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Orte - Parla il carabiniere disarmato da un 29enne a processo per tentato omicidio

“Ho visto la mano che cercava di sparare”

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Orte – E’ in carcere da sette mesi per aver sfilato la pistola a un carabiniere puntandogliela contro.

Il processo a un 29enne è iniziato ieri. Testimoni, i due carabinieri che lo hanno fermato alla stazione di Orte, la notte tra il 3 e il 4 dicembre 2014. 

Era con il fratello. Avevano un borsone pieno di trecce di rame, che dicevano di aver trovato.

Subito dopo, il fratello dell’imputato ha dato un pugno a un carabiniere ed è scappato. “Ho cercato di inseguirlo – racconta in aula uno dei militari intervenuti -. Non ci sono riuscito, allora sono tornato indietro e ho cercato di aiutare il mio collega, rimasto con l’imputato”.

In due, con il 29enne ammanettato per un polso, non sono riusciti a fermarlo. “Scalciava, si dimenava ed era molto più forte di noi”, hanno spiegato ancora i carabinieri. Il fratello del 29enne, intanto, era tornato indietro. 

La difesa del 29enne, cardiopatico, insiste più volte su questo punto: “Perché si è ritornato? C’era bisogno che soccorresse il fratello che era in difficoltà? Gridava aiuto?”. “Noi gridavamo aiuto!”, ha risposto il carabiniere.

Il presunto tentato omicidio sarebbe avvenuto in un momento in cui uno dei militari e l’imputato sono rimasti soli, con una sola persona qualche metro più in là, che i carabinieri stavano controllando poco prima. Il carabiniere ha raccontato che la pistola gli è stata sfilata: “Ha scarellato l’arma, me l’ha puntata contro e ha provato a sparare. Il colpo era in canna. Ho visto il movimento della mano che cercava di premere il grilletto, anche se erano le 5 del mattino ed era buio”.

Solo con l’aiuto di altri colleghi il 29enne è stato bloccato. Il tribunale ha in mano i certificati medici di quattro carabinieri – i due ascoltati ieri e altri due intervenuti in aiuto – ma anche un referto del 29enne che parla di setto nasale spaccato, escoriazioni alle labbra, lesioni agli zigomi e a un timpano. I carabinieri escludono che il 29enne sia stato picchiato e smentiscono atti di autolesionismo. Non ricordano se aveva il naso rotto e tumefatto già prima del controllo.

Per l’avvocato Massimo Rao Camemi resta il dubbio su come l’imputato si sia procurato quelle ferite; ferite che, finora, nessuno si spiega. Il legale, anche per i problemi di salute del 29enne e per il lungo periodo già trascorso preventivamente in carcere da incensurato, ha chiesto la revoca della custodia cautelare. Il tribunale ha preso tempo per decidere.

Alla prossima udienza, a settembre, parlerà l’imputato. Dopodiché, discussione e sentenza. 


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15 luglio, 2015

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