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Civita Castellana - Rinviata di nuovo l'udienza per Giorgio De Vito, già condannato per l'assassinio di Marcella Rizzello

Tentato omicidio a sciabolate, salta il processo bis

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L'imputato Giorgio De Vito

Giorgio De Vito 

Civita Castellana – Nessun processo d’appello: è di nuovo rinvio.

Salta per la seconda volta consecutiva l’udienza per Giorgio De Vito, 40enne napoletano già condannato a 17 anni per aver ucciso a coltellate la trentenne di Civita Castellana Marcella Rizzello.

Ieri doveva partire il processo bis per l’accusa di tentato omicidio: De Vito avrebbe cercato di sbarazzarsi di quello che, all’epoca, era il suo rivale in amore, Emiliano Liberati, un operaio ferito a sciabolate dopo un vero e proprio agguato.

Niente udienza per i soliti problemi di notifica: l’avviso all’imputato è stato mandato a Civita Castellana. Peccato che De Vito sia rinchiuso nel carcere viterbese di Mammagialla da cinque anni.

E’ il 12 maggio 2010. In un appartamento a Civita Castellana, due uomini restano gravemente feriti dopo una lite a coltellate. Uno è il padrone di casa, Giorgio De Vito; l’altro Liberati. Alla scena assiste Mariola Michta, polacca poco più che trentenne, compagna di Liberati ed ex di De Vito, considerata il movente della discussione.

L’operaio è ferito a una mano, alla schiena e al viso. A De Vito viene quasi reciso il pollice della mano destra. Finiscono in manette entrambi. Ma dopo appena cinque giorni il 40enne napoletano è di nuovo in arresto. Stavolta con l’accusa di aver assassinato con trenta coltellate Marcella Rizzello, in casa sua e davanti alla figlia di poco più di un anno.

L’accoltellamento con Liberati è provvidenziale. I carabinieri indagano da tre mesi sul delitto Rizzello. Effettuano oltre 200 prelievi di dna invano. Finché non arrivano a De Vito, il cui dna corrisponde a quello trovato sulla scena del crimine.

Un omicidio che, forse, non sarebbe stato scoperto senza l’aggressione a colpi di scimitarra all’operaio. Solo dopo quell’episodio, infatti, De Vito fu sottoposto a prelievo del dna. E un’indagine che, fino a poco tempo prima, non lo contemplava, finì per imperniarsi su di lui, che ha sempre negato e dato la colpa ad altri, guadagnandosi anche una querela per calunnia da parte di uno dei testimoni, finita con il proscioglimento

Per quel folle accoltellamento, De Vito è stato condannato a sette anni con rito abbreviato. La perizia psichiatrica lo aveva dichiarato incapace di intendere e di volere. Ora se ne riparla ad aprile.


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17 ottobre, 2015

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