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Crisi, il notaio s’allontana…

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Viterbo - Consiglio comunale - Il sindaco Leonardo Michelini [3]

Viterbo – Consiglio comunale – Il sindaco Leonardo Michelini

Viterbo – Crisi in comune, il notaio s’allontana. Non perché il professionista scelto dai consiglieri per rassegnare le dimissioni di massa abbia cambiato residenza, piuttosto perché le possibilità che l’amministrazione cada si riducono.

Leggendo il documento dei sette Pd dissidenti [4], questo si comprende.

Al termine di una riunione s’immagina piuttosto delicata, hanno messo nero su bianco una richiesta di dimissioni, certificando la fine dell’esperienza amministrativa in comune e il fatto che Michelini non ha più una maggioranza e quindi deve trarne le dovute conclusioni. Dimettendosi.

Un’apertura rispetto alla lettera del 17 dicembre. Stavolta si prende in considerazione che una soluzione nei venti giorni di tempo concessi dalla legge, si trovi. Non un semplice tutti a casa.

Richiesta legittima, peccato che sia già stata presentata cinquanta giorni fa e da allora il primo cittadino è rimasto immobile come un semaforo.

Non intende dimettersi. Lo ha ripetuto in ognuno dei cinquanta giorni di questa inconcludente crisi.

Siamo