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Santa Rosa 2015 - Viterbo - Lorenzo Celestini ricorda il padre - La sua figura sempre presente sotto la macchina e tra i facchini

“Nello si sarà spellato le mani”

di Paola Pierdomenico
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Macchina di santa Rosa - Lorenzo Celestini

Macchina di santa Rosa – Lorenzo Celestini

Macchina di santa Rosa - Lorenzo Celestini commosso al raduno dei facchini

Macchina di santa Rosa – Lorenzo Celestini commosso al raduno dei facchini 

Santa Rosa - IL presidente del Sodalizio Massimo Mecarini

Santa Rosa – IL presidente del Sodalizio Massimo Mecarini

Santa Rosa - Il capofacchino Sandro Rossi

Santa Rosa – Il capofacchino Sandro Rossi

Santa Rosa - Il capofacchino Sandro Rossi

Santa Rosa – Il capofacchino Sandro Rossi

Santa Rosa - Lorenzo Celestini

Santa Rosa – Lorenzo Celestini

Santa Rosa - IL presidente del Sodalizio Massimo Mecarini

Santa Rosa – Il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini

Viterbo – “Mio padre si sarà spellato le mani” (gallery1slide – gallery2slide).

In qualche modo, la sera del 3, Nello Celestini non ha fatto mancare la sua presenza. Gli occhi del figlio Lorenzo, sul percorso con la fascia di capofacchino, lo hanno fatto rivivere nella mente di chi stava sotto Gloria.

Lorenzo ha seguito l’intera giornata indossando la fascia del Sodalizio. Ha esortato i facchini al raduno, li ha guidati al giro delle sette chiese, con Rossi e Mecarini, e li ha seguiti durante il trasporto.

Ha vissuto la macchina come solo un viterbese vero può fare. Con l’anima e la testa, che a volte, volava lassù.

“E’ un grosso battesimo – ha detto Celestini a piazza del Comune, commentando la prima parte del trasporto -, i facchini la stanno portando in gloria come è giusto che sia. E’ una grande opera dell’ideatore e del costruttore e l’ho detto anche ad Ascenzi che, per me, è un bellissimo vestito da sposa che cammina con eleganza. Mio padre si starà spellando le mani e da lassù l’apprezzerà sicuramente”.

E quell’atteggiamento fermo e deciso di Nello, i viterbesi di oggi lo hanno riassaporato, nel vedere Sandro Rossi. Carattere forte unito a quegli occhi che la sera del 3 sono quasi sempre lucidi.

“E’ andata bene – dice Rossi – siamo andati un po’ lunghi coi tempi, perché ci sono state delle iniziative legate alla macchina che abbiamo dovuto e voluto fare e che ci hanno fatto partire in ritardo. La sera era anche calda e i facchini sudavano per cui è stato necessario farli reidratare spesso.

Le difficoltà sono sorte al Corso, perché il primo tratto è stato fatto a passo veloce per far sì che la macchina non si fermasse sulle spalle dei ragazzi e che non avessero il peso addosso che li potesse affaticare eccessivamente.

Poi c’erano punti in cui la macchina era a cinque centimetri dalle grondaie e abbiamo dovuto fare delle manovre all’interno del percorso per non camminare al centro, spostandoci sulla destra. La base a volte era a una distanza millimetrica dal muro. Abbiamo lavorato di precisione, studiando i dettagli fino alle 2 della sera prima del trasporto. Con l’architetto abbiamo preso ogni misura, ci piace fare le cose per bene ed è il risultato di una squadra forte e delle guide che ho intorno. Sono contento”.

A sostenerlo in questa impresa un solo uomo. “Beh – e si ferma – ho pensato a Nello a cui abbiamo dedicato la girata e il trasporto. Tutto quello che si vede e che trapela da questo Sodalizio, non sono altro che i suoi insegnamenti e quello che abbiamo provato a carpirgli, anche nei momenti in cui ci gridava dietro – racconta con il sorriso sulla faccia -. A volte, infatti, se ci comportavamo male, ce ne diceva di tutti i colori. Però, oggi, grazie al suo impegno e ai suoi valori, stiamo raccogliendo i frutti di quello che ci ha lasciato.

Dobbiamo trasmettere ai giovani in formazione quello che abbiamo imparato per mantenere viva questa nostra bella tradizione.

Col Sodalizio, le altre associazioni e le istituzioni lavoreremo per l’unità della città, affinché possa decollare perché se lo merita e perché possa dare un futuro ai nostri figli”.

Una forza, la sua, capace di caricare non solo i facchini, ma un’intera popolazione attenta ad assistere al passaggio della macchina. “La forza me la danno i facchini negli incontri che facciamo. Vedo come ascoltano con attenzione quando parliamo sia io che il presidente Mecarini.

Si nutrono degli insegnamenti che hanno trasmesso a noi e che noi vogliamo dare a loro. Questo ci dà il coraggio di andare avanti. Affrontare il percorso con la macchina dà sempre preoccupazione perché, anche se lo faccio da diversi anni, bisogna ogni volta caricare sé stessi, prima di farlo con gli altri.

Mi aiuta la fede che fin da bambino ho avuto per santa Rosa e che è necessaria per ogni facchino per arrivare a portare la macchina. Una strada lunga, impervia e faticosa per cui bisogna attaccarsi e tenere al Sodalizio per portare avanti tante iniziative, anche togliendo tempo alla famiglia e ai figli. E’ un sacrificio che chiede questa città e noi siamo pronti a farlo”.

Nel suo cuore sempre e solo il bene di Viterbo. “Speriamo che le cose cambino e che si vada verso una nuova direzione. Diamo la nostra disponibilità completa affinché la città cresca, perché ce lo meritiamo tutti. Speriamo che, chi ci ascolta, sia del nostro stesso sentimento. Fino a ieri non era così, vediamo, ora, di provare tutti la stessa cosa”.

E ha fatto tesoro degli insegnamenti di Nello anche il presidente del Sodalizio Massimo Mecarini. Una presenza quella sera silenziosa, ma in grado di parlare anche solo con lo sguardo.

“Avevamo bisogno di arrivare alla fine della salita con una grande carica per poi lasciarla sprigionare con l’abbraccio della città, con cui siamo una cosa sola. Il segreto della nostra unità è il cuore che mettiamo in qualsiasi cosa facciamo. Così è tutto più facile”.

Paola Pierdomenico

 


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5 settembre, 2015

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