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Viterbo - Maxiprocesso Asl - Corruzione - Seconda puntata del racconto delle mazzette con Massimo Ceccarelli, uscito dall'inchiesta col patteggiamento

Pagavano tangenti in ritardo… cacciati

di Stefania Moretti

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Il maxiprocesso Asl

Il maxiprocesso Asl

Ferdinando Selvaggini

Ferdinando Selvaggini

Michele di Mario

Michele di Mario

Il maresciallo Luca Capotosti

Il maresciallo Luca Capotosti

Alfredo Moscaroli, ex presidente del cda della Isa

Alfredo Moscaroli, ex presidente del cda della Isa

Viterbo – Tangenti come se piovesse, in un fiume di corruzione.

Fare cassa sugli appalti informatici della Asl era naturale per Ferdinando Selvaggini e Massimo Ceccarelli, che non nega, né potrebbe: il 9 luglio 2009, i carabinieri di Viterbo lo arrestano con una mazzetta in mano.

Ceccarelli, delegato della Telbios, società partecipata della Telecom, l’ha presa dall’imprenditore Michele Di Mario: 15mila euro che Ceccarelli deve dividere con Selvaggini, ex responsabile del Ced della Asl.

E’ il prezzo per far subentrare la Lte di Di Mario alla ditta Elecom nel subappalto per la manutenzione della parte passiva della rete informatica della Asl di Viterbo.

Significa che la Elecom viene fatta fuori perché, dopo un primo periodo di impegni onorati alla perfezione, chiude i rubinetti delle tangenti. Questo dichiara Ceccarelli, nella seconda puntata della sua audizione al maxiprocesso Asl da 29 imputati (la prima puntata era stata a maggio):  “Selvaggini ha imposto la sostituzione di Elecom con Lte perché la società non rispettava più le scadenze delle tangenti”.

A Selvaggini e Ceccarelli, Elecom pagava 20mila euro all’anno più il 6 per cento sul valore di futuri lavori extra. Lo stesso avrebbe pagato Lte, a partire dalla “tangente di ingresso” di 15mila euro che Di Mario consegna in un’area di servizio alle porte di Montefiascone: 5mila euro a Ceccarelli, 10mila a Selvaggini per pagargli le ferie. E se non fosse stato arrestato con loro, Di Mario avrebbe sborsato altri 15mila euro.

Elecom paga finché può. Un dipendente racconta di aver fatto da autista a Massimiliano Colli, imputato, rappresentante commerciale dell’azienda per la zona del Viterbese, accompagnandolo fino a Tivoli per pagare una mazzetta a Ceccarelli. Quando la Elecom – oggi inattiva – comincia ad arrancare, Ceccarelli e Selvaggini si lamentano.

Sul debito delle tangenti di Elecom, carta (di Ceccarelli) canta: il maresciallo Luca Capotosti, ascoltato ieri in udienza, racconta di aver trovato un foglietto in una borsa del delegato della Telbios, con le somme che Selvaggini e Ceccarelli non avevano ancora riscosso. Dei 133mila euro in tre anni che Elecom gli doveva, era indietro di 57mila euro. “Una breccola in mezzo al lago”, dice Selvaggini intercettato. E così, niente più Elecom: il subappalto per la manutenzione attiva e passiva si smembra tra la Isa di Alfredo Moscaroli, nel 2008, e la Lte che, però, non lo prenderà mai dopo l’ondata di arresti estivi del 2009.

Per la Isa e per Moscaroli, invece, i guai arrivano con l’ondata di arresti invernali dello stesso anno, dicembre 2009: le manette scattano ancora per  Selvaggini e Ceccarelli e poi per Moscaroli, che ha già raccontato in aula le sue tangenti, sborsate ai dirigenti delle Asl di Rieti e Roma H Luciano Mingiacchi e Patrizia Sanna, oggetto del processo parallelo che finirà martedì. Lì Moscaroli è stato testimone. Al maxiprocesso Asl è imputato.

Il “metodo Isa”, ormai, è storia: la società prende appalti in convenzione dal triangolo delle Asl di Viterbo, Rieti e Roma H. Per Selvaggini, ascoltato dopo Moscaroli all’altro processo a Sanna e Mingiacchi, il patron della Isa si straccia le vesti in aula, ma in realtà ha usato la Asl “come un cavallo di Troia: testava qui le procedure per applicarle altrove e prendere appalti”.  

La creatività della Isa nelle modalità di pagamento delle mazzette è strabiliante: contratti di lavoro finti (perché, di fatto, Ceccarelli ammette, non andavano a lavorare in Isa) alle mogli di Selvaggini e Ceccarelli da 60mila euro all’anno; 5mila euro al mese all’ex dg della asl di Roma H Luciano Mingiacchi e 2mila a Patrizia Sanna, l’equivalente di Selvaggini nella asl romana. E ancora: i consigli del nipote di Mingiacchi ai dipendenti Isa pagati a peso d’oro, con un contratto da 5mila euro mensili, “ma in azienda veniva solo qualche volta”, ha raccontato uno degli ex programmatori Isa. Le fortune di Mingiacchi junior seguono quelle di Mingiacchi senior: col suo arresto, niente più rendita mensile né a lui né al nipote. Ma questa è un’altra storia: per le tangenti tra Rieti e Roma H, la sentenza arriverà martedì. Per tutti gli altri imputati del maxiprocesso (tranne Ceccarelli e Di Mario che hanno patteggiato ormai da anni) c’è sempre Santa Prescrizione.

Stefania Moretti


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17 ottobre, 2015

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