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Viterbo - Accusati degli assalti col frullino alle colonnine self-service dei benzinai - Il processo continua per tre imputati

Patteggiano sette ‘ladri smerigliatori’

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Ladri in azione al distributore di benzina

Ladri armati di frullino in azione a un distributore di benzina 

Viterbo – (s.m.) – Patteggiano in massa i “predoni” dei distributori di benzina.

Dei dieci stranieri a giudizio per gli assalti alle colonnine self-service, sette sono già fuori dal processo.

Ieri pomeriggio, il giudice del tribunale di Viterbo Silvia Mattei ha accolto le loro richieste di patteggiamento: pene tra uno e due anni e dieci mesi, per complessivi 14 anni e dieci mesi, con maximulte per un totale di 9mila e 400 euro.

Il processo continua solo per tre imputati che rispondono di aver colpito una lunga lista di obiettivi, prevalentemente aree di rifornimento ma anche bar, ristoranti e il mobilificio Orsolini. Più di trenta le parti offese – tre costituite parte civile -, quasi tutte aziende specializzate in distribuzione di carburante, tra cui IP, Q8, Eni, Enerpetroli e molte altre.

Armati di smerigliatrice e frullino, gli imputati avrebbero ripulito le aree di servizio di mezzo centro-nord Italia: Marche, Abruzzo, Lazio, Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna erano diventate terra di conquista per il gruppo. Ventiquattro distributori saccheggiati in un anno, dal 2013 al 2014. Hanno colpito a Viterbo e provincia (Civita Castellana, Bolsena, Canepina, Tarquinia, Bassano Romano e Corchiano), ma anche nell’hinterland romano e comasco e in provincia di Chieti, Firenze, Ascoli, Rimini e Forlì. Uno stillicidio.

In qualche caso, i danni hanno superato il bottino: da un ristorante di Bassano Romano sono stati portati via appena 20 euro dopo aver sfondato una finestra. Da Orsolini, i ladri se ne sono andati con denaro e attrezzi. Da un magazzino a Corchiano addirittura con due autocarri.

Molti sono furti tentati: il rumore delle smerigliatrici ha svegliato i vicini o fatto accorrere le forze dell’ordine, costringendo i ladri alla ritirata. Ma quando andava bene si poteva mettere insieme un bottino anche superiore ai 10mila euro.

Condannata la maggior parte, il processo ora va avanti solo per gli unici tre imputati che non hanno scelto il patteggiamento. Alla prossima udienza, a maggio, saranno ascoltati i carabinieri che hanno seguito le indagini, primi testimoni dell’accusa. 

 


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23 gennaio, 2016

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