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“Dimissioni e al voto in primavera”

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Chiara Frontini [3]

Chiara Frontini 

Viterbo – (g.f.) – “La mozione di sfiducia è un modo per allungare i tempi e rinviare il voto al 2017”.

Crisi in comune, la riunione in prefettura [4] chiesta dalla minoranza si è conclusa da poco e Chiara Frontini (Viterbo 2020) un’idea se l’è fatta.

La mozione è utile solo a rinviare il ritorno alle urne. La sola alternativa è rappresentata dalle dimissioni di massa.

Un dato è certo: “L’incontro con il prefetto – osserva Frontini – è stato utile a sapere con esattezza che la data limite entro la quale l’amministrazione deve cadere per andare a votare in primavera è il 24 febbraio.

Tecnicamente, ammesso che i 7 consiglieri Pd firmino la sfiducia, il presidente del consiglio ha 30 giorni per metterla all’ordine del giorno in consiglio comunale.

Sono pronta a scommettere che se li prenderà tutti. Molto verosimilmente andremo oltre il limite massimo consentito”.

Questo non significa che a Viterbo 2020 non siano pronti a firmarla, l’eventuale mozione di sfiducia.

“Ovvio che la firmeremo, perché comunque meglio il commissario che il nulla dell’amministrazione attuale. Ma votare a giugno è la soluzione migliore.

Viterbo ha bisogno di un’amministrazione forte e di un governo stabile. Due caratteristiche che di certo Michelini non può più garantire.

Quindi che sia voto subito, ridiamo la parola ai viterbesi”.

L’altra opzione è che sia il primo cittadino a lasciare. “Sempre ammesso che Michelini abbia la decenza di rassegnare le sue dimissioni, ci sono venti giorni di tempo affinché diventino effettive. Pure in questo caso siamo al limite”.

Per ridare la parola agli elettori ci sono solo le dimissioni di massa.

“L’unica soluzione efficace se vogliamo andare a votare in primavera è quella che ho sollecitato a Serra qualche giorno fa proprio da Tusciaweb, cioè dimetterci tutti.

Con la maggioranza più uno degli eletti dimissionari, l’amministrazione cade automaticamente.

Se i sette decidessero una volta per tutta che strada vogliono prendere, la città sarebbe loro grata”.


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