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Fatture ‘tarocche’, Fiorito e Gianlorenzo davanti al gup

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Franco Fiorito [3]

Franco Fiorito

Paolo Gianlorenzo insulta un giornalista [4]

Paolo Gianlorenzo 

Viterbo – Buona la terza. Forse.

Dopo due rinvii consecutivi prova ad aprirsi stamattina l’udienza preliminare per il dossieraggio contro Francesco Battistoni, attuale vicecoordinatore regionale di Forza Italia, a suon di fatture taroccate.

A falsificarle o farle falsificare sarebbe stato Franco Fiorito. Anche noto come “Francone” o “Batman” o “Er federale di Anagni”, reso famoso dallo scandalo dei fondi del gruppo Pdl alla Regione Lazio, usati per comprare persino una caldaia e una jeep durante l’emergenza neve.

Ma degli sperperi in Regione, “Francone” accusava altri. In particolare Battistoni, suo successore alla guida del gruppo regionale Pdl alla Pisana. Proprio a questo scopo, secondo le indagini del pm Massimiliano Siddi, Fiorito avrebbe falsificato o fatto falsificare le fatture del gruppo Pdl confezionando un apposito dossier dato in pasto ai giornali, gonfiando le cifre delle spese per pubblicità, comunicazione, ristorazione.

Messo alle strette, Fiorito puntò il dito contro l’allora coordinatore regionale Pdl Vincenzo Piso; da qui, anche l’accusa di calunnia a Piso e alla sua segretaria Maria Ludovica Nasonte, mentre della diffamazione a Battistoni e alla sua ex segretaria Erica Antonelli Fiorito risponde insieme a Paolo Gianlorenzo, il plurindagato direttore di un sito web locale che pubblicò l’intero plico di fatture false.

Del resto, non era certo il primo attacco mediatico di Gianlorenzo a Battistoni: il vicecoordinatore Fi lo ha denunciato più volte e compare tra i bersagli abituali della cosiddetta “macchina del fango”, l’altra inchiesta su Gianlorenzo e i suoi giornali usati come manganelli contro avversari e nemici degli amici.

Alcune tra le fatture false pubblicate entravano a gamba tesa nella vita di Battistoni al solo scopo di fare più male. Come quella sulla prenotazione di un weekend in albergo in camera doppia: allusione malevola a un’inesistente relazione tra la ragazza e l’attuale vicecoordinatore regionale di Forza Italia. Una manovra servita a danneggiare doppiamente Battistoni. Sul piano personale e professionale. Facendolo apparire come lo scialacquatore alla guida del Pdl che percepiva rimborsi illegittimi per cene di lusso, comunicazione e pubblicità. Accuse arrivate proprio da chi era chiamato a rispondere degli stessi fatti, cioè Fiorito, che si difese puntando il dito contro tutti.

Dall’inchiesta aperta dalla procura di Roma, Battistoni è uscito pulito e archiviato. Fiorito con la condanna a 3 anni e 4 mesi per peculato, per un totale di 1,3 milioni di euro finiti in gran parte sui suoi conti in Italia e all’estero.  

Otto in tutto le parti offese, titolate a costituirsi parte civile già all’udienza di oggi davanti al gup Stefano Pepe. Lo stesso giudice ha già rinviato a giudizio Gianlorenzo due volte e a febbraio deciderà anche sulla “macchina del fango”. Da oggi prende in mano l’ennesimo fascicolo sul giornalista.


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