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Viterbo - Corruzione Asl - La versione dell'imputata Patrizia Sanna, accusata di aver preso tangenti per sei anni

“Così si strappa la vita alle persone…”

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La cittadella della salute, sede della Asl

La cittadella della salute, sede della Asl di Viterbo

Alfredo Moscaroli

Alfredo Moscaroli 

Il collegio dei giudici: presidente Maurizio Pacioni, a latere Eugenio Turco e Filippo Nisi

Il collegio dei giudici: presidente Maurizio Pacioni, a latere Eugenio Turco e Filippo Nisi 

Viterbo – (s.m.) – A cinque anni dall’arresto parla lei, Patrizia Sanna.
L’ex dirigente del servizio informatico alle Asl di Rieti e Roma H si difende dall’accusa di aver preso tangenti per sei anni.

Udienze fa, non ha voluto rispondere alle domande dei pm: preferisce seguire un suo filo logico, fatto di carte e di tanta vita che se n’è andata con quell’inchiesta.

Seduta davanti ai giudici, ha un nodo in gola che non si scioglie mai. La sua voce si incrina, ma non si spezza: la commozione non le impedisce di parlare. “Sono stata arrestata dopo lunghe e meticolose indagini, intercettazioni. Le mie frequentazioni, i miei averi, i miei conti setacciati per mesi. E alla fine? Niente. Non una prova a mio carico, a parte le dichiarazioni di Alfredo Moscaroli”. 

Moscaroli era il presidente del cda della Isa, l’azienda informatica viterbese destinataria di commesse milionarie prima dalla sola Asl di Viterbo, poi anche dalle aziende sanitarie di Rieti e Roma H. Affari triplicati con le convenzioni, accordi tra asl che avevano a oggetto l’affidamento degli appalti informatici. Lavori che andavano tutti alla Isa, in cambio di tangenti a Sanna e all’ex direttore generale della Asl di Roma H Luciano Mingiacchi. Ma quando Moscaroli viene arrestato, nel dicembre 2009, nella maxi inchiesta sugli appalti truccati alla Asl, il giocattolo si rompe e l’allora patron della Isa crolla: il suo memoriale in cui svela le tangenti pagate dagli anni Novanta per lavorare con la pubblica amministrazione diventa la prova regina dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci e apre un filone tutto nuovo in “sanitopoli”. Il filone Sanna, Mingiacchi, Perugini, imputati al processo che doveva chiudersi ieri e il cui epilogo slitta a novembre.

Moscaroli (tuttora a giudizio al maxiprocesso Asl da 29 imputati) viene arrestato prima del Natale 2009. Sanna nell’estate 2010, Mingiacchi a settembre dello stesso anno.

Le Asl di Rieti, Roma H e Viterbo, parti civili al processo, affondano con richieste di risarcimento a cinque e sei zeri: Roma H vuole un milione di euro, 500mila Viterbo, 533mila Rieti, che ricorda anche la condanna in primo grado di Sanna a pagare quasi 900mila euro dalla Corte dei conti per la sua falsa laurea.

Per Sanna e Mingiacchi, la pubblica accusa chiede la condanna a quattro anni e la confisca di 360mila euro – l’equivalente delle tangenti contestate -, mentre il socio Isa Perugini, per gli inquirenti, va assolto per insufficienza di prove. Quelle stesse prove che Sanna ritiene manchino anche per lei. Come l’intercettazione in carcere con la figlia, una prova finta, a suo dire: “Ci sono i soldi del conto della Asl nel cassettone… di corsa però”. Soldi. Conto. Asl. Parole fin troppo evocative per i magistrati, ma non per lei: “Era il conto sul quale la Asl versava i miei stipendi. A mia figlia chiedevo di pagare la bolletta della luce, cosa a cui avevo sempre pensato io, ma per quattro mesi sono rimasta in carcere lasciandola sola. Non ho un marito e non ho un convivente. Ho sempre vissuto da sola e mantenuto mia figlia da sola, ma in quel momento era lei che rimaneva sola”.

Pezzi di vita che entrano in un’aula di tribunale, per un’inchiesta penetrata in profondità nel suo vissuto. “Oggi sono qui, ma nei cinque anni successivi al mio arresto non potevo nemmeno uscire di casa – continua Sanna -. Così si strappa la vita alle persone. Ho perso amici e affetti, subìto una gogna mediatica pesante. Alla fine, non c’è neanche un’intercettazione che mi riguarda, né una delibera firmata da me. Il mio scopo, in fondo, era fare quello per cui ero pagata: sentire il rumore dei server che funzionavano dalla mattina alla sera. Questo sapevo fare. Questo ho fatto”.

 


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21 ottobre, 2015

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