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Operazione Tsunami, gli arrestati restano ai domiciliari

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Operazione Tsunami dei carabinieri - Gli arrestati [4]

Operazione Tsunami dei carabinieri – Gli arrestati 

Operazione Tsunami - Il materiale sequestrato dai carabinieri [5]

Operazione Tsunami – Il materiale sequestrato dai carabinieri 

Operazione Tsunami dei carabinieri - Un panetto di droga [6]

Operazione Tsunami dei carabinieri – Un panetto di droga 

Operazione Tsunami dei carabinieri [7]

Operazione Tsunami dei carabinieri 

Ronciglione – Restano ai domiciliari gli arrestati dell’operazione Tsunami.

Il gip Stefano Pepe è irremovibile sulle misure cautelari emesse la settimana scorsa su richiesta del pm Paola Conti, nell’ambito dell’indagine su un presunto traffico di stupefacenti soprattutto nella bassa Tuscia.

25 in totale gli arresti. Solo a un paio di indagati il gip ha concesso permessi lavorativi. Per il resto, tutti ancora ai domiciliari, almeno fino alla pronuncia del tribunale del Riesame, sul quale più di un difensore puntava fin dall’inizio. Per più di qualcuno il ricorso è già pronto.

Agli interrogatori di garanzia hanno fatto quasi tutti scena muta. Solo qualcuno degli indagati ha accettato di rispondere alle domande del gip per cercare di scrollarsi di dosso accuse pesanti, chiamandosi fuori da un traffico di droga grave perché spacciata persino a minorenni.

Del resto, come spesso succede in queste maxiindagini, a meno che non si sentano davvero estranei ai fatti, per gli indagati è un rischio esporsi a un interrogatorio davanti a un giudice che ha firmato 260 pagine di ordinanza d’arresto, accogliendo l’impianto accusatorio della procura.

Il Riesame servirà anche a questo: a valutare se l’ordinanza contiene vizi formali o sostanziali tali da azzerare le misure cautelari e rimettere tutti in libertà.

L’indagine, intanto, prosegue spedita: si parla di decine di persone chiamate a testimoniare davanti ai carabinieri per raccogliere ulteriori elementi e capire quanto davvero fosse ramificato lo spaccio a Ronciglione e dintorni. 

Secondo gli inquirenti, la droga, proveniente da Roma, sarebbe stata importata per lo più dal trentenne Simone Gambaccini che, a sua volta, l’avrebbe rivenduta a una serie di presunti pusher: Luca Soviero, Francesco Piferi e Gabriele Altigieri a Ronciglione, Mariano Di Donato a Capranica, Stefano Cristofori a Bracciano. Tutti conosciuti e considerati veri e propri punti di riferimento dalla folta clientela che voleva rifornirsi di hashish, marijuana e cocaina per uso personale. Di Donato e Cristofori sono tra i pochi che hanno risposto alle domande del gip, negando ogni attività di spaccio.

Il blitz “Tsunami” era scattato all’alba del 2 novembre: 21 arresti, più altri quattro eseguiti nei giorni immediatamente successivi. La particolarità dell’indagine, oltre alla varietà delle droghe e alla vendita a un folto gruppo di minorenni, sta soprattutto nei luoghi e nelle modalità di cessione delle dosi: dalla consegna a domicilio alla frutteria sulla circonvallazione, gestita da due egiziani arrestati, fino al pronto soccorso dell’ospedale di Ronciglione, dove un infermiere si sarebbe fatto portare stupefacente per uso personale in più occasioni.


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