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Magliano Romano - Raid allo stadio, 4 viterbesi condannati - Le motivazioni della sentenza di primo grado

“Violenza efferata e organizzata”

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Tribunale di Viterbo - Raid allo stadio - Gli arrestati escono con gli avvocati

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Tribunale di Viterbo - Raid allo stadio, 9 indagati - L'uscita dal tribunale dopo gli interrogatori

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Magliano Romano – (s.m.) – “Commando”. “Rastrellamento”. “Procedure sofisticate e di vera e propria guerriglia”.

Il gup di Tivoli Alberto Cisterna usa queste parole per definire l’aggressione armata di spranghe allo stadio di Magliano Romano.

Esattamente l’anno scorso alle 11-11,20 circa, un gruppo di almeno trenta persone irrompeva sugli spalti, nel settore della tifoseria dell’Ardita San Paolo e picchiava duro per almeno tre minuti durati un’eternità.

Nove i viterbesi fermati. Per quattro, la sentenza di primo grado è arrivata in estate: tre anni al 25enne Edoardo Fanti, al 27enne Jacopo Magnani e al 27enne Diego Gaglini, candidato sindaco di CasaPound alle elezioni del 2013 a Viterbo; quattro anni a Ervin Di Maulo, 33enne, da tempo tra le fila dell’estrema destra viterbese. Pene inflitte dal tribunale di Tivoli, competente per il territorio di Magliano Romano. E dopo un anno, i quattro viterbesi sono ancora agli arresti domiciliari. In attesa del processo d’appello.

Le motivazioni della condanna stanno in 33 pagine che riepilogano le testimonianze di chi, quel giorno, ha assistito coi suoi occhi al raid. I testimoni oculari parlano di una colonna di macchine che arriva. La voce di qualcosa di anomalo che comincia a spargersi sugli spalti. Qualcuno che dà l’allarme tra la tifoseria dell’Ardita, ma è già tardi: un gruppo di persone, volto coperto e bastoni in pugno, ha già fatto il suo rumoroso ingresso allo stadio dal cancello principale.

Puntano dritto al settore dell’Ardita. Schierati, salgono le gradinate e spingono i tifosi contro il muro di cinta. Poi, botte da orbi con tubi e manganelli. “Addirittura pure i martelli avevano”, ricorda un poliziotto dello staff tecnico dell’Asd Magliano Romano, che guardava la partita a bordo campo. Facce coperte da passamontagna, sciarpe ma anche maschere di Carnevale: nasi a punta o da pagliaccio e occhiali finti. Picchiatori clown.

Il poliziotto e un carabiniere chiamano i soccorsi e corrono a prendere le targhe. Ne segnano cinque. Fuori dallo stadio c’è una colonna di auto, molte con le targhe sporche di erba e fango e illeggibili. Gli aggressori sono ripartiti subito. Qualche spettatore ha fatto appena in tempo a vederli disfarsi dell’armamentario “da guerra”: bastoni e spranghe vengono buttati in un campo vicino. Il materiale nelle macchine dei nove viterbesi fermati dai carabinieri di Civita Castellana, per il giudice, è “compatibile con il travisamento degli autori materiali delle lesioni” (bastoni, guanti, una felpa, cappelli, un taglierino, una bandana, un passamontagna e due caschi).

“Non hanno mai giustificato la propria presenza sul luogo dei fatti che, certo, non può essere stata casuale”, scrive il gup Cisterna, per il quale la premeditazione è una certezza. “Nulla è accaduto nel campo sportivo di Magliano Romano che non fosse stato ragionevolmente previsto, concordato e realizzato da tutti, inclusi gli odierni imputati”. E ancora: “Si è trattato di una condotta deliberata, organizzata, che ha coinvolto decine di persone, che ha comportato l’occupazione ‘militare’ del campo sportivo e delle zone circostanti; che ha suscitato un enorme allarme sociale; che disvela l’esistenza di una struttura organizzata di violenza, capace di mobilitare decine di auto e una moltitudine impressionante di uomini”.

“Uno scenario di violenza organizzata e particolarmente efferata – scrive il gup – che di per se giustifica un approccio sanzionatorio severo per gli imputati, che erano perfettamente consapevoli della dinamica del raid e delle conseguenze che ne sarebbero derivate”. Per il giudice del tribunale di Tivoli, gli imputati e tutti i loro complici “hanno praticamente conquistato lo stadio e selvaggiamente picchiato i tifosi”. “Si pensi solo alla minorata difesa delle parti offese e alla carica di intimidazione suscitata dall’operare di un commando di dozzine di persone”. Quattro tifosi dell’Ardita finiscono in ospedale. 

Il gup esclude l’aggravante dei futili motivi. Ma esclude anche la ‘lezione’ a CasaPound: “ogni argomentazione in ordine a un presunto ‘complotto’ ai danni degli odierni imputati avrebbe preteso la dimostrazione di una orchestrazione illecita tra il momento in cui il pestaggio dei tifosi dell’Ardita ebbe a concludersi e il momento in cui la centrale operativa dei carabinieri di Civita Castellana dirama la nota di ricerca”. Tesi che per il tribunale è “del tutto infondata”.


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16 novembre, 2015

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