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Pronte le dimissioni in massa

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Leonardo Michelini [4]

Leonardo Michelini 

Viterbo – Crisi in comune, la soluzione della crisi si allontana e si avvicina il giorno del notaio.

Non sembra esserci via d’uscita alla situazione a palazzo dei Priori e l’assemblea Pd di ieri ha contribuito a dare un’impressione ancora più netta su come i margini per ricucire fra i sette consiglieri Democratici e il sindaco, siano prossimi allo zero.

Sorrisi tirati, umore sotto le scarpe, tardivi appelli all’unità.

Domani è in programma la direzione provinciale Pd e martedì tutti a Roma da Melilli e Guerini. Ma la strada sembra segnata, e non porta nella capitale. Piuttosto dal notaio. Sarebbe già stato scelto il professionista.

Quello cui il centrodestra in comune e i sette Pd dovrebbero andare per rassegnare in massa le dimissioni e far cadere automaticamente l’amministrazione. Così da tornare al voto già a giugno.

C’è tempo fino al 24 febbraio. Data oltre la quale il commissario resterebbe per un anno, con la chiamata alle urne a primavera 2017.

Un’accelerata alla crisi, mentre ieri Fioroni all’incontro Pd non si è visto.

Dell’altro big della politica locale, il senatore Ugo Sposetti, se ne sono perse le tracce. Eppure è stato fra quelli all’epoca a volere la candidatura di Michelini. Starà soffrendo in silenzio?

Per tutta la giornata di ieri si sono rincorse voci già su una data stabilita per la firma multipla davanti al notaio. Giovedì 28. Addirittura qualcuno ipotizzava martedì 26.

Più difficile la seconda opzione. Non fosse altro perché nello stesso giorno c’è l’incontro a Roma del Pd.

Dove è probabile che i vertici nazionali tenteranno di fare da pompieri, far tornare sui propri passi i sette. In che modo non è dato sapere.

Pesa molto l’atteggiamento del sindaco, lo scouting delle ultime ore verso l’opposizione alla ricerca di un aiutino.

La frattura è difficile da sanare, anche se in politica è tutto possibile.

L’ipotesi dello strappo definitivo è concreta.

Per far cadere Michelini occorrono 17 firme. Tredici le garantisce il centrodestra. Ne mancano quattro. In arrivo dal Pd.

Non è detto, infatti, che tutti e sette i consiglieri Pd firmino. Non serve.

Occorrono quattro e facendo due conti, fra Serra, Mongiardo, Frittelli, Cappetti, Quintarelli, Volpi e Troili, quattro, se non addirittura cinque più che motivati a prendere penna carta e calamaio, ci sarebbero.

A conti fatti, non manca molto.

Giuseppe Ferlicca


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