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Viterbo - Crolla la maggioranza - Intervista al capogruppo Pd, Francesco Serra, che auspica le dimissioni immediate del sindaco Michelini

“Tutti a casa”

di Paola Pierdomenico - Carlo Galeotti

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Francesco Serra

Francesco Serra 

Francesco Serra

Francesco Serra 

Francesco Serra

Francesco Serra 

Francesco Serra

Francesco Serra 

Francesco Serra

Francesco Serra 

Viterbo – “Ci abbiamo provato, ora tutti a casa”.

Di buono in questa amministrazione non riesce a vederci proprio nulla. Anzi, la domanda manda letteralmente in crisi Francesco Serra tanto che, alla fine, non trova nemmeno una risposta. E’ da qui che nasce il documento di sfiducia al sindaco Michelini di una parte del gruppo del Pd.

L’amministrazione, che per Serra ha poco o niente di centrosinistra, c’ha provato a far passare una linea di discontinuità col passato, ma non c’è riuscito per cui è bene che si vada a casa. Il capogruppo del Pd, infatti, non vede altra soluzione se non le dimissioni del primo cittadino. A poco, serviranno gli incontri con i vertici regionali e nazionali. Qualora l’esperienza continuasse, sa già come comportarsi.

Qual è lo scopo del documento di scomunica che avete firmato?
“Mi sembra chiaro – dice Serra – si tratta di una sfiducia nei confronti del sindaco Michelini da parte della maggioranza del gruppo del Pd che non si sente più di appoggiarlo”.

Se ci fosse stata una sfiducia vera, però, il sindaco sarebbe già andato a casa?
“Il problema è suo, il nostro gesto si associa a quello di altri tre consiglieri, che sono in precedenza usciti dalla maggioranza. Dieci su 22 che gli pongono la sfiducia e, in un paese normale, il sindaco avrebbe dovuto trarre delle conclusioni e  quindi dimettersi. Mi aspettavo che lo facesse al consiglio successivo alla presentazione del documento e invece, ha indetto una conferenza stampa per la revoca dell’assessore Vannini.

Quel giorno, si trovava a una cerimonia e abbiamo aspettato che finisse per consegnarglielo, il documento, ma si è rifiutato di prenderlo. Volevamo che lo leggesse prima di darlo ai giornali, perché si rendesse conto della situazione, che è piuttosto grave, e che poi decidesse. Così non è stato”.

Perché non avete presentato una sfiducia formale?
“Non c’è bisogno, la nostra è una sfiducia politica e sarà il sindaco Michelini a trarne le conclusioni politiche. Non volevamo farlo poi per evitare di farci appoggiare dalla minoranza di centrodestra. Loro l’hanno presentata mesi fa la sfiducia e non l’abbiamo votata. Quella di adesso è nostra e volevamo che restasse separata senza strani accostamenti”.

Non è che avevate paura di essere cacciati dal Pd?
“Nel Pd io ci sto, e a buon titolo, checché ne dica Fioroni. Non ho alcuna paura di essere mandato via e anche se fosse, me ne farei una ragione. Ci tengo a dire che sono nel Pd che, per me, è stato l’elemento che ha fatto sì che rimanessi in politica. E’ la mia casa, non essendo né democristiano né comunista”.

Non si sente quindi un “nanetto communista“…
“Assolutamente no… E da questo punto di vista non debbo nemmeno essere smentito, perché la mia storia parla per me. Sono assolutamente tranquillo. La mia è una posizione strana, di certo minoritaria, quella di un laico. Di un socialista liberale. Trovare una collocazione in Italia era ed è difficile”.

La vostra è una mossa per far cadere l’amministrazione, quindi.
“Certo. Dalla sfiducia della maggioranza del gruppo del Pd, il sindaco tragga le conclusioni”.

Erano venti anni che il centrosinistra non governava a Viterbo. 
“Che il centrosinistra sia andato al potere è una parola grossa, perché di centrosinistra in questa amministrazione ci trovo molto poco”.

Rinunciate a questo traguardo da alcuni definito storico?
“Non rinunciamo a nulla ma facciamo un’opera di salute pubblica. Ci abbiamo provato per due anni e mezzo e alla fine ci si deve arrendere all’evidenza, per cui, piuttosto che vivacchiare e tirare avanti fino alla fine della legislatura, si prende atto della situazione, ci si dimette e andiamo tutti a casa. Ma, soprattutto, ci organizziamo per preparare il futuro.

La riunione coi vertici della direzione nazionale e regionale dovrebbe partire dal presupposto che la giunta di “centrosinistra”, così come è, non ha funzionato. Deve essere un’occasione per interrogarsi sul ruolo del Pd per il futuro della città e non un tentativo di recuperare una situazione che è irrecuperabile”.

