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Operazione Jackpot - Carabinieri - La filiera dello spaccio, dai fornitori romani ai venditori al dettaglio, ricostruita nell'ordinanza del gip

La “catena illecita” della droga da Roma a Viterbo

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Viterbo - Operazione Jackpot - Scotti, Conte, Fazzi

Viterbo – Operazione Jackpot – Scotti, Conte, Fazzi

Viterbo - Carabinieri - Operazione Jackpot

Viterbo – Carabinieri – Operazione Jackpot

Ronciglione - Operazione dei carabinieri

Operazione Jackpot

Ronciglione - Operazione dei carabinieri

Operazione Jackpot

Ronciglione - Operazione dei carabinieri

Operazione Jackpot 

Bassano Romano – (s.m.) – Una “catena illecita” degli stupefacenti.

Il gip di Viterbo Stefano Pepe definisce così il traffico di droga che, dalla capitale, raggiungeva la provincia. I carabinieri l’hanno chiamata operazione “Jackpot”, dal furto in un bar a Bassano Romano che ha messo in moto le indagini e portato a 14 arresti.

Prima “Tsunami”, l’operazione antidroga scattata a Ronciglione e dintorni, ora “Jackpot”. Un’altra imponente inchiesta sullo spaccio in provincia, coordinata dal pm Paola Conti e seguita dai carabinieri della compagnia di Ronciglione. Segno che la piaga dello smercio di droga è più diffusa che mai nel Viterbese, in particolare a sud della provincia. 

L’epicentro, stavolta, è Bassano Romano. Sei degli arrestati risiedono nel paese della bassa Tuscia. Gli altri a Roma. Tutti italiani. Quasi tutti tra i quaranta e i cinquant’anni.

Il pm li voleva in carcere, nessuno escluso. Ma il giudice per le indagini preliminari ha mandato ai domiciliari la maggior parte e concesso solo a qualcuno l’obbligo di firma. Spiega il perché in 98 pagine di ordinanza d’arresto, in cui parla di “rete”, di “organizzazione capillare” e di spaccio come “attività continuativa e sistematica” da parte degli indagati.

Anche qui il mercato degli stupefacenti è vasto e assortito: eroina, cocaina, hashish. I carabinieri ricostruiscono tutta la filiera degli stupefacenti: dai fornitori romani ai venditori al dettaglio a Bassano. Una “catena illecita degli stupefacenti – scrive il gip – che da Roma termina la sua espansione verso le piazze di spaccio di questa provincia”. 

Tante intercettazioni, in cui gli indagati parlano in codice: la droga diventa spesso “pizza”, a volte “uova”, in un caso persino “mangime per i cavalli”. “Svelta” è la droga pesante, “lenta” quella leggera.

Tanti appostamenti dei carabinieri per poi scoprire che molti degli scambi tra fornitori romani e venditori al dettaglio viterbesi avvengono sempre al “solito posto”: un cortile in viale Duilio Cambellotti, traversa di via di Tor Bella Monaca, accanto a una Classe A scura sfasciata.

Alcuni indagati sono già comparsi davanti al gip nei giorni scorsi. Gli altri saranno ascoltati oggi. Sempre che non si avvalgano della facoltà di non rispondere.


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27 gennaio, 2016

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