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Festival degli Etruschi - Bene la conferenza sulla storia sconosciuta dell’universo femminile del tempo

Eredità e tracce della donna etrusca

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Festival degli etruschi

Festival degli etruschi

Festival degli Etruschi

Festival degli Etruschi 

Festival degli Etruschi

Festival degli Etruschi 

Festival degli Etruschi - Antonello Ricci

Festival degli Etruschi – Antonello Ricci 

Il Festival degli Etruschi - Una realizzazione di Rolando Di Gaetani

Il Festival degli Etruschi – Una realizzazione di Rolando Di Gaetani 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’immagine delle donne etrusche in un racconto a più voci.

Un narratore di comunità, Antonello Ricci, un archeologo, Flavio Castaldo, e una giornalista, si sono alternati nel corso dell’evento “La donna etrusca: eredità e tracce” a cura del Csc – Centro per gli studi criminologici di Viterbo e dello studio legale Pistilli Reho & Associati, nell’ambito del primo ‘Festival degli etruschi – I pirati della bellezza’ organizzato da Unitus, Caffeina e Tusciaweb.

Tre punti di vista a confronto per restituire alle donne etrusche il ruolo che hanno avuto nella loro società e per rappresentare quel grande universo femminile che, delle volte, la storiografia tende a omettere.

Una polifonia di voci che ha puntato a riconsegnarci le tracce della vita passata dei nostri antenati, con l’intento di risolvere quella “crisi della presenza”, di cui continuamente soffriamo, delle volte, troppo immemori delle nostre origini, e del nostro passato storico e culturale. In tal senso lo stesso Festival, pur nella sua prima edizione, è rito quindi momento di recupero di quella memoria condivisa che è alla base della formazione dell’identità di una comunità.

Attraverso il racconto dell’archeologo Flavio Castaldo, è stato possibile conoscere le donne dell’Etruria più profonda, che sono vissute nel territorio di Capua in Campania tra il VI e il V secolo avanti Cristo.

In particolare, Castaldo ha illustrato le imponenti risultanze emerse dagli scavi della città etrusca di Suessola, fatti da Marcello Spinelli intorno al 1920: 2660 oggetti tutti donati al Museo Nazionale di Napoli nel 1954. I reperti della cittadina etrusca ci mostrano delle donne diverse dalle nostre antenate della Tuscia, maggiormente influenzate dalle popolazioni confinanti, sono più assoggettate al comando maschile, tanto che nei banchetti di Suessola le donne erano sedute e non distese a fianco al marito, come si vede invece nelle raffigurazioni delle tombe del territorio viterbese.

La narrazione di Antonello Ricci ha puntato ad incrociare lo sguardo etno-antropologico con quello storico. Lo scopo del racconto di Ricci è di nuovo quello di indagare la persistenza di certe “cartografie”/mitologie per illuminare pulsioni, paure, desideri, aspirazioni, traumi dei popoli che “guardano” e raccontano storie, prima e ben più che dei popoli “guardati” e raccontati.

Guardare agli etruschi, nell’ottica del narratore di comunità significa guardare a noi stessi. Le suggestioni offerte dal territorio, che si presenta come trama tessuta nei secoli, valgono per noi contemporanei ma sono state esplorate anche da chi ha raccontato la storia di questo grande popolo.

Interessante in particolare la narrazione degli etruschi attraverso la scrittura di viaggio femminile. Marianna Dionigi archeologa e pittrice di paesaggi, ma anche Elisabeth Hamilton-Gray, autrice del libro “Tour to the Sepulchres of Etruria in 1839” hanno dato un’immagine del mondo etrusco di rara bellezza, testimonianza di uno sguardo femminile di cui spesso è stata assente la storia.

In chiusura di conferenza si sono voluti mettere a sistema gli argomenti della giornata, approfondendo il ruolo dell’immagine nella trasmissione della cultura. Ciò che resta del mondo etrusco – in assenza di fonti scritte – è inevitabilmente frutto di una elaborazione voluta dagli uomini. Le immagini che conosciamo dei banchetti in cui donne e uomini partecipavano verosimilmente in una condizione di parità non sono delle istantanee rubate.

Al contrario, sono la rappresentazione di un messaggio “politico”. Ogni popolo ha usato le forme artistiche per rappresentarsi, verso l’interno, nei confronti della comunità di appartenenza, e verso l’esterno, per dare dimostrazione del loro fasto e della loro potenza.

In quest’ottica le figure femminili diventano strumentali e veicolo di un messaggio strutturato che punta a rappresentare e creare una forte identità di gruppo: ad esempio Etruschi in contrapposizione a Greci. Le donne etrusche erano veramente così emancipate? Molto probabilmente no, erano quelle che restavano a casa quando gli uomini partivano per i commerci e per la guerra; sostituivano i maschi in loro assenza, un po’ come le donne nelle fabbriche nelle guerre del ‘900.

Nella narrazione della storia dei protagonisti cosiddetti “minori”, come lo sono state le donne per molto tempo, la storiografia si è spesso limitata ad una prospettiva unica, coincidente con quella maschile dominante. Si è parlato per questo di una “mascolinità delle regole implicite nel discorso storiografico”. E dove ci fosse pure stato posto per caratteri femminili, si trattava pur sempre di una visione di parte, maschile, di una “donna vista dagli uomini” e tutti i discorsi sulle donne, sia storici che antropologici o sociali, partivano dagli uomini.

Roberta de Vito
Csc – Centro per gli studi criminologici


Il Festival degli Etruschi

Main sponsor: Saggini costruzioni, Enerpetroli, Banca di Viterbo, Ance, associazione nazionale costruttori edili.
Sponsor: Il mercatino, Hotel Salus Terme, Unindustria, Cna di Viterbo e Civitavecchia, Esklusiva, Terme dei papi.
Sponsor tecnici: Historia EditoreMyprint, Majakovskij, Mp comunicazione, Febbre a 90, Ars libris.

Il festival è patrocinato dalla Sovrintendenza archeologica del Lazio e dell’Etruria meridionale, città di Viterbo, comune di Tarquinia e Sodalizio dei facchini di santa Rosa.

Promotori dell’iniziativa sono Università della Tuscia, Tusciaweb, Caffeina e Piattaforma 2.0

 


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15 settembre, 2015

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