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“Attilio ucciso da un ufficiale dei servizi”

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Attilio Manca, l'urologo trovato morto nel 2004 [3]

Attilio Manca, l’urologo trovato morto nel 2004 

Angela Manca, madre di Attilio, con Ingroia [4]

Angela Manca, madre di Attilio, con Antonio Ingroia e il figlio Gianluca Manca 

Viterbo – Spunta un nuovo retroscena sulla morte di Attilio Manca.

Lo rivela la Gazzetta del Sud, che nell’edizione di ieri ha dedicato un ampio articolo al medico siciliano 35enne, in servizio al reparto di Urologia di Belcolle, trovato senza vita nella sua casa a Viterbo nel 2004. 

L’articolo riporta stralci di un verbale di dichiarazioni rilasciate dal pentito Carmelo D’Amico, definito l’ex capo militare di Cosa Nostra barcellonese. Un verbale “clamorosamente comparso tra le carte del tribunale del Riesame di Messina – scrive il giornalista Nuccio Anselmo – davanti al quale si sta discutendo della presunta ‘mafiosità’ dell’avvocato barcellonese Rosario Pio Cattafi”.

Per Carmelo D’Amico sarebbe stato “U Calabrisi” a uccidere Manca, “un ufficiale dei servizi”, secondo la Gazzetta del Sud, “bravo a far apparire come suicidi quelli che erano a tutti gli effetti degli omicidi”. Nel caso del medico siciliano fu ipotizzata un’overdose da eroina. Il processo a Viterbo alla presunta spacciatrice del giovane urologo è ancora in corso tra mille incognite. Una su tutte: che fine farà, visto che il reato è ormai vecchio di dodici anni e il giudice Eugenio Turco è volato a Belgrado per un incarico internazionale. Forse ricomincerà da capo. Forse si prescriverà prima del tempo.

Per i familiari di Manca, quello non è nient’altro che un processo-farsa. Perché alla tesi dell’Attilio drogato, morto accidentalmente o volontariamente per overdose non hanno mai creduto. E sulle pagine della Gazzetta del Sud, ieri mattina, hanno letto quella che per loro è l’unica verità possibile: Attilio è stato ucciso. Il movente, le visite mediche al boss della mafia Bernardo Provenzano, “curato in gran segreto”, secondo il quotidiano meridionale, “con la ‘mediazione’ dell’avvocato barcellonese Saro Cattafi”.

Un ambiente, quello dei colletti bianchi di Barcellona Pozzo di Gotto, sul quale la madre Angela Manca ha sempre cercato di attirare l’attenzione. Invano, finora. 

D’Amico, invece, insisterebbe su alcuni particolari confidatigli da un medico Salvatore Rugolo, morto in un incidente stradale e cognato del boss Gullotti. Ma tira in ballo anche colloqui in carcere con il boss palermitano Nino Rotolo. Tra le confidenze ricevute mentre erano detenuti insieme al carcere di Opera-Milano, quella sui Servizi segreti, che avevano individuato Manca come il medico che avrebbe dovuto curare Provenzano. E per questo sarebbe stato eliminato, inscenando l’overdose da eroina.

Uno squarcio che riapre il caso, portando un elemento nuovo e non trascurabile all’attenzione della Procura nazionale antimafia, cui già l’anno scorso gli avvocati dei Manca, Antonio Ingroia e Fabio Repici, avevano presentato un esposto chiedendo nuove indagini per sondare ambienti rimasti finora al di fuori della lente della magistratura viterbese.

“Sto versando per la prima volta quelle lacrime che tengo dentro da 12 anni – ha commentato a caldo, su Facebook, Angela Manca, dando la notizia delle novità sulla morte del figlio -. Sono addolorata ma felice che la verità che mi è stata negata anche da quello Stato e da quelle istituzioni che dovrebbero tutelare i cittadini, finalmente viene fuori attraverso i pentiti. Amici, oggi è un grande giorno per il trionfo della verità e della giustizia”.


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