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Viterbo - Processo "Red Zoll" - Evasione fiscale - Il processo arretra alla prima udienza: a maggio torneranno in aula i testimoni già ascoltati

Fratelli Marchetti, tutto da rifare

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Elio Marchetti

Elio Marchetti

Catia Marchetti

Catia Marchetti

Il vicequestore aggiunto della polstrada Federico Zaccaria illustra i dettagli dell'operazione

Il vicequestore aggiunto della polstrada Federico Zaccaria illustra i dettagli dell’operazione

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate 

Viterbo – Adesso è ufficiale: il processo ai fratelli Elio e Catia Marchetti ricomincia da capo. Ieri, il giudice del tribunale di Viterbo Silvia Mattei ha preso le redini del procedimento.

Operazione “Red Zoll”: così gli agenti della polizia stradale avevano chiamato il blitz scattato nel luglio 2014 dopo le indagini su un – almeno apparentemente – collaudato sistema per evadere l’Iva sulle auto di importazione.

In manette finirono i fratelli Marchetti, noti imprenditori viterbesi del settore automobilistico (e non solo) e ai domiciliari i loro commercialisti Bruno e Luca Giordani, usciti dalla vicenda col patteggiamento. Altre otto persone sarebbero attualmente indagate a piede libero. 

Davanti al precedente giudice Eugenio Turco, volato a Belgrado per un incarico internazionale, erano stati ascoltati i testimoni dell’accusa. Il processo doveva continuare con l’illustrazione, da parte dei professionisti incaricati dal tribunale, della superperizia contabile, che avrebbe avuto il compito di calcolare l’importo dell’evasione. Gli investigatori l’hanno quantificata in 6 milioni di euro. Cifra che il tribunale del Riesame ha fatto scendere a 4,5 milioni.

Come a ogni cambio di giudice, il processo si è trovato a un bivio: continuare, lasciando che il nuovo magistrato leggesse i verbali delle testimonianze precedenti, o ricominciare, convocando di nuovo in aula i testimoni già ascoltati, per nuove domande o chiarimenti. La difesa dei Marchetti ha scelto la seconda. “Non per una questione di ‘ostruzionism0′ – afferma l’avvocato Marco Valerio Mazzatosta, che assiste i Marchetti insieme agli avvocati Roberto e Francesco Massatani -. E’ un processo tecnico. Ed è per questo che vorremmo che il giudice, che ha potuto avere il voluminoso fascicolo del processo solo un giorno prima dell’udienza, abbia modo di ascoltare direttamente tutte le testimonianze, comprese quelle già raccolte”.

A maggio torneranno di nuovo in aula i clienti della concessionaria “Gold Group” di via della Palazzina, i prestanome dei Marchetti (o presunti tali) e i funzionari dell’Agenzia delle entrate, motore delle indagini avviate nel 2013.

L’Agenzia delle entrate era stata a sua volta allertata dalla motorizzazione civile di Palermo: alcuni soggetti residenti nel Viterbese avevano chiesto il rilascio di targhe e carte di circolazione italiane dichiarando di aver acquistato i veicoli usati da immatricolare direttamente da rivenditori tedeschi e di poter fruire, quali “acquirenti occasionali”, dell’esenzione dall’obbligo di corrispondere l’Iva in Italia. In realtà, gli interessati avevano comprato le auto nella concessionaria viterbese.

I Marchetti vendevano auto di gamma medio-alta, tutte provenienti da società di autonoleggio tedesche. Gli agenti della polstrada parlano di ”importazione disinvolta e spregiudicata delle autovetture” e di “prezzi ultracompetitivi”. Sconti che, secondo gli inquirenti, erano resi possibili dall’evasione parziale o totale dell’Iva su ogni acquisto. Ma per la difesa l’importo contestato è eccessivo.


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23 gennaio, 2016

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