Gamboni-infissi-infissi-nov-2017

--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Minorenni denunciano violenza sessuale - Le motivazioni dell'assoluzione dei cinque ventenni - La parte civile: "Il pm faccia appello"

“Stuprate nel bosco? Non sono credibili”

Condividi la notizia:

L'avvocato di parte civile Alessandro Sola

L’avvocato di parte civile Alessandro Sola 

L'avvocato Paolo Angelo Sodani, difensore dei ragazzi insieme al collega Giandomenico Caiazza

L’avvocato Paolo Angelo Sodani, difensore dei ragazzi insieme al collega Giandomenico Caiazza 

Montefiascone – (s.m.) – Non si sono opposte. Non sono scappate. Non hanno gridato. E alle forze dell’ordine hanno fornito un racconto pieno di contraddizioni.

Per questi motivi il tribunale di Viterbo ha assolto i cinque ventenni di Acquapendente e Onano dall’accusa di aver stuprato due minorenni straniere. 

Il giudice Salvatore Fanti è categorico: la notte del 30 settembre 2012 non c’è stato nessuno stupro nel boschetto di Montefiascone. Né nelle altre due soste che la macchina ha fatto prima di accompagnare ad Acquapendente le ragazze, 17enni provenienti da Russia e Norvegia, in Italia per un costoso programma-studio che prevedeva un soggiorno di un anno. Ma durò molto meno.

La festa di compleanno in discoteca di un compagno di liceo finisce nel buio di quel boschetto. Con una deviazione di tre ore prima che le ragazze arrivino a casa, dalle famiglie che le ospitavano. 

Tanti rapporti sessuali, in quella macchina e fuori. Non una prova delle violenze, secondo il giudice, che ripercorre tutta la storia di Anna e Victoria (nomi di fantasia), dall’arrivo in Italia il 9 settembre 2012 al confronto in procura davanti al pm Fabrizio Tucci. Su quella notte, raccontano l’opposto: Anna dice di aver gridato. Victoria non ha sentito una parola. Ognuna delle due amiche è convinta che l’altra sia consenziente. Secondo Victoria, Anna addirittura lo conferma una volta arrivate a casa.

Anna è la stessa ragazza scappata dall’aula in lacrime quando ha capito che non le avevano creduto. Anna è rimasta quattro contro uno dentro quel boschetto, mentre Victoria dice di essere stata sbattuta sul cofano dell’auto e abusata solo da uno dei cinque, che le ha strappato i collant. Anna parla di rapporti di ogni tipo a turno con tutti i ragazzi, addirittura contemporaneamente. Si è abbandonata un po’ per lo shock, un po’ per la paura, ma non perché voleva; o almeno questo racconta. Per il giudice Fanti non regge. “Se così fosse veramente stato – si legge nelle motivazioni della sentenza – una volta alla periferia di Acquapendente, benché non in grado di orientarsi, avrebbe tentato di scappare anziché cambiare posto nell’auto sedendosi sul sedile anteriore”.

La Volkswagen Polo fa tre soste: dopo Montefiascone, prima di Acquapendente e alla periferia. Le ragazze raccontano di abusi dentro e fuori l’abitacolo. Perché ogni volta rientrano in macchina e non chiedono aiuto? Intercettate in procura, discutono di quella notte: Anna chiede a Victoria perché ha detto che era consenziente. Victoria “risponde che se l’avesse sentita sarebbe fuggita con lei”. Anna, allora, suggerisce di attribuire l’incomprensione alle difficoltà linguistiche perché “non sarebbe più potuta lei camminare per strada con la consapevolezza che tutti sapevano del suo consenso ai rapporti sessuali”. L’amica la provoca: “Quando li spingevo via hanno smesso con abbastanza facilità e sono andati verso di te, ma tu cosa hai fatto per cercare di farli smettere?”, si legge ancora sulla sentenza. Anna dice che era sotto shock. Che “dovevano dare una versione unica e così le avevano detto le forze dell’ordine”.

Il risultato è che il giudice non le ritiene credibili. Parla di “intrinseca inattendibilità”. Non c’è sangue in macchina. Le lesioni che ha riportato Anna “non valgono a contraddire rapporti sessuali consenzienti”. Due cacciatori vedono Victoria in effusioni con l’unico dei cinque ragazzi che accusa di violenza sessuale. E poi “la violazione delle modalità del permesso di uscire la sera, il mancato ritorno immediato a casa”, anche se la famiglia che la ospita chiama Anna al telefono. Inizialmente, hanno anche mentito su quello che era successo la sera prima, probabilmente per un solo motivo: “il conseguente rischio dell’immediato ritorno in patria, tenuto conto che il programma scolastico era molto dispendioso”. Il rischio di “non poter più ripetere in futuro analoghi programmi scolastici”.

“Una sentenza che non ci soddisfa per tanti motivi – afferma Alessandro Sola, l’avvocato di Anna -. Lei è felice che siano arrivate le motivazioni”. L’avvocato non sa se lo sarà altrettanto, dopo averle lette. Ci è voluto più di un anno per averle: al legale arrivano solo adesso, ma risultano depositate da fine aprile. A dodici mesi esatti dalla sentenza.

Ad Anna e Victoria resta l’unica strada dell’appello. Ma l’ultima parola è del pm. Che per i ragazzi aveva chiesto per due volte l’arresto: richiesta respinta. “Sto preparando un’istanza da presentare al magistrato – dichiara l’avvocato Sola -. Se deciderà di non fare appello dovrà risponderci e spiegarci i motivi che, teoricamente, potremmo impugnare in Cassazione. Uscendo dall’aula, dopo la sentenza, aveva accennato a un ricorso. Noi ci speriamo tanto”. 


Condividi la notizia:
31 agosto, 2015

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR