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Viterbo - Sarà nuova perizia sulle cause del decesso

Ex brigatista muore in carcere, due medici a processo

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Luigi Fallico

Luigi Fallico

Il carcere Mammagialla

Il carcere Mammagialla 

Viterbo – (s.m.) – Un infarto lo stronca in carcere il 23 maggio di quattro anni fa. Quando gli agenti della penitenziaria lo trovano accasciato in cella, per Luigi Fallico è già troppo tardi.

Della morte dell’ex brigatista rinchiuso a Mammagialla fino al suo ultimo giorno di vita, rispondono due medici del penitenziario viterbese.

Il processo per omicidio colposo è iniziato ieri mattina, al tribunale di Viterbo.

Infarto la causa del decesso di Fallico, secondo il medico legale Alessandro Pinnavaia che esegue l’autopsia.

Solo più tardi, dopo la denuncia delle sorelle dell’ex brigatista, la procura iscrive nel registro degli indagati i due dottori, in servizio al carcere Mammagialla.

Fallico aspettava in cella il processo per banda armata finalizzata all’associazione sovversiva nell’ambito dell’inchiesta sulle Nuove Brigate Rosse. Arrestato l’11 giugno 2009 e assegnato al carcere di Catanzaro, il 14 settembre 2010 era stato trasferito a Viterbo perché il suo processo a suo carico si stava celebrando davanti alla Corte d’Assise di Roma.

Il suo quadro clinico, secondo i familiari costituiti parte civile e gli inquirenti, sarebbe stato sottovalutato: 59enne, iperteso e fumatore, Fallico aveva cominciato ad avere forti dolori al petto cinque giorni prima di morire. Il 19 maggio 2011 è a Roma per il processo in Corte d’Assise: torna in carcere e va in infermeria, dove gli danno solo un farmaco dilatatore delle coronarie. Per il pm Stefano D’Arma, doveva essere trasferito in ospedale per esami più approfonditi. Esami che i due medici del carcere non ritennero di dover svolgere.

Sulle cause della morte, il tribunale ha autorizzato una nuova perizia, come richiesto dall’avvocato Roberto Massatani e dal collega Giorgio Natoli, difensori dei due medici. Teoricamente, il perito del tribunale stenderà la nuova perizia in base alle carte e alla documentazione sanitaria. Non è escluso che potrebbe anche valutare la riesumazione della salma per una nuova autopsia. Una scelta che, in genere, è l’extrema ratio, solo quando un ulteriore accertamento si impone come strettamente necessario.

A marzo parleranno i primi testimoni.


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17 settembre, 2015

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