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Viterbo - Evasione fiscale - Il processo "Red Zoll" ereditato dal giudice Silvia Mattei

Fratelli Marchetti, se ne riparla domani

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Elio Marchetti all'uscita dagli uffici della stradale

Elio Marchetti

Catia Marchetti

Catia Marchetti 

Viterbo – Fratelli Marchetti, se ne riparla domani.

Sarà il giudice Silvia Mattei a prendere in mano il processo per la presunta evasione fiscale milionaria a carico dei fratelli Elio e Catia Marchetti, imprenditori viterbesi.

L’udienza per i titolari della concessionaria Gold Group, un tempo con sede in via della Palazzina, è rinviata a domani, per iniziare il processo davanti a un nuovo magistrato dopo il trasferimento del giudice Eugenio Turco, a Belgrado per un incarico internazionale.

Davanti a Turco erano stati ascoltati i testimoni del pm Fabrizio Tucci, titolare dell’inchiesta che, nell’estate 2014, aveva fatto scattare le manette per i due fratelli, nel blitz della polstrada chiamato operazione “Red zoll”. I loro commercialisti finirono ai domiciliari, mentre altre otto persone furono iscritte nel registro degli indagati.

Il tribunale aveva affidato a due professionisti l’incarico di stendere una perizia per quantificare l’importo effettivo delle somme sottratte al fisco, attraverso l’importazione di auto dall’estero, fatte rientrare nel più vantaggioso regime dell’Iva al margine.

Uno stratagemma che avrebbe consentito alla Gold Group di presentarsi come estremamente competitiva sul mercato, vendendo le auto d’importazione a prezzi stracciati rispetto alla concorrenza.

L’udienza, prevista per oggi, è stata rinviata a domani: il giudice Giacomo Autizi, 34enne di prima nomina che ha ereditato i processi di Turco, non può ancora seguire le vicende giudiziarie più complesse, derivate da udienza preliminare. Tecnicamente non sarebbe questo il caso: la procura ha saltato a pie’ pari l’udienza preliminare per i Marchetti ottenendo il giudizio immediato. In caso contrario, il processo ai Marchetti sarebbe transitato davanti al gup. Di conseguenza, scartato Autizi, eredita il dibattimento il primo giudice utile: Silvia Mattei, che terrà udienza domani. In teoria, il processo potrebbe riprendere da dove lo si era lasciato. In pratica, sarà difficile che i difensori diano il consenso al nuovo giudice di leggere le testimonianze finora raccolte e proseguire oltre: con tutta probabilità, i testimoni già ascoltati dovranno tornare per rispondere a eventuali nuove domande.

A mettere in moto gli investigatori era stata l’Agenzia delle entrate nel 2013. Anello decisivo per l’immatricolazione delle auto, perché decide il regime di Iva da applicare. L’agenzia era stata a sua volta allertata dalla motorizzazione civile di Palermo: alcuni soggetti residenti nel Viterbese avevano chiesto il rilascio di targhe e carte di circolazione italiane dichiarando di aver acquistato i veicoli usati da immatricolare direttamente da rivenditori tedeschi e di poter fruire, quali “acquirenti occasionali”, dell’esenzione dall’obbligo di corrispondere l’Iva in Italia. In realtà, gli interessati avevano comprato le auto nella concessionaria viterbese.

I Marchetti vendevano automobili di gamma medio-alta, tutte provenienti da società di autonoleggio tedesche. Gli agenti della polstrada parlano di “importazione disinvolta e spregiudicata delle autovetture” e di “prezzi ultracompetitivi”. Sconti che, secondo gli inquirenti, erano resi possibili dall’evasione parziale o totale dell’Iva su ogni acquisto. Ma per la difesa di Elio Marchetti l’importo contestato, quantificato dall’accusa in 6 milioni di euro e abbassato dal tribunale del Riesame a 4,5 milioni, è eccessivo.


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21 gennaio, 2016

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