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La giunta Michelini va archiviata…

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L'avvocato Massimo Pistilli [3]

L’avvocato Massimo Pistilli 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sette mesi addietro ho detto pubblicamente che l’attività amministrativa dell’amministrazione comunale di Viterbo era insufficiente, per difetto assoluto di ogni visione strategica; speravamo si fosse ancora in tempo per cominciare a fare un minimo di politica per la città, ma credo sinceramente che nessuno possa negare che non è accaduto.

Piazza democratica aveva dato lo stesso giudizio un anno e mezzo fa.

Francamente, quello che è accaduto è un effetto – probabilmente inevitabile – che ha la sua causa nell’origine.

Un progetto elettorale figlio di un disegno strategico partorito dalla vecchia politica (ricordiamo tutti: Gigli, Fioroni, Sposetti), sostenuto anche da tutti i quadri dirigenti (ormai storici) del Partito democratico, che per vincere abdicava perfino alla discontinuità, imbarcando già da allora pezzi consistenti delle passate amministrazioni… cosa ci si poteva aspettare da una cosa del genere?

Noi abbiamo convintamente sostenuto Francesco Serra, e siamo ancora convinti che quella era la via per avviare anche in questa terra un rinnovamento vero della politica, come nel resto di Italia.

Giuseppe Fioroni e i suoi coreuti hanno ragione quando sostengono che il Partito democratico deve allargare i suoi orizzonti; deve parlare ai tanti cittadini che desiderano un governo delle cose pubbliche dinamico, ottimista, al passo con i tempi.

Ma, cio ammesso francamente, mettono in pratica questa giusta intuizione nell’unico modo che conoscono: rifanno la Democrazia Cristiana!

Con tutto il rispetto… ma cosa altro ci si potrebbe aspettare da Fioroni e i suoi coreuti?

Sono renziani, facendo questo?

No, è evidente!

Loro stessi sono troppo intelligenti per sapere che non lo sono, renziani.

Non vogliono neppure esserlo: si sono inventati Michelini (e non Serra); hanno votato Andrea Egidi (e non Alessio Trani); hanno votato perfino Cuperlo (e non Renzi)!

E ciò del tutto comprensibilmente; perché la politica del nuovo corso del Partito democratico è esattamente la negazione nella prassi del cinico tatticismo esasperato che è la politica andreottiana – di cui i suddetti coreuti “popolari” locali (dentro e fuori il Pd) sono tardi (tardissimi) epigoni.

Poi, possono anche dire, e scrivere, che si sentono renziani perché nella maggioranza nazionale ci sono Alfano, e forse Verdini… questo è soltanto folklore.

Fino al punto di rimproverare a Francesco Serra di essere un comunista che aiuta la destra (?)…

Loro… che il sabato prima hanno imbarcato tutto l’imbarcabile!

Sia chiaro, è politicamente tutto legittimo, e rispettabile.

Ma le cose vanno chiamate con il loro nome: questo non è il Partito democratico di Renzi, non è la nostra Visione del futuro.

E lo affermo come portavoce di Piazza democratico, il laboratorio politico che unisce tutti i militanti (volontari) che hanno messo il loro cuore e la loro passione nei comitati Renzi in questa provincia.

Personalmente ho incondizionato rispetto di Leonardo Michelini, di cui ammiro lo stile pacato e rispettoso degli altri.

Purtroppo, però, è stato protagonista di una stagione politica della città che non è stata all’altezza delle aspettative.

Succede – senza perciò alcun demerito – anche alle persone migliori; è successo a un gentiluomo come il dottor Ignazio Marino, di cui il nostro partito ha interrotto l’amministrazione in una situazione per certi versi simile.

Per quanto riguarda Piazza democratica, questa esperienza di amministrazione della città di Viterbo è archiviata.

Ed è archiviata non soltanto perché non è riuscita a fare cose per la città; che perfino questo, alla fine, potrebbe accadere a tutti, specie in tempi di così severa ristrettezza di risorse.

È archiviata perché un progetto non ce lo ha mai avuto; e non ce lo ha mai avuto perché è figlia di una stagione politica cresciuta vivendo alla giornata… a destra come a sinistra, invero.

E credo che, da domani, dovremo pensare – a cominciare da quanti ci hanno provato l’ultima volta – non la città che vogliamo nei nostri sogni (ché per quella ci vorranno molti anni), ma sei o sette cose che si dovrebbero fare per cambiare il verso di una inerzia che non rende giustizia alle “grande bellezza” di Viterbo.

Appena qualche esempio:

Attualizzare la vocazione termale; in pratica: riaprire le terme Inps, far avviare almeno altre due o tre intraprese, oltre quelle esistenti – una ricettività degna delle risorse termali che abbiamo.

Far aumentare l’afflusso del turismo, di ogni genere; con ogni mezzo intelligente possibile, giudicando i risultati dai contatori.

Se occorre riqualificare il centro storico, si ponga mano a strumenti, anche urbanistici che siano funzionali allo scopo, avvalendosi di professionalità già sperimentate; basti pensare, per esempio, alla zona di porta Faul, un giardino a pochi metri dal Comune e da Palazzo Papale, ora servito anche da un ascensore… l’ingresso ideale alla città dell’arte; a due passi dalle risorse termali.

Ragionando di cultura a vocazione nazionale, valorizzando l’università, e adoperandosi perché le eccellenze che abbiamo (come Caffeina) siano volano di altre e diverse iniziative.

Si scelga politicamente di investire nuovamente sulla non autosufficienza, mettendo risorse nell’assistenza, specie domiciliare; ma anche pensando a forme intelligenti che allevino i servizi di Belcolle e della Cittadella: i Punti di assistenza infermieristica, con servizi anche domiciliari – percorsi che partano dall’assistenza domiciliare e giungano fino all’hospice (domiciliare anch’esso).

Una (vera) razionalizzazione delle rete scolastica, che può farsi a costi minimi; e così aprire le scuole anche negli orari pomeridiani per percorsi di integrazione, perché è proprio a scuola che comincia la sicurezza di una comunità.

Certo, non potremo promettere di fare tutto ciò che occorrerebbe; perché nessuno potrà fare tutto.

Neppure il nostro governo nazionale lo sta facendo.

Ma non è ormai più possibile indugiare, in questa terra; c’è ancora passione e volontà per cambiare verso, che nella Tuscia significa, forse, semplicemente prenderlo un verso, finalmente.

Massimo Pistilli

Piazza Democratica – Partito Democratico

 


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