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“La maggioranza non c’è più, finita l’esperienza Michelini”

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Filippo Rossi [4]

Filippo Rossi 

Viterbo – “Siamo alla supercazzola del politichese”. Maggioranza nel caos in comune, con sette consiglieri Pd che hanno di fatto tolto la fiducia al sindaco Leonardo Michelini. Dall’interno di Moderati e riformisti, l’associazione politico – culturale al centro dello scontro, Filippo Rossi prova a dare un senso a una vicenda, che come cantato da Vasco Rossi, un senso non ha. Almeno per l’ex presidente del consiglio.

Che cosa non la convince?
“Tutto. Questa crisi è solo interna al Pd. A me pare strano che la città sia succube del Pd, d’elucubrazioni ideologiche all’interno del partito – afferma Rossi – . Non mi convince nulla. Leggendo le motivazioni della crisi e delle presunte dimissioni di due assessore, Perà e Troncarelli, non si capisce il perché”.

Presunte dimissioni, ma anche presunta crisi. Non ci sono atti ufficiali da parte dei sette. Solo dichiarazioni d’intenti. O no?
“Per me, ma lo dico a titolo personale, lo è. Sette persone in consiglio comunale hanno decretato che l’esperienza amministrativa per loro è finita. Non c’è più”.

Senza possibilità di recupero?
“Per me è finita. Non ci mettiamo in ginocchio a implorare, chiedere di ripensarci, io ritengo che siano fuori. La maggioranza per come è uscita dal voto non esiste più. Lo hanno deciso loro. Un pezzo del Pd, senza voler dare categorie, ha scelto che l’esperienza Michelini non esiste più. Quindi da oggi è questa maggioranza a non esistere più”.

Come vede le annunciate dimissioni in giunta?
“Le dimissioni o si danno o non si danno. Non si annunciano. Se annunci le dimissioni, è perché qualcuno prevede che poi ci sia una trattativa a seguito dell’annuncio. Tutto qui. Io quando ho detto che mi sarei dimesso da presidente del consiglio comunale mi sono dimesso. Anzi, sono andato in consiglio, ho annunciato le dimissioni e poi le ho firmate. Fino a quel momento non lo sapeva nessuno, né il gruppo e nemmeno l’assessore di Viva Viterbo”.

I problemi partono dalla nascita di Moderati e riformisti. In quanto tra i fondatori del movimento, non si sente un po’ in colpa?
“Non c’entra niente. Era un soggetto che già esisteva. Insieme raggiungiamo il 25 per cento. Il Pd è al 20 per cento. Brutti o sbagliati che siamo, questa è la realtà che rappresentiamo. Qui invece il dibattito è su chi influenza cosa. Siamo una forza civica in grado di rappresentare un candidato sindaco e di portarlo al ballottaggio, senza Pd. Non capisco perché altri siano ossessionati da questo”.

Oggi la crisi, un mese fa il voto compatto da parte di tutta la maggioranza, contro la mozione di sfiducia al sindaco, che è stata respinta. Trenta giorni dopo che è successo?
“Nulla. Hanno votato una fiducia che oggi sanciscono, non esiste più. Perché è nato un soggetto che è una federazione di liste civiche esistite da sempre. Politichese all’ennesima potenza. Cosa c’entra?”

Non ci legge altro nel gesto dei sette consiglieri Pd?
“Non ho ascoltato critiche all’amministrazione. Non c’è uno fra i sette che abbia detto, io me ne vado per questo progetto che non si fa, per un’idea di città che non è la mia. Niente di tutto questo. E lo dico io, che mi sono dimesso perché c’è stato un Natale in cui tutto è andato male e ho lasciato la presidenza del consiglio per essere libero di dire che faceva schifo. In maggioranza la dialettica è importante. I fatti, le critiche. Io invece vedo solo fuffa”.

Moderati e Riformisti è comunque punto di rottura piuttosto che di rafforzamento in maggioranza. Era proprio necessario che il sindaco Leonardo Michelini assumesse la presidenza, per inasprire ancora di più i rapporti?
“Discutiamo di un sindaco che si mette a capo di un’associazione culturale e politica e non ci si accorge che c’è un presidente del consiglio che è pure segretario nazionale del Pd? Fra i sette ci sono renziani che si autodefiniscono tali. Direi presunti. Io sento d’esserlo molto più di loro. Che fastidio può dare un movimento civico? La volontà egemonica del Pd mi sembra fuori dalla storia, soprattutto in una una città come Viterbo. Io ho rotto con una certa destra. Quando ero con Fini, Verdini e Alfano erano miei nemici politici. Ora il Pd nazionale ci governa insieme, se qualcuno non approva la linea a livello locale, penso che sia un problema suo”.

Michelini corre davvero il rischio d’andare a casa?
“Onestamente non lo so. Il tafazzismo di questa sinistra non lo capisco, non di tutto il Pd ma di una parte. Non comprendo come mai a un certo punto ci si alzi per dire, non va più bene nulla. Non perché non si debba criticare l’amministrazione, io lo faccio sempre e con me pure altri. Il punto di questa crisi però non è la critica. Qui si vuole avere un’egemonia politica, quando in realtà sei minoranza del partito che è il secondo per grandezza della coalizione, dopo i civici”.

Saranno minoranza, ma i sette possono bastare per sfiduciare l’amministrazione Michelini, unendosi all’opposizione.
“Ci mandano a casa? Bene. Andiamo al voto a maggio? Benissimo. Abbiamo i numeri per esprimere un candidato con cui andare al ballottaggio. Non vinciamo? Andremo all’opposizione. Candidiamo Francesco Serra e stiamo a posto. Sul candidato scherzo, ma su tutto il resto no. Siamo idonei a farlo, a presentarci alle amministrative come gruppo civico. Non perché vogliamo chiuderci, ma perché sono altri che rifiutano il dialogo”.

Giuseppe Ferlicca


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