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Viterbo - Comune - Crolla la maggioranza - Giulio Marini (FI) chiede concretezza e un segnale, soprattutto dal sindaco, magari con le dimissioni

“Basta tenere in ostaggio la città”

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Giulio Marini

Giulio Marini 

Viterbo – (p.p.) – “Basta tenere in ostaggio la città”.

Giulio Marini (FI) chiede al sindaco Michelini di dare un segnale e dimettersi. Ormai da troppo, dall’amministrazione non arrivano provvedimenti per la città, ma solo liti e confusione. Così non si può continuare.

“E’ diventata una storia infinita – dice Marini -. Le difficoltà dell’amministrazione si sono mostrate sin dall’inizio. Ora, siamo allo sbando più totale, senza certezze o alcun tipo di programmazione.

Ne è la dimostrazione l’incontro di venerdì per il centro storico, organizzato dal Comune. Non sono venute fuori soluzioni, ma solo la consapevolezza, nota già alle passate amministrazioni, che il cuore della città è stato depauperato dal piano regolatore che, negli anni, ha spinto i viterbesi a vivere fuori dalle mura.

Il centro storico ha bisogno di interventi strutturali e non di studi o masterplan. Partendo dai Plus che permettono di adottare provvedimenti per arrivare alla chiusura del centro, rendendolo vivibile e vivace. Con una maggioranza come questa, però, non credo sia possibile realizzare nulla di tutto ciò. L’amministrazione è finita”.

I sette dissidenti, però, sembrano aver corretto il tiro. “Solo quando vedrò concretezza e serietà all’interno del consiglio comunale, allora potrò dire che è cambiato qualcosa. Finora non c’è un atto, ma solo confusione. Sono partiti attaccando l’amministrazione, definendola confusa nei programmi e approssimativa nell’azione. Se, ora, hanno intenzione di ripresentarsi in consiglio, senza aver cambiato nulla, possono considerarsi colpevoli di aver dissipato due mesi di vita amministrativa. Creando solo polemiche inutili. Mi auguro che non si riduca tutto a una questione di poltrone, perché se così fosse, saremmo ancora più preoccupati per il futuro. Finiremmo in un vortice disastroso, senza ritorno”.

Lunedì si riunisce la capigruppo per la convocazione del consiglio. “La minoranza lo chiede a gran voce perché non possiamo concedere tempo illimitato a chi si occupa solo di vicende di partito, senza pensare alla città. Aspettiamo tutti i giorni che si prendano delle decisioni e il principale responsabile di questo stallo è il sindaco che è ostaggio della sua maggioranza a cui non si ribella”.

Nel centrodestra continuano i preparativi. “Dobbiamo ritrovare un’armonia. Serve dialogo. Il Pdl era nato male ed è finito male, ma questa esperienza va tenuta in considerazione per non ripetere gli stessi errori. Da queste macerie, infatti, deve nascere un nuovo contenitore per rinnovare l’anima e i valori del centrodestra. Non si tratta di casacche”.

Sul nome del possibile candidato, Marini non si sbilancia. “E’ prematuro parlarne”.

L’ipotesi di elezioni anticipate resta comunque in ballo. “Se la prossima settimana, i sette saranno ancora disponibili alle dimissioni, sono pronto ad accogliere la loro richiesta. Se si andrà oltre i termini per andare al voto questo anno, allora, le valutazioni saranno diverse e la minoranza non si presterà a certi giochi. Saranno loro a doversi assumere tutte le responsabilità e se, a oggi, il dialogo con l’opposizione è pesante, dal primo marzo sarà ancora più duro. Non possono tenere ostaggio la città per le loro scelte”.

Per Marini c’era solo una strada percorribile. “Michelini è arrivato a fare delle scelte sbagliate per inesperienza e valutazioni errate. Da professionista, quale è, dovrebbe dare un segnale, dimettendosi. E’ lui che deve essere cercato e non il sindaco che va dietro ai consiglieri o al Pd per richiederne il consenso. Se avesse lasciato già due mesi fa – conclude Marini – le cose, ora, starebbero diversamente”.


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15 febbraio, 2016

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