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Festival degli etruschi - Marco Guglielmi, "magister monetae", racconta la sua attività di zecchiere che mette a disposizione delle giovani generazioni

“Scherzando mi chiamano il Cellini viterbese…”

di Pippi
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Lo zecchiere Marco Guglielmi all'opera

Lo zecchiere Marco Guglielmi all’opera

Lo zecchiere Marco Guglielmi all'opera

Lo zecchiere Marco Guglielmi all’opera

Viterbo – Conia monete da anni, tanto che, ormai, gli amici lo definiscono scherzosamente il Cellini viterbese.

Una passione che nasce da piccolissimo quando il nonno materno gli ha regalato la prima collezione che ha poi ampliato, facendone un lavoro.

In città, lo conoscono come “Magister monetae” e lui, Marco Guglielmi, 54 anni, scultore, incisore e perito esperto numismatico, porta avanti la sua attività con un particolare occhio di riguardo per i giovani.

Spera che, proprio loro, possano raccogliere il suo testimone per non disperdere quanto fatto finora in questo campo.

Quando inizia la sua passione per le monete e la storia?
“Mi è stata tramandata dal nonno materno – dice -, quando mi ha regalato la sua collezione che poi ho ampliato e approfondito. Oggi, mi fa immensamente piacere aver portato avanti questo imput, creando un allestimento museale rivolto in particolare alle scolaresche e ai più giovani che mi ricordano la mia infanzia. Per loro, quando partecipo alle manifestazioni, come ho fatto per il Festival degli Etruschi, porto sempre del metallo duttile e facile da coniare.

In questo modo, i ragazzi, anche i più piccoli, con la mia supervisione, riescono a coniare e a vedere la magia della creazione di una moneta. Lo faccio perché, un domani, possano essere stimolati a portare avanti questo settore, magari con un contributo migliore di quello che diamo noi”.

C’è un periodo che ha più approfondito?
“Mi dedico, in particolare, alla città di Viterbo che è una delle circa 300 zecche sul territorio nazionale che hanno battuto moneta dal 1240 per concessione dell’imperatore Federico II.

Qui è nato il Viterbino, su cui, nel 1993, ho scritto un libretto dedicato, proprio, alla monetazione locale, con lo scopo di far capire che questo sta a Viterbo, come il Fiorino sta a Firenze, il Bolognino a Bologna e così via. Il denaro che viene emesso da quella città, dunque, ne assume il diminutivo”.

In cosa consiste la tecnica della coniazione?
“Sembra facile, perché si vede un colpo di martello da cui, per magia, appare la moneta sul rame e soprattutto sui metalli nobili come l’argento e l’oro che si lavorano meglio. Non nascondo che, venti anni fa, ai primi tentativi, non sono mancati problemi, specie per le rotture del conio, gli smussi, gli accavallamenti e i blocchi.

Per metterla in pratica e renderla funzionale, ci vuole molta attenzione. Ormai, me ne sono impadronito e l’ho portata in giro su tutto il territorio nazionale. Anni fa, sono anche stato alla fiera internazionale della numismatica a Vicenza dove ho coniato il Vicentino. Ho anche avuto il piacere di coniare le monete per i 500 anni della guardia svizzera. Qualche amico, scherzando, mi definisce il “Cellini viterbese” che era uno zecchiere che faceva lavori simili. Era lui che definiva l’arte del coniare le monete come l'”arte del picciol cerchio”, proprio perché era contenuta a una medaglia”.

In concreto, come si realizza una moneta?
“La lamina di metallo deve essere fustellata e ridotta a tondello, da lì viene posizionato il conio da incudine su cui viene sovrapposto quello da martello. Con una potente mazzata, con un martello da 12 chili, si imprime l’immagine al negativo dei coni per ottenere il positivo. Per incidere, devo ragionare un po’ alla Leonardo da Vinci, ossia se devo scrivere Marco, devo mettere “ocram”.

Richiede pazienza…
“Ci vuole indubbiamente passione, concentrazione, perizia e attenzione. All’inizio, gli insuccessi non sono mancati e non è stato per niente facile, specie se si devono replicare soggetti iconografici da studio con una funzione filologica che devono essere anche approfonditi per non scrivere corbellerie. Altrimenti, qualsiasi ciarlatano potrebbe diffondere cose inopportune”.

Dove tiene le sue creazioni?
“Gestisco un’antica zecca in cui è possibile fare percorsi per scopi didattici e culturali, visitando il museo coi modelli originali delle monete riprodotte con un’ampia spiegazione delle tecniche di coniazione. Si trova nel quartiere di san Pellegrino, all’interno di un palazzetto nobiliare appartenuto alla famiglia degli Alessandri. Dentro ci stanno particolari strutture architettoniche, tra cui anche, una delle poche e rare cantine di Viterbo che è costruita e non semplicemente scavata sotto terra e che risale alla metà del 13esimo secolo. Un ambiente reale dell’epoca in cui ci si può documentare dal punto di vista culturale e storico, sull’aspetto numismatico e non solo. Ricevo grandi consensi, in particolare dagli stranieri”.

Cosa prova nel fare il suo lavoro?
“L’emozione più bella è quella di vedere il sorriso dei ragazzini dopo che hanno provato la magia della creazione della moneta. Mi riempie di gioia perché mi ricorda la passione di quando ero giovane. Spero che tra loro ci sarà qualcuno che coltiverà questo interesse e ci sarà un passaggio di testimone, per lasciare una traccia di quello che abbiamo costruito e su cui verremo giudicati. E’ importante lasciare un’impronta positiva e buona.

Mi auguro che ci sia sempre più attenzione su questo aspetto che porto avanti di mia spontanea volontà, come sugli altri storico-culturali della città per fregiarci dei titoli che abbiamo e che non sono inventati. E’ bene mettere a disposizione le nostre competenze, riconosciute da molti a livello nazionale, per non cadere nel famoso detto “nemo profeta in patria”.

Non vorrei aver creato una cattedrale nel deserto. Il mio lavoro, su cui sono modestamente competente, è a disposizione della città per un lusso e un privilegio. Si parla per esempio di un museo dei conclavi e, siccome Viterbo ha battuto la prima moneta in sede vacante, non sarebbe male portare a termine questo discorso. Con la curia, con cui ho ottimi rapporti, lo stiamo facendo e, qualora vedrà la luce, di sicuro mi occuperò di tutto l’aspetto della numismatica, come ho sempre fatto”.

Pippi


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6 ottobre, 2015

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