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Festival degli etruschi - Roberto Bellucci, artigiano che realizza buccheri al tornio, racconta la sua passione

“Sono il guardiano etrusco della città Bisenzio”

di Pippi

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Il Festival degli Etruschi - Il ceramista Roberto Bellucci mentre realizza un bucchero

Il Festival degli Etruschi – Il ceramista Roberto Bellucci mentre realizza un bucchero 

Il Festival degli Etruschi - Il ceramista Roberto Bellucci mentre realizza un bucchero

Il Festival degli Etruschi – Il ceramista Roberto Bellucci mentre realizza un bucchero 

Il Festival degli Etruschi

Il Festival degli Etruschi

Capodimonte – “Sono il guardiano etrusco della città Bisenzio”.

Dice di essere etrusco perché con la tecnologia e il mondo moderno ha poco a che fare. In tutto quello che fa, preferisce usare le mani, sentire la terra tra le dita e vedere finito il prodotto nato dal suo lavoro.

Una passione più che una fatica che Roberto Bellucci, vasaio da più di trenta anni, porta avanti nel suo laboratorio a un chilometro da Capodimonte, sulla strada che porta a Valentano.

Passa le giornate a modellare l’argilla da cui, poi, nascono vasi, brocche e buccheri che vende con l’unico scopo di riscoprire un popolo per lui affascinante. E ha messo a disposizione la sua arte partecipando al Festival degli Etruschi, dove, in molti lo hanno seguito con sguardi attenti.

“Faccio il vasaio – racconta Bellucci – e amo riprodurre le opere etrusche, esclusivamente di Bisenzio. Preferisco dedicarmi ai buccheri, ossia la ceramica nera usata dal X secolo a.C. all’VIII secolo, che è il periodo villanoviano classico, quello che mi ispira di più perché si tratta di opere fatte a mano e non con il tornio. In questo modo, la persona che le realizza ci lascia dentro il suo spirito”.

Ogni opera nasce, dunque, dalla passione. “Prendo l’argilla o nelle fosse a Bisenzio o a Deruta in provincia di Perugia e non trovo difficoltà nel lavorarla, perché mi trasmette un senso di calma fuori dal normale. Nel momento in cui ce l’hai tra le mani, per me, è impossibile essere arrabbiato, depresso o imbestialito. Libero la fantasia e tutto viene naturale”.

Un procedimento lungo che richiede dedizione e concentrazione. “Una volta fatta la forma del vaso dal blocco di argilla, la stacco e la lascio indurire per un giorno, così si lavora meglio e non frana. Poi la lucido con una pietra e la porto a cuocere. Infine, ci metto della terra per dare l’effetto di invecchiamento che dà una parvenza di vero.

Posso attaccarci anche dei plastici come un ariete, una persona o un qualsiasi tipo di animale. Oppure inserisco delle figure, apparse nei vasi dal VI secolo o i graffiti. Per vederli finiti ci vuole un giorno. Poi tutto dipende dalla grandezza e dai dettagli che ci si vogliono mettere”.

Ampio il repertorio delle opere realizzate. “Non solo vasi di tutte le misure, ma anche bicchieri e piatti, che possono essere usati, poi le bottiglie e le brocche”.

Pezzi che porta in giro per la provincia e non solo. “Spesso mi sposto nella Tuscia, oppure in Toscana e a Perugia. Tutte zone in cui vanno a ruba i trilobati, vasi a collo d’oca, le lumachine, i porta profumi a forma di testine umane e gli askos sia a forma di oca che mucca e che venivano usati in tavola, come brocche, per il vino.

Col mio lavoro, volevo far conoscere le radici del paese e, in particolare, della città di Bisenzio, che è bellissima, ma abbandonata a sé stessa. Nel mio piccolo, dunque, voglio farla rivivere e farle una bella pubblicità, perché si tratta di un patrimonio sprecato e di posti ancora troppo sconosciuti. Mi sento un guardiano della città di Bisenzio e quando vado sul monte, per me, è il massimo”.

Bellucci sente di appartenere al passato. “Sono rimasto proprio etrusco, nel senso che di tecnologico non ho nulla, se non il telefonino. Gestisco l’attività da solo e mi piace quello che faccio, visto che sono uno dei pochi. Ho visto opere di Tarquinia o Vulci che vengono esposte nelle bancarelle, ma che sembrano riproduzioni seriali perché sono tutte uguali e della stessa misura. Il mio stile di lavoro è diverso. Una persona deve viverle certe cose per poter capire la loro bellezza.

Del resto, gli Etruschi hanno scelto solo posti belli per insediarsi: Bisenzio, Vulci, Tarquinia e Vetulonia. Tutti in alto per avere una visione completa del mondo da scoprire. Ogni paese della nostra provincia ha la sua città etrusca e ognuna con la sua particolare caratteristica nella realizzazione delle opere. Hanno dato grande importanza alle donne, che avevano la possibilità di intervenire nelle conversazioni o nelle votazioni e sono ricchi di insegamenti. C’è tanto da capire e scoprire, basta volerlo e saper sfruttare tutte le iniziative che vengono organizzate in questo ambito. L’attenzione su questa parte della nostra storia deve restare sempre alta”.

Pippi


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27 settembre, 2015

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