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Viterbo - Chiusa la nuova inchiesta sull'ex direttore generale - La difesa: "Aggressività inusuale"

Indagati Gigli, la convivente e due funzionarie Ater

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Ugo Gigli e il suo avvocato Enrico Valentini

Ugo Gigli e il suo avvocato Enrico Valentini 

Viterbo – Truffa, abuso d’ufficio, falso.

L’ennesimo avviso di conclusione delle indagini arriva in casa Gigli. Non solo a suo nome.

Oltre all’ex numero uno dell’Ater viterbese, nel registro degli indagati del pm Renzo Petroselli finiscono a vario titolo due funzionarie Ater già sotto inchiesta, Simona Laureti e Antonella Zei, e la convivente dell’ex direttore generale Lina Parsi. 

Otto capi di imputazione. Il nome di Ugo Gigli figura in tutti e per le ipotesi più varie.

Dal finto diritto di prelazione della convivente di Gigli su un immobile dell’Ater ai compensi attribuiti a se stesso e ad alcuni dipendenti per 925mila euro in quattro anni, cui vanno aggiunte retribuzioni extra e incentivi senza requisiti. Dall’ingegnere vincitore di concorso, costretto a dimettersi, ai lavori di manutenzione affidati a discrezione dell’ex direttore generale per un milione e mezzo di euro in cinque anni.

C’è addirittura una contestazione sulla domanda del porto d’armi, in cui Gigli si sarebbe presentato come direttore generale e socio corresponsabile di una concessionaria nella quale, in realtà, non avrebbe rivestito alcuna carica. 

La funzionaria Antonella Zei lo avrebbe aiutato,  falsificando atti, a rimanere al suo posto di direttore generale per più tempo del dovuto. L’altra funzionaria Simona Laureti a modificare all’Inps la sua situazione lavorativa, garantendo a Gigli contributi e un trattamento di fine rapporto maggiorato, a spese dell’Ater.

Il processo a Gigli, rinviato a giudizio dopo la guerra contro l’ex dipendente Ater Angela Birindelli, inizierà a novembre. Ma nel frattempo, oltre alla maxi inchiesta fresca di chiusura da almeno quattro faldoni, sull’ex direttore generale dell’ente di via Garbini pende anche un’altra richiesta di rinvio a giudizio per usurpazione di funzioni pubbliche e tentato peculato. Uno stillicidio di procedimenti in due anni che aveva già fatto parlare la difesa di “accanimento terapeutico penale”.

“A Gigli è stato contestato di tutto, manca solo il peccato originale – dichiara il suo avvocato Enrico Valentini, che assiste Gigli insieme al collega Pierfrancesco Bruno -. Prima della fine dell’anno, e cioè prima che il pm titolare del fascicolo lasci l’incarico per sopraggiunti limiti di età, sono sicuro che ci aspetta anche dell’altro. Ho fatto richiesta di copia degli atti: la mole è esorbitante. Vedremo se ci sarà il tempo di consultare tutto e chiedere un interrogatorio: Gigli non esclude di presentarsi di nuovo davanti al pm. Quel che è certo è che l’aggressività nei suoi confronti è davvero inusuale”.


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28 ottobre, 2015

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