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Operazione Jackpot - Carabinieri - Le difese dopo gli interrogatori di garanzia - Si profila una valanga di ricorsi al tribunale del Riesame

“Un’operazione antidroga senza sequestri di droga”

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Viterbo - Operazione Jackpot - Scotti, Conte, Fazzi

Operazione Jackpot – Scotti, Conte, Fazzi

Viterbo - Carabinieri - Operazione Jackpot

Carabinieri – Operazione Jackpot

Ronciglione - Operazione dei carabinieri

Carabinieri – Operazione Jackpot

Viterbo - Carabinieri - Operazione Jackpot

Carabinieri – Operazione Jackpot 

Bassano Romano – La maggior parte si è avvalsa della facoltà di non rispondere, ma qualcuno ha parlato.

Sono comparsi davanti al gip ieri per gli interrogatori di garanzia alcuni degli indagati di “Jackpot”, il nuovo blitz dei carabinieri di Ronciglione sul traffico di droga stroncato tra la capitale e Bassano Romano. 14 arresti, ma solo sei indagati risiedono stabilmente in provincia.

Come in tutte le maxiindagini che si rispettino, le strategie difensive sono diverse. La maggioranza degli arrestati non ha voluto rispondere alle domande di un gip preparatissimo, che ha scritto di suo pugno 98 pagine di ordinanza d’arresto. Un paio degli indagati viterbesi, invece, hanno deciso di parlare per chiarire la loro posizione. “Era giusto ridimensionare un po’ il quadro, rispetto a quello emergente dall’ordinanza d’arresto che non rispecchia completamente la realtà”, spiega il loro avvocato Samuele De Santis. Mentre il collega Carlo Mezzetti, difensore di un altro degli arrestati bassanesi, è pronto a depositare il ricorso al tribunale del Riesame già domani mattina.

Per i difensori c’è un problema di fondo, che mina l’impianto accusatorio alla base: alcuni fatti sono vecchi. Un indagato risponderebbe, tra i vari capi di imputazione, di ricettazione per un serie di oggetti rubati che avrebbe dovuto rivendere: per la difesa, gli erano stati sequestrati già a marzo. E quanto al fronte degli stupefacenti, che occupa tre quarti dell’inchiesta, gli avvocati osservano come non siano stati fatti sequestri di droga, a dimostrare la fondatezza delle accuse. Un aspetto che non è sfuggito al gip Stefano Pepe, che lo affronta subito all’inizio dell’ordinanza d’arresto, citando pronunce la Cassazione: “Il sequestro di neanche un grammo di droga non è in se impeditivo a un’affermazione di penale responsabilità”. Se la vedrà il tribunale del Riesame.

Il pm Paola Conti voleva il carcere per tutti, ma il gip ha alleggerito: 11 ai domiciliari e tre con l’obbligo di firma. Anche qui, come nella precedente indagine antidroga condotta dai carabinieri di Ronciglione, il mercato degli stupefacenti è assortito: eroina, cocaina, hashish. I militari hanno ricostruito tutta la filiera degli stupefacenti: dai fornitori romani ai venditori al dettaglio a Bassano. Una “catena illecita degli stupefacenti – scrive il gip – che da Roma termina la sua espansione verso le piazze di spaccio di questa provincia”. 

Tante intercettazioni, in cui gli indagati parlavano in codice: la droga era spesso chiamata “pizza”, a volte “uova”, in un caso persino “mangime per i cavalli”. “Svelta” è la droga pesante, “lenta” quella leggera.

Tanti appostamenti degli investigatori per poi scoprire che molti degli scambi tra fornitori romani e venditori al dettaglio viterbesi avvenivano sempre al “solito posto”: un cortile in viale Duilio Cambellotti, traversa di via di Tor Bella Monaca, accanto a una Classe A scura sfasciata.


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28 gennaio, 2016

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