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Viterbo - Violenza sessuale - La richiesta della difesa del medico

Avances alle pazienti, rito abbreviato per l’oculista

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Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti

L'avvocato Roberto Massatani

L’avvocato Roberto Massatani 

Viterbo – Rito abbreviato per l’oculista della Asl accusato di mettere le mani addosso alle pazienti.

Il suo avvocato Roberto Massatani ha depositato ieri la richiesta di procedere con rito alternativo a carico del medico indagato per violenza sessuale su almeno cinque donne andate nel suo studio per una visita oculistica.

La squadra mobile lavorava al caso da prima dell’estate. Un’indagine avviata e mantenuta nel riserbo più assoluto e che non sarebbe stata possibile senza l’input decisivo della Cittadella della Salute. Il resto lo hanno fatto gli agenti della sezione specializzata in abusi sessuali, chiamando una a una le pazienti che avevano segnalato le violenze e ascoltando anche personale della Asl.

Dalle testimonianze raccolte sarebbe emerso che il medico lasciava prima trasparire le sue intenzioni usando un linguaggio estremamente confidenziale, poi baciava la paziente e, infine, allungava le mani e alzava gonne. In almeno un caso sarebbe riuscito anche a calare gli slip alla vittima. 

Ora risponde di violenza sessuale. Violenze ancor più gravi perché commesse da un incaricato di pubblico servizio nell’esercizio delle sue funzioni. Cioè da un medico accusato di approfittare della sua professione e della naturale vulnerabilità delle pazienti, dettata dalla preoccupazione per motivi di salute: unica ragione che le aveva spinte a recarsi nel suo studio mentre lui, secondo gli agenti, cercava altro. Il pm Paola Conti, titolare delle indagini, aveva chiesto e ottenuto il rito immediato, lasciando 15 giorni di tempo alla difesa per scegliere se procedere col giudizio ordinario o con riti alternativi (abbreviato o patteggiamento). La difesa ha scelto l’abbreviato. Il che comporterà uno slittamento dell’udienza dai primi di aprile a un’altra data.

A quel punto, la difesa potrà chiedere un abbreviato condizionato all’acquisizione di alcune prove come documenti o testimonianze. In alternativa, il rito abbreviato secco, senza ulteriore materiale da acquisire al fascicolo del dibattimento. In caso di condanna, avrà lo sconto di un terzo della pena.

Una vicenda che, per certi aspetti, può ricordare quella dell’infermiere caposala all’ospedale Andosilla di Civita Castellana, condannato in via definitiva a cinque anni e quattro mesi e arrestato sempre dalla squadra mobile viterbese nel 2011, dopo aver violentato una paziente sdraiata sul lettino a smaltire l’anestesia. La differenza è che l’oculista non è finito in carcere, ma ha avuto la misura cautelare dell’interdizione, ossia l’allontanamento dal posto di lavoro. 

Già nel 2012, lo stesso oculista era stato sospeso, in seguito alla segnalazione di una paziente, ma non era stata sporta una formale denuncia alle forze dell’ordine. Risultato: solo un procedimento amministrativo e un breve periodo lontano dal suo ufficio alla Asl, dove poi è tornato e dove, secondo gli investigatori, ha continuato a molestare pazienti indifese.


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29 febbraio, 2016

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