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Viterbo - Due indagati in forse sul patteggiamento - In 29 davanti al gup per rispondere di una lunga serie di pestaggi e intimidazioni

“Toro loco” rinviato a marzo

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Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009 

Viterbo – “Toro loco” rinviato a marzo.

Doveva essere il rush finale. Niente da fare: slitta al mese prossimo l’udienza preliminare per i 29 indagati su una serie di pestaggi e atti intimidatori nella Tuscia.

Auto incendiate, porte di casa bruciate, calci, pugni e minacce di morte alle vittime. Azioni anche su commissione di mandanti identificati e non. Il pm Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta, contesta cinquanta capi di imputazione tra cui l’associazione a delinquere. 

Per un paio di indagati si potrebbe riaprire l’eventualità di un patteggiamento: alla prossima udienza concorderanno la pena o andranno avanti col rito ordinario.

Tra gli indagati, anche i quattro fratelli Medde, di origini sarde ma residenti a Ronciglione da più di vent’anni, e Mario Tatti che, insieme ai Medde, ha patteggiato dopo l’operazione “Mamuthones”: l’indagine sulla banda sarda specializzata in furti notturni in campagna da decine di migliaia di euro. Furti e non solo. “Mamuthones” scatta nel 2014; “Toro loco” nel 2009.

I Medde vengono arrestati nell’ottobre di quell’anno, per associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, al traffico di sostanze stupefacenti, al recupero crediti con metodi violenti, causando ferite con armi da fuoco e da taglio. Solo mesi dopo l’inchiesta si allarga al filone dei pestaggi in discoteca. 

I Medde finiscono nel registro degli indagati grazie a Ivan Massari, che li accusa e si autoaccusa. Il tribunale del Riesame non lo ritenne attendibile, liberando tutti a una settimana dal blitz. Alle ultime udienze, lo psichiatra Giovanni Battista Traverso lo ha definito socialmente pericoloso, imputabile ma non completamente sano di mente. Considerazioni che potrebbero gettare ombre sulla genuinità delle sue dichiarazioni, minando almeno in parte il quadro accusatorio di un’inchiesta in cui i sia i Medde che Tatti, insieme allo stesso Massari, appaiono in veste di “regolatori di conti”, chiamati da privati a fare da intermediari persino in questioni di eredità familiare o per far ritirare denunce o estorcere denaro. Sempre con i mezzi dell’intimidazione.

Un’udienza preliminare che si trascina già da quattro anni. Colpa dei soliti problemi di notifica, che comportano ogni volta rinvii semestrali. Se ne riparla a marzo (forse). 


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19 gennaio, 2016

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