Perché?
“Non ci sono più stimoli e mi preoccupa dover partecipare a incontri di maggioranza in cui c’è anche buona parte del centrodestra. Siamo distinti e distanti su mille cose ed è difficile trovare un punto di incontro, anche sui temi più semplici. Si possono condividere le opere pubbliche, che pure hanno un indirizzo politico, ma su altre, come per esempio la questione  dei revisori dei conti, i problemi aumentano, specie quando l’assessore del Pd non ha nessun imbarazzo sulla nomina del padre del presidente del consiglio. Non riesco più a sedermi, pensando una cosa del genere. Viene meno lo spirito”.

Tutti a casa quindi…
“La mia idea è questa, altrimenti non avrei fatto il documento. Poi se mi si chiederà altro, trarrò le mie conclusioni”.

Cosa intende?
“Se dopo gli incontri con la direzione, l’amministrazione andrà avanti, parteciperò alle attività da semplice consigliere e non di certo da capogruppo del Pd. Fioroni è nudo… Come ha titolato Tusciaweb”.

Intende dire che il tentativo di amministrare in assoluta continuità con le vecchie giunte di centrodestra sembra poter svanire nel nulla.
“E’ l’interpretazione che do anche io e che mi sembra la chiara lettura di questi due anni e mezzo”.

A giorni, sono attesi, da un lato, Riccardo Tramontana, inviato dal vicesegretario Pd Guerini, e dall’altro il segretario regionale Melilli…
“Melilli ha fermato tutto, per il momento. Verrà a conoscere la situazione e noi gliela spiegheremo, poi si vedrà. Comprendo che ci sia sempre un tentativo di ripartire, ma da parte mia, sono stati fatti tutti i tentativi possibili”.

L’opera di Melilli è quindi inutile?
“Non lo so, ma, per me, è difficile che si arrivi a una soluzione. Nel senso che le mie idee restano tali e ritengo che non ci siano margini di trattativa. E’ complicato sostenere una maggioranza che non mi sembra abbia motivo di stare insieme e anche il sindaco Michelini, in questo caso, non è riuscito a mantenere un’autonomia con la sua lista”.

Una pedina in mano a Fioroni…
“Parlano i fatti e ciò mi sembra abbastanza evidente, con tutto il rispetto che ho nei confronti di Michelini. Obiettivamente, però, mi sembra che abbia qualche difficoltà a mantenere il suo ruolo autonomo”.

La nascita dei Moderati e riformisti, invece, come la vede?
“E’ il contrario di quello che vuole fare il Pd di Renzi e cioè portare quest’area dentro il partito. A Viterbo, infatti, si cerca di fare una cordata parallela di persone transfughe dal centrodestra che, nel momento in cui si sta sgretolando, cercano una casa. Si trova, così, una formula che è di per sé una contraddizione in termini, “moderati e riformisti” che non mi sembra possano andare d’accordo. Un’operazione che non credo avrà lungo futuro”.

Filippo Rossi sostiene che il problema sia invece del Pd, che rispetto alle altre forze politiche, è quello che, nel capoluogo, ha minore consenso.
“Il problema sarà anche del Pd, ma pure lui ne ha parecchi di problemi da risolvere. A uno che entra in consiglio comunale facendo “cucù”, mi sembra complicato dare una spiegazione razionale. Innanzi tutto, come recita la canzone, ‘c’è da spostare una macchina’ – dice riferendosi a Fiore del Cielo ancora a Milano nonostante la fine di Expo a ottobre – anche se devo dire che è stata una fortuna, visto che così ci siamo evitati di esporla a piazza del Comune per le festività natalizie… Filippo Rossi – riprende – è un giornalista e un uomo di spettacolo e cultura. In politica, però, conta anche altro e lui è completamente disinteressato a tutte le cose che sono determinanti per la città. Non affronta discussioni su società partecipate, termalismo o traffico. Ogni tanto bacchetta dalle pagine Facebook gli assessori e niente più, per cui non mi sento di rispondergli”.

Anche lui fa parte del coordinamento dei Moderati.
“Hanno fatto il gruppo in consiglio con una sola persona, perché ognuno vuole mantenere una propria autonomia e il proprio capogruppo. Quando gli pare sono in un modo… poi in un altro. Anche Moricoli poi…”.

Cioè?
“Da un mese all’altro me lo ritrovo da capogruppo di Sel ai Moderati e riformisti… Questa formazione ha sconquassato la squadra, aggiungendo problemi a problemi”.

Come valuta il comportamento degli assessori che facevano riferimento a voi, consiglieri dissidenti, e in particolare quello di Antonio Delli Iaconi?
“Nel documento, non abbiamo chiesto le dimissioni, ma comunque di trarre le conclusioni della situazione che si era venuta a creare. Per quanto mi riguarda, avrebbero dovuto dimettersi subito. Delli Iaconi è una persona con cui si sta bene a cena, per il resto… noi lo avevamo designato con lo scopo di occuparsi di termalismo e sviluppo economico e anche per il suo passato, sembrava la figura più indicata. Sul termalismo, poco è stato fatto e tante sono state le mancanze, in generale, su questioni che avrebbero dovuto rivelarsi cardini dell’attività del Pd e della giunta”.

