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Leo: “Peppi’, ma tu dichi che so’ autonomo?”

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Peppe e Leo scrivono lo statuto dei Moderati e Riformisti [4]

Peppe e Leo scrivono lo statuto dei Moderati e Riformisti 

Giuseppe Fioroni e Leonardo Michelini [5]

Giuseppe Fioroni e Leonardo Michelini 

Viterbo – Finalmente grazie a una intercettazione ambientale, nel senso che ero lì con le mie orecchie, vi svelo una conversazione avvenuta a palazzo dei Priori qualche tempo fa. Vi svelo niente po’ po’ di meno come è nata l’associazione politico – culturale Moderati e riformisti. L’associazione che dovrà spazzare via Matteo Renzi & c.

Lupo Solitario


– Leo: “Peppi’, ma tu dichi che so’ autonomo?”. Peppe: “Certo che sei autonomo, te lo dico io. Ce mancherebbe artro… Noi semo moderni. E anche democratici. E perfino, come adè quella parola… a sì: cristiani. Insomma semo moderni democratici cristiani. Capisci a me…”.

Leo: “Ma se poi sbaglio?”. Peppe: “‘nte preoccupa’ ce so’ sempre io… Veggherai che nun sbagli”.

Leo: “E mo che dovemo da fa?”. Peppe: “Tu devi da esse autonnomo. Io so er Pd e tu fai er civico”.

Leo: “No, lo sai che te vojo bene. Io vojo sta’ con te. Cadè sta cosa? Io non vojo fa er civico. Vojo fa er Pd. Così stamo vicini vicini”.

Peppe: “Non hai capito. Mo te spiego. Noi stamo vicini vicini, ma dovemo da esse autonomi. Sembra’ autonomi. Ognuno a casa sua. E come ‘n gioco. E’ fichissimo. Capisci a me. Io mica posso crea’ nartro partito. Io so’ deputato der Pd, questi se me sgameno, me buttano fora. E allora tu fai er… Ce serve un nome. Ciai un nome?”.  Leo:”Forza Viterbo“. Peppe: “Uhm, me sa un po’ risentito”.

Leo:”Democratici diretti. Questo adè bello. Adè proprio bello… Me piace. Me vene facile”. Peppe: “Anche questo adè risentito. Ma vediamo… chi dovemo fa abboccà?”. Leo: “Come dichi sempre tu li M-O-D-E-R-A-T-I“. Peppe: “E che dovemo fa finta d’esse?”. Leo, guardando gli appunti scorre col dito: “Allora dovevamo da fa finta, avevi detto… avevi detto, ah ecco: riformisti. Ma che vorrà dì poi…”.

Peppe: “Bravo! Vedi che se studi e t’applichi sei bravo. Ecco er nome der novo partito. Anzi, semo prudenti, lo chiamamo associazione politico curturale. E la chiamamo: Moderati e riformisti. Ciavemo messo pure “curtura” e te pare che il Filippino nostro nun ce sta? Portasse pure venti voti, so sempre venti voti. E poi è tanto decorativo… Così servizievole”. Leo: “A Pe’ sei granne. Sì ma mo’ co tutti ‘sti giocattoli che ce famo?”.

Peppe: “Semplice. Ce famo la politica. Te ricordi quanno eravamo fiji. De giorno io ero co’ Gigli. Tu co’ Bruni. Litigavamo a dassele. Poi la sera tutti a cena insieme pe’ fa vota’ Giulietto nostro. Er Divino Giulio. Bei tempi. Come allora continuamo a gioca’. Il giorno semo autonomi e la sera…”.

Leo:”Però ‘sto concetto de autonomia me se presenta un po’ ostico…”.

Peppe:”Mo’ te lo spiego. Allora tu devi da esse autonomo ner senso che scegli autonomamente de fa’ quello che te dico io. Un po’ come fanno quelli de Selle. A proposito sti’ ragazzi nun l’ho più visti, ne sai gnente dopo che manno eletto un consigliere? Che volevano da fa’ poi? Te ricordi? Come la chiamavano? A sì, la verrifica. Anzi volevano anna’ oltre la verrifica di maggioranza… Robba tosta, robba da politiconi…

Ma poi che fine hanno fatto, stanno ancora in maggioranza con noi? ‘sti ragazzacci? ‘nse contenteno neppure che li avemo fatti collabborà co la destra e l’estrema destra. Ma che avranno voluto? Pensa credevano pure d’avecce un consigliere comunale. A gioca’ co’ questi non c’è neppure gusto”.

Leo: “Comunque a me, te ripeto, me pare ostico ‘sto concetto di atunumia, autonoamia… come se dice?”. Peppe: “Mo te fo’ ‘n esempio. Famo finta de sta’ a gioca’ a carte. Metti che io so ‘l mazzaro. Io dò le carte. Tu le poi gioca’ quanno te pare. E quindi sei autonnomo. Co du’ enne. Certo se poi quanno stai pe’ gioca’ l’asso de briscola voi ‘na consulenza, me fai ‘na telefonata e te spiego. Capito cade’ l’autonnomia”.

Leo: “Cadè?”. Peppe: “E’ fa quello che dico io, ma spontaneamente. Pe’ convinzione profonna…”. Leo: “Mo’ ciò tutto chiaro! Ciai proprio ragione tu, farò come me dici”. Peppe: “Visto ch’era ‘na cosa semplice? Basta poco che ce vo’. Basta raggionacce nelle cose”.


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