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Viterbo - Medico a giudizio per omicidio colposo - Accusato di lesioni il legale rappresentante della clinica Santa Teresa - Parola al consulente della difesa

“Una trasfusione sarebbe stata inutile”

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Fabio Angelucci

Fabio Angelucci

L'ospedale di Belcolle

L’ospedale di Belcolle

La clinica Nuova Santa Teresa

La clinica Nuova Santa Teresa 

Viterbo – “Poche probabilità che una trasfusione gli avrebbe salvato la vita”.

E’ la conclusione di Antonio Lanzetti, neurologo, consulente della difesa di Sabrina Inciocchi, medico di Belcolle imputata per omicidio colposo, dopo la morte di un paziente 75enne all’ospedale Belcolle. Era il 24 aprile 2009. 

La dottoressa non è l’unica imputata al processo davanti al giudice Silvia Mattei. Di lesioni colpose risponde Fabio Angelucci, legale rappresentante del Gruppo Ro.Ri. che gestisce la clinica Nuova Santa Teresa sulla Tuscanese.

Nella struttura, l’anziano era stato trasferito dal pronto soccorso di Belcolle per mancanza di posti letto: caduto nel bagno, si ruppe il femore. Fu riportato all’ospedale viterbese, dove morì nel giro di una settimana per emorragia. Per la moglie e i tre figli, dolore, indignazione, shock: era entrato al pronto soccorso con le sue gambe perché perdeva sangue dalla bocca. Mai avrebbero pensato che non sarebbe più uscito vivo.

Ieri pomeriggio, al processo, hanno parlato due testimoni, entrambi medici.
Uno, Lanzetti, parla come consulente della difesa del medico; nonostante il valore dell’emoglobina fortemente diminuito, per il neurologo “ci sono alte probabilità che la trasfusione non sarebbe servita a nulla, per la gravità generale delle condizioni del paziente, cardiopatico, con insufficienza renale e pacemaker”. “Inoltre – ha continuato Lanzetti -, dato che c’era il rischio di un infarto in corso, era prudente attendere l’esito dell’esame degli enzimi”.

Proprio quello che avrebbe fatto la dottoressa: aspettare le analisi.

Neppure il medico legale consulente dell’accusa, Angelo Stamile, ha potuto dire con certezza se la trasfusione avrebbe salvato il 75enne “ma temporeggiare, com’è stato fatto, era superfluo”, ha concluso alla scorsa udienza. Parere contrario a quello di Lanzetti, secondo il quale, “una trasfusione avrebbe anche potuto affaticare il cuore, in quelle condizioni”.

A maggio parleranno gli altri testimoni della difesa, citati da Angelucci, che risponde solo delle lesioni riportate dall’anziano alla Santa Teresa. Si tratterà di capire se i bagni della clinica, dove l’anziano è caduto, erano attrezzati per chi aveva problemi motori. 


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17 dicembre, 2015

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