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“Un paio di pianti me li sono già fatti… “

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Gloria - Raffaele Ascenzi monitora i lavori [4]

Gloria – Raffaele Ascenzi monitora i lavori 

Gloria - La statua di santa Rosa [5]

Gloria – La statua di santa Rosa 

Gloria - Un particolare della nuova macchina [6]

Gloria – Un particolare della nuova macchina 

Gloria - Un particolare della nuova macchina [7]

Gloria – Un particolare della nuova macchina 

Gloria - Un particolare della nuova macchina [8]

Gloria – Un particolare della nuova macchina 

Gloria - Un particolare della nuova macchina [9]

Gloria – Un particolare della nuova macchina 

Gloria - Il primo ostensorio finito [10]

Gloria – Il primo ostensorio finito 

Gloria - La statua di santa Rosa [11]

Gloria – La statua di santa Rosa 

Gloria - Un particolare della nuova macchina [12]

Gloria – Un particolare della nuova macchina 

Viterbo – “Un paio di pianti me li sono già fatti… ” (gallery [13]slide [14]).

Forse dal 26 gennaio, quando il suo progetto è stato scelto tra i 42 in gara, Raffaele Ascenzi non ha mai smeso di emozionarsi. Una dietro l’altra sono arrivate soddisfazioni, angosce, trepidazioni. Il cuore a mille ogni giorno. Fino al 3 settembre e poi chissà…

Ora che la sua Gloria è quasi pronta, non fa che seguirne i lavori. Spesso anche in silenzio. Con gli occhi attenti. Dà suggerimenti e indicazioni per far sì che quella che era solo un’idea diventi qualcosa di vero e tangibile per tutti i viterbesi che aspettano il trasporto.

Dalla sua mente è uscita una macchina imponente, romantica e intensa. Contrastante, nel freddo del colore bianco che dà l’idea del marmo, e, allo stesso tempo, calda per l’effetto cromatico delle luci e delle fiaccole che l’illumineranno. Gloria è spiritualità allo stato puro. E’ il pensare alla festa e vivere sulla pelle questa tradizione.

“Finito il grosso – dice Ascenzi – stiamo, ora, lavorando sulle rifiniture che impreziosiscono la macchina e che la fanno cambiare giorno dopo giorno, proprio perché il dettaglio è la cosa che più abbiamo curato nella progettazione.

Ieri mattina è stato completato il primo ostensorio. Con Franco Piergentili, che è l’elettricista, abbiamo fatto vari tentativi sui punti di giallo per trovare il giusto cromatismo.

Le strisce led, infatti, avevano una colorazione diversa dai fari che illuminano il resto. Grazie a una gelatina colorata siamo riusciti a trovare l’effetto che volevo. La macchina deve avere un tono caldo e uniforme per ogni singolo pezzo.

Inoltre, con Uberto Bonetti della ditta di Viareggio che, è qui da un mese insieme al fratello Luigi, e che ringrazio per l’instancabile lavoro, abbiamo decorato le rose rampicanti intorno all’ostensorio, un dettaglio che collega bene quello delle guglie e delle piramidi con la parte più bassa che sta vicino agli angeli”.

La macchina è tutta proiettata verso l’alto. “Le 55 candele a stelo lungo sono disposte su tutta la struttura, accentuando la verticalità dello stile neogotico delle architetture”.

Ascenzi spesso esita nel parlare del suo prgetto. Riflette. Sogna. “Le emozioni non si sprecano, e l’ultima è stata due giorni fa, quando, al calar del sole, siamo riusciti a mettere la statua della santa nella sua posizione per controllare la facilità di collegamento delle piastre”.

Non si vergogna a dire di essersi anche commosso. “Due grossi pianti, me li sono fatti, la prima volta, quando ho visto il traliccio nudo e crudo sollevato in verticale dai potenti mezzi della ditta Fiorillo. E poi come dicevo prima, quando ho visto la santa posizionata. E’ˆ stato il coronamento di un grande lavoro che mi ha provato, sia dal punto di vista fisico che emotivo. La macchina, infatti, va a colpire i sentimenti delle persone che la osservavo, che la costruiscono e che la progettano”.

E lui non è l’unico ad apprezzarla. “Tanti amano la semplicità delle scelte architettoniche e anche della colorazione finale. Il bianco che vuole significare la purezza e il candore che riferiamo a Rosa. C’è anche chi è rimasto molto impressionato dall’imponenza della macchina, che viene resa anche dal fatto che non ci saranno variazioni di colore per farla somigliare a una pietra scolpita”.

Tra i complimenti ricevuti, ce n’è uno che gli ha fatto molto piacere. “Quello del Sodalizio che considero un vero motore che si muove all’unisono sotto la macchina. Il loro sguardo è stato uno dei più grossi ringraziamenti che potevo chiedere, perché la macchina deve piacere, principalmente, a chi, con enorme sacrificio, compie l’eroico gesto del trasporto”.

Il via vai al cantiere non si ferma. “L’armonia che si è creata tra tutti, ci ha permesso di lavorare con serenità, ognuno impegnato nel suo ruolo. Sarà forse la parte che, dopo il tre settembre, ci mancherà di più. Mi ci ha fatto riflettere Mirko Fiorillo che una sera mi ha detto quanto tutto questo gli mancherà un casino.

Sono però convinto che non verranno meno l’amicizia e l’affetto che, anzi, dureranno nel tempo. Giorno dopo giorno ho avuto modo di apprezzare le doti di ognuno e in particolare le capacità di Vincenzo Fiorillo che, oltre a essere un grande imprenditore, intelligente e impeccabile nell’organizzazione, è anche molto simpatico. C’è sempre tanta allegria – conclude – che rende ogni cosa più indimenticabile”.

Paola Pierdomenico


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