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Festival degli Etruschi - Viterbo - 11/13 settembre - Il convegno sabato 12 settembre alle 18,30 nella sala regia

Quelle donne etrusche così moderne e libere…

di Massimo Pistilli

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Museo nazionale etrusco - La sezione dedicata agli scavi di Acquarossa

Museo nazionale etrusco – La sezione dedicata agli scavi di Acquarossa 

Museo nazionale etrusco - La sezione dedicata agli scavi di Acquarossa

Museo nazionale etrusco – La sezione dedicata agli scavi di Acquarossa 

Il Museo nazionale Etrusco alla rocca Albornoz

Il Museo nazionale Etrusco alla rocca Albornoz 

Tarquinia - Etruschi - La tomba dei leopardi

Tarquinia – Etruschi – La tomba dei leopardi 

Viterbo – Il Festival degli etruschi, la donna etrusca e i tempi i cui viviamo.

Da qualche anno ormai, si fa un gran parlare di vocazione culturale, turistica, termale e altro ancora della città di Viterbo e della Tuscia; non che questo significhi che ci sia una visione del futuro, che sia, perciò, anche strategia di sviluppo.

Tanto che ai rimpianti dei tempi passati – la ferrovia, l’autostrada, il centro storico abbandonato, il termalismo mai neppure cominciato, una rete dei valori della provincia Tuscia nemmeno progettata – si accompagna l’inane vivere alla giornata attuale: se banda larga sarà, lo sarà perché inevitabilmente accade – non perché vi sia un progetto – e stiamo parlando della autostrada del futuro.

E ciò accade, anche, perché non c’è consapevolezza del territorio, che significa anche consapevolezza profonda delle sue radici più originarie. Quando manca una visione del futuro è perché non c’è più memoria delle origini: non a caso le muse erano figlie della memoria, a proposito di cultura…

In tutto questo quasi non sorprende nemmeno più che sia un giornale – moderno, online, che si è fatto da solo fino a divenire un benchmark di questa terra – a organizzare, ma prima a pensare, un anno degli etruschi; non a caso ancora insieme a Caffeina, l’unica realtà – in senso letterale – culturale che quando non vede il futuro in proprio, sa almeno riconoscere chi altro lo stia scrutando.

Dovrebbe sorprendere però perché, assai più del termalismo, del medioevo, perfino del papato, gli etruschi sono l’origine, il luogo – inteso come “topos”, e cioè “luogo ideale” – dove tutto ha il proprio inizio. Quello che dura, almeno. Non a caso, scriveva il filosofo Martin Heidegger, “la provenienza resta sempre Futuro”. A parte il fatto – prosaicissimo, invero – che gli etruschi sono anche la risorsa culturale più rilevante, conosciuta ed esportata di questa terra.

Tarquinia, San Giovenale, San Giuliano – il Marturanum -, Tuscania, Vulsinea e Bisenti, Norchia, Castel d’Asso, enumero solo le prime necropoli che mi vengono in mente; e poi le collezioni di palazzo Vitelleschi a Tarquinia, della Rocca di Viterbo, di Vulci, le tre più importanti, oltre alle infinite tracce, conservate nei musei cittadini più piccoli.

Ma non solo. Le più importanti collezioni etrusche all’estero sono costituite in gran parte da reperti – e cioè tracce divenute memoria – che dalla Tuscia provengono: al Louvre a Parigi, all’Ermitage a San Pietroburgo e perfino al British museum di Londa – sia pur in misura un poco minore – le collezioni etrusche sono costituite dal pezzi che lì sono giunti provenendo dalle radici profonde della nostra terra di Tuscia.

Abbiamo esportato la nostra origine. Ecco, questo è ciò che è accaduto. Eppure, che a questa origine sia dedicato un anno – un pezzo di tempo, anche simbolico -, un festival, ha dovuto pensare un giornale, Tusciaweb, e la solita fondazione Caffeinavisionaria.

E allora, insieme ai colleghi del nostro studio – gli avvocati Stefania Reho, Jessica Greco, Riccardo Catini e Maria Rosaria Russo – e assieme pure agli immancabili amici del centro studi crimonologici e sociali – Marcello Cevoli e la dottoressa Rita Giorgi che coordina il comitato scientifico – ci è venuta voglia di partecipare.

E ci è venuta anche un’idea, ancor prima, per la verità: andare a vedere, a ritrovare la modernità degli etruschi; moderni perché erano vicini al presente assai più di altre epoche, che pur sono più prossime cronologicamente. Assai spesso, superficialmente, si crede che il progresso sia una linea retta. Ecco, questo, semplicemente, non è vero.

Dal punto di vista sociale, della libertà degli individui di autodeterminare la propria vita e soprattutto il proprio pensiero, le società antiche, classiche, sono state assai più simili all’epoca moderna post illuministica di quanto non fossero le società del medioevo o dell’Islam, che pure sono fari di civiltà sotto altri aspetti.

Perché quell’epoca classica era proiettata verso il mondo – il loro kosmos – che aveva voglia di vivere tuffandosi dentro ogni giorno, convinta che quel futuro non sarebbe terminato neppure con la morte; e di qui la celebrazione della morte come cancello che dischiude una vita “altra”.

E forse proprio per questo quell’epoca è divenuta “classica”, appunto. Il medioevo, da questo punto di vista, simboleggia quasi un ripiegamento nell’interiorità; basti pensare alle case mediorientali con le finestre verso il giardino interno o alla mitologia della clausura.

Questa prospettiva vogliamo lumeggiare con il convegno “La donna etrusca: eredità e tracce” che organizzeremo sabato 12 settembre, alle 18,30, presso la sala regia del comune di Viterbo. Tutti insieme, noi dello studio legale Pistilli, Reho & associati, il centro studi criminologici e sociali, Tusciaweb e Caffeina vogliamo ricordare e riflettere sulla modernità e l’alterità di questo popolo precursore del mondo classico, cominciando dal ruolo, la funzione, ma prima ancora la vita femminile, il vivere donna in quel mondo principiale.

Al di là della riflessione sul genere, vogliamo provare a far divenire “L’anno degli etruschi – I pirati delle bellezza” un spunto per esser fieri del luogo ideale da dove veniamo e per comprendere che era un luogo di visioni meno ristrette di quelle che spesso soffriamo oggi.

Antonello Ricci, sabato, proverà a narrarci queste suggestioni. Preceduto da una lectio di Flavio Castaldo, archeologo partenopeo, sull’iconografia femminile, e seguito intervento conclusivo di Roberta De Vito.

Massimo Pistilli


Il Festival degli Etruschi – I pirati della bellezza si svolgerà a Viterbo in piazza del Plebiscito dall’11 al 13 settembre nell’ambito dell’Anno degli Etruschi.

Il festival è patrocinato dalla Sovrintendenza archeologica del Lazio e dell’Etruria meridionale, città di Viterbo, comune di Tarquinia e Sodalizio dei facchini di santa Rosa.

Promotori dell’iniziativa sono Università della Tuscia, Tusciaweb, Caffeina e Piattaforma 2.0

Main sponsor: Saggini costruzioni, Enerpetroli, Banca di Viterbo, Ance, associazione nazionale costruttori edili. Sponsor: Il mercatino, Hotel Salus Terme, Unindustria, Cna, Esklusiva, Terme dei papi. Sponsor tecnici: Myprint, Majakovskij, Mp comunicazione, Febbre a 90, Ars libris.

– Festival degli Etruschi – Cliccami per leggere e/o stampare il programma

 

 


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7 settembre, 2015

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