”.

E’ soddisfatto del lavoro svolto finora o si poteva fare di più?
“E’ banale dirlo, si può sempre fare di più. Tuttavia il bilancio è positivo perché piano piano si sta disegnando la sanità voluta dalla Giunta, che prevede, per fare un esempio, l’istituzione delle Case della Salute. Per quanto riguarda più da vicino la Tuscia, è innegabile che c’è stato un riequilibrio da Roma verso le altre province del Lazio. Ci sono poi segnali inequivocabili, come il mantenimento della struttura di Acquapendente o lo stanziamento (notizia di pochi giorni fa) di un milione e 705mila euro per il pronto soccorso di Civita Castellana”.

Un suo vecchio pallino è il progetto di un progetto di area vasta per il Nord del Lazio. A che punto siamo?
“Più che di pallino parlerei di esigenza concreta. Si sta predisponendo un percorso, che è ancora lungo, si procede per step. In questo ambito di area vasta andranno ricompresi ovviamente i servizi sanitari. Stiamo iniziando con l’integrazione sulle emergenze, con l’istituzione di un’unica centrale operativa. E’ un processo graduale, ma dobbiamo puntare ad una collaborazione fra territori in modo da costituire un Dea di II livello. Una struttura cioè che sgravi Roma soprattutto in merito ai percorsi emergenziali e che offra prestazioni specialistiche all’avanguardia. La notizia che si investe sul personale non è che un passo ulteriore verso questa direzione.

 

11 luglio, 2015

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