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Ronciglione - Nuova sentenza sfavorevole per un 73enne, già condannato a tre anni per incendio

Da dieci anni in guerra per un terreno

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Ronciglione

Ronciglione 

Ronciglione – Ancora una condanna.

I guai non finiscono mai per un 73enne di Ronciglione, da sempre in guerra con due fratelli che, nel 2005, hanno comprato un terreno in località Barco, nella campagna ronciglionese.

Giorni fa, la nuova pronuncia sfavorevole del tribunale di Viterbo, che ha condannato l’anziano a un mese di reclusione per invasione di terreni (anzi, invasione di terreno: sempre il solito, in località Barco).

All’apparenza niente di grave, se non fosse che sul 73enne pende una decina di procedimenti penali, qualcuno già arrivato a sentenza, come la condanna in primo grado a tre anni, ridotta in appello a un anno e mezzo, per aver incendiato il solito terreno e una per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sempre per il solito pezzo di terra, dove sarebbe entrato, uscito, andato a lavorare e a scaricare rifiuti a suo piacimento. Lui si è difeso attaccando e controdenunciando.

Per il suo avvocato Manuela Raso, l’ostinazione del suo cliente nasce da un legame affettivo: “Coltiva quel fondo da cinquant’anni, lo coltivava già suo padre e sarebbe stato addirittura concepito lì”. Oltre a questo, la convinzione di poter continuare in eterno a coltivare quel terreno perché, secondo lui, gravato da usi civici. Significa che l’anziano pensava di poter avere un diritto di godimento del terreno in quanto “pubblico”, facendosi forte di una sentenza del commissario per gli usi civici, ribaltata dalla Corte d’appello tre anni fa: il terreno non è gravato da usi civici. Possessori del fondo sono i due fratelli che lo hanno comprato dieci anni fa, come stabilito dai vari ricorsi al tribunale di Viterbo (almeno quattro i giudici civili pronunciatisi in merito). Ma il settantenne non ha mai mollato. E non molla neanche adesso, col ricorso in Cassazione contro la sentenza usi civici.

Per i due esasperati fratelli, una persecuzione iniziata con l’acquisto del terreno. Con la scusa degli usi civici, l’anziano piombava continuamente sul noccioleto a qualsiasi ora, scavava buche, si piazzava davanti ai due fratelli col trattore per impedirgli di lavorare. I carabinieri erano costretti ad andare a controllare quasi tutti i giorni. La tensione è sfociata persino in aggressioni fisiche. La madre dei due fratelli sarebbe finita più volte al pronto soccorso, mentre il 73enne si è inventato di essere stato colpito col decespugliatore dalla donna e da uno dei figli: lo hanno rinviato a giudizio per calunnia.

I due fratelli hanno presentato qualcosa come un centinaio di denunce, cui si sommano quelle di alcuni conoscenti, sempre a carico dell’anziano. Quelle per stalking, dal 2009 in poi, sono state tutte trasformate in reati minori, come l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni (in pratica, un tentativo di farsi giustizia da solo). Risultato: la vicenda è spezzettata in tanti piccoli processi, sintesi degli ultimi dieci anni. Una battaglia legale su tutti i fronti, iniziata nel civile, sconfinata nel penale e ben lontana dalla fine.


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27 settembre, 2015

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