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Incidente probatorio sulla morte del piccolo Leo

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Il piccolo Leonardo Sonno [4]

Il piccolo Leonardo Sonno 

Il piccolo Leonardo Sonno [5]

Il piccolo Leonardo Sonno 

Il babbo Filippo e la mamma Valentina col piccolo Leonardo Sonno [6]

Il babbo Filippo e la mamma Valentina col piccolo Leonardo Sonno 

Pescia Romana – Una perizia sulla morte del piccolo Leo.

A disporla, il gip del tribunale di Civitavecchia Paola Petti, per far luce sul caso del bimbo di 3 anni e mezzo morto per meningite batterica.

La procura ha iscritto due medici nel registro degli indagati: Alberto Falesiedi e Simone Bosi, i dottori che visitano il piccolo Leonardo Sonno la sera del 21 marzo 2014, quando il bambino arriva all’ospedale di Tarquinia con la febbre altissima. Lo rimandano a casa con antibiotico e tachipirina, ma quando si svegliano nel cuore della notte per vedere come sta, i genitori lo trovano morto. 

Da lì, il calvario e le indagini, di cui la procura chiede l’archiviazione, tra le resistenze dei genitori del piccolo. Il gip li ascolta e dispone l’incidente probatorio: a metà ottobre sarà affidato l’incarico ai medici che dovranno ricostruire precisamente le cause della morte di Leo. Obiettivo dell’accertamento, capire se il bambino poteva salvarsi e se una condotta diversa dei medici avrebbe fatto la differenza.

Per ora, la consulenza del medico legale della procura sembra escluderlo del tutto: “Il bimbo sarebbe morto anche se ricoverato”, ha scritto nella sua relazione il dottor Cipolloni, incaricato dal pm Bianca Maria Cotronei di verificare le cause del decesso. Cipolloni lo attribuisce a una meningite batterica fulminante: la sindrome di Waterhouse – Friderichsen, un’infezione rara e pericolosa proprio per la rapidità con cui si propaga con conseguenze mortali.

In pratica, non si poteva fare niente per Leonardo. Lo sostiene il consulente della procura e lo sostengono le difese dei due medici indagati per omicidio colposo, gli avvocati Giuseppe Mariottini e Barbara Grillo, secondo i quali la letteratura medica parla chiaro: non ci sono sintomi e non c’è cura alla sindrome che ha spezzato la piccola vita di Leonardo. 

Il tribunale ha deciso di procedere con l’incidente probatorio per non lasciare nulla di intentato. I periti che il tribunale incaricherà potrebbero forse dare una risposta anche entro l’anno alle tante domande dei genitori sulla morte di Leo.


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