Qualche esempio?
“Igiene urbana per innalzare i valori della differenziata di cui dovevamo farne una battaglia e un vessillo. Poi la mozione per la ricerca di fondi europei che è rimasta lettera morta. Si voleva andare oltre le mura, ma oltre le mura ci si va con gli atti. Anche qui tutte chiacchiere. Ancora, l’efficienza dell’amministrazione e la rivisitazione della spesa storica del comune da cui ripartire. Temi che si affrontano dall’inizio della consiliatura per vedere i frutti a breve distanza”.

E’ vero quando si dice che l’attuale amministrazione porta a casa i risultati di Marini.
“Sul Plus – ammette – c’è stato un lavoro di gestione, ma con fondi, che tutti sanno, sono stati recuperati dalla passata amministrazione. Non significa che non ci siano state difficoltà nel portarlo a termine, e di questo va dato atto agli assessori, in particolare a Ricci che ha lavorato con impegno, su soldi, però, che erano già stati stanziati”.

Dovesse fare un bilancio di questi due anni? Sarà stato fatto qualcosa di buono.
“Ho qualche difficoltà… Se faccio mente locale – esita – non mi viene niente. Se non l’ultimo assestamento di bilancio con opere pubbliche che possono essere utili”.

E le cose più gravi che non sono state fatte?
“Manutenzione ordinaria della città, le società partecipate che da sempre si sono dimostrate l’anello debole delle passate amministrazioni, a partire da Gabbianelli per passare a Marini che comunque ha fatto più di noi, chiudendo il capitolo Cev. Il trasporto pubblico locale, le frazioni su cui abbiamo stanziato 200mila euro che erano del bilancio 2014, per cui non si è fatto nulla di nuovo”.

Cosa ne pensa delle dichiarazioni di Fioroni sulla rescissione del contratto con Viterbo Ambiente accostato alla vostra presa di posizione?
“Si era pensato di farlo da subito, ma essendo un servizio pubblico obbligatorio, avrebbe comportato problemi non solo in termini amministrativi, ma anche gestionali. Eravamo già in mezzo al casino e rischiavamo di diventare come Napoli, per cui abbiamo provato a vedere come migliorarlo. Le parole di Fioroni si commentano da sole e sono abbastanza gravi. Nessuno ha avuto rapporti con nessuno per quanto riguarda Viterbo ambiente. Non aggiungo altro”.

Se dovesse dire qualcosa a Fioroni? Visto che il vero interlocutore è lui.
“L’interlocutore dovrebbe essere il sindaco, Fioroni è un onorevole del Pd. Faccia il suo mestiere. Potrebbe essere più utile. Mi sembra, invece, sia andato oltre”.

Bisognerà organizzare primarie last minute per maggio?
“Non lo so… vedremo. Penso che le primarie si debbano comunque fare, perché sono una ricchezza e potevano esserlo anche in questo caso”.

Non si perderanno milioni di investimenti, come dice qualche assessore?
“Non credo, i soldi sono stati stanziati e gli uffici devono lavorare per fare le gare. Non c’è motivo per fermarsi, anche in caso di elezioni, visto che, nel frattempo, c’è sempre un assessore o un commissario che possono proseguire quello che è stato programmato”.

Che immagine avete dato in questi anni?
“Un’immagine litigiosa e di questo mi dispiace, anche per essere stato tra gli attori protagonisti. Da parte mia non ci sono interessi personali o di partito, ma solo difficoltà vere nel condividere posizioni politiche. E’ mancata la programmazione proprio per la distanza nell’affrontare i problemi: per la differenziata di cui non frega niente a nessuno, per le partecipate, ancora per l’Interporto e per il trasporto pubblico locale o i soldi per Destinazione Italia. Soldi che dovevano servire prioritariamente al recupero delle Fortezze, che poi sono passate in secondo piano per altri progetti, come quello dei portici. Il tutto senza una strategia. Un indirizzo”.

Quando si è formata la coalizione, dove era? Perché non lo ha detto subito che questa non era che un’accozzaglia?
“Io l’ho detto da subito – precisa – e per me chi aveva amministrato nel centrodestra, non doveva nemmeno essere in lista”.

Per essere chiari fino in fondo: come se ne esce dalla crisi?
“Con le dimissioni del sindaco, non ci sono altre vie d’uscita. Non stiamo facendo chissà quale lesa maestà. Se ne prenda atto, si vada a casa e si facciano nuove elezioni”.

Faccia gli auguri a Michelini e Fioroni… che augurio farebbe?
“Auguri… – conclude – non mi viene di più”.

Paola Pierdomenico – Carlo Galeotti


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2 gennaio, 2016

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