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“Tutte queste ditte a braccetto non ce le vedo…”

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Massimo Scapigliati [4]

Massimo Scapigliati

Appaltopoli in aula, il processo Genio e sregolatezza [5]

Appaltopoli in aula, il processo Genio e sregolatezza

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo [6]

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo 

Viterbo – “Nessuna possibilità da parte mia o di chicchessia di influenzare la gara”.

Massimo Scapigliati porta un po’ di vivacità nel processo sull’appaltopoli viterbese. L’ex dipendente di Palazzo dei Priori testimonia sui lavori di ristrutturazione alla scuola materna della Quercia: era nella commissione aggiudicatrice che segnò l’appalto a Fabrizio Giraldo, titolare della TecnoEdil srl, tra gli otto imputati al processo sulle presunte gare truccate a Viterbo e provincia.

Completo grigio e camicia inamidata, Scapigliati arriva “già patteggiato” al processo Genio e sregolatezza: cinque anni fa chiuse con una condanna a due anni concordata con la procura la vicenda delle tangenti per riattivare cave dismesse. Era l’operazione Dazio: la madre di tutte le inchieste, di cui Genio e sregolatezza è diretta emanazione.

Prende la parola ed è subito show. “Non do consigli su come turbare gare – risponde a tono alle difese -. Sicuramente, né io né altri potevamo influenzare l’esito, che è stabilito con conteggi matematici e una procedura complessa. E’ il tipo di gara a non consentire turbative: basta uno che non è d’accordo per far sballare tutto. E io, sinceramente, tutte queste ditte a braccetto per prendersi gli appalti non ce le vedo… anzi: immagino lotte molto forti per aggiudicarsi i lavori”. Tra le migliaia di intercettazioni raccolte dagli inquirenti ne spunta una in cui Scapigliati, parlando con due imprenditori, gli dice: “Mettetevi d’accordo, che ve devo di’…”. Lui descrive la realtà viterbese: “Se hai un ruolo apicale nella pubblica amministrazione, sei amichevole un po’ con tutti, perché a Viterbo conosci tutti, poi, se si vuole dare un velo di mistero a certe conversazioni… Ma tutti vengono trattati allo stesso modo, senza disparità”.

Ieri mattina hanno sfilato in tribunale i testi chiamati dall’avvocato Angelo Di Silvio per l’imprenditore Fabrizio Giraldo. Tre appalti sotto i riflettori tra Graffignano, Corchiano e Bolsena per lavori al comune, alla scuola e al centro sportivo. Né pressioni per aggiudicare le gare, né ditte segnalate a chi doveva spedire gli inviti, né confidenze su richieste di tangenti dai funzionari del Genio civile, né ‘colloqui’ con gli imprenditori per far sapere loro chi partecipava: lo sapevano quando arrivava la lettera. E quando arrivava, secondo i pm, l’imprenditore cui l’appalto era stato promesso faceva un giro di telefonate per dire agli altri di “ringraziare”, cioè, in gergo, per l’accusa, di non presentare offerte perché la gara era predestinata. A un testimone viene letta un’intercettazione in cui gli si dice di “fare due righe di ringraziamento”, ma è una frase a cui non sa dare un senso. 

Altri testimoni delle difese saranno ascoltati tra due settimane.


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