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Viterbo - Caso Manca - L'ex capo della squadra mobile Salvatore Gava testimone in aula

“Tracce infinitesimali sulle siringhe”

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Salvatore Gava

Salvatore Gava 

Attilio Manca

Attilio Manca 

Angela Manca, madre di Attilio, con Ingroia

Angela Manca, madre di Attilio, con Ingroia 

Viterbo – “Non analizzammo le siringhe perché c’erano tracce infinitesimali”.

L’ex comandante della squadra mobile di Viterbo Salvatore Gava parla per la prima volta in aula di Attilio Manca, il medico siciliano 35enne trovato morto in casa nel 2004. Ne risponde Monica Mileti, cinquantenne romana a giudizio per spaccio: il decesso, secondo le indagini, è stato causato da un’overdose e l’imputata sarebbe la pusher che ha fornito a Manca la dose letale di eroina. 

Gava indagò dopo il ritrovamento del corpo, nell’appartamento in cui Manca abitava al quartiere della Grotticella. “Sono interdetto dai pubblici uffici”, esordisce l’ex vicequestore aggiunto, alludendo alla condanna a 3 anni e 8 mesi per un falso sul verbale del – finto – ritrovamento di bombe molotov nella scuola Diaz, durante il G8 di Genova. Per il giudice può comunque testimoniare.

“Ascoltammo persone, esaminammo i tabulati dell’imputata e il cellulare di Manca – ha spiegato l’ex capo della mobile -. Abbiamo trovato contatti con la Mileti tra le ultime chiamate in entrata e in uscita. Quando la contattammo per venire in questura, lei mandò un messaggio a Manca sul suo cellulare, che era sotto sequestro”.

I poliziotti (un altro dei quali ascoltato ieri dopo Gava) perquisirono l’appartamento della donna: trovarono siringhe simili a quelle in casa di Manca, usate per iniettare l’eroina. “Non furono analizzate perché le tracce ritrovate erano infinitesimali”. Per i familiari, uno dei tanti buchi neri dell’inchiesta del pm Renzo Petroselli, che ha sempre scartato la pista del delitto di mafia, battuta dai Manca. 

Una delle discrasie segnalate dai familiari del medico riguarda proprio Gava: il verbale dell’ex capo della squadra mobile viterbese verteva sui turni di Manca a Belcolle. Nel documento, scoperto da “Chi l’ha visto”, è scritto che Manca era di turno all’ospedale nei giorni dell’operazione di Provenzano alla prostata in Francia. Il periodo considerato va dal 22 ottobre al 4 novembre 2003. Ma dai fogli di presenza di Belcolle risulterebbe che il medico non era a lavoro né il 25, né il 26 ottobre e che il 30 aveva staccato prima del solito.

Secondo Antonio Ingroia, avvocato di parte civile dei familiari, Manca si sarebbe assentato anche per quasi tutti i mesi di luglio e novembre 2003. Periodi ipoteticamente sovrapponibili a quelli in cui il capo della mafia Bernardo Provenzano si trovava in Costa Azzurra per l’intervento alla prostata. L’ex pm è finito indagato per calunnia per aver parlato di “prove manomesse e falsificate” all’udienza preliminare, quando la famiglia Manca era ancora parte civile per il reato di omicidio a seguito di cessione di droga, reato poi caduto in prescrizione, cancellando i familiari del medico dal processo come parte civile. Ieri, prima udienza senza la famiglia Manca in aula.

Altri testimoni parleranno a marzo.


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5 novembre, 2015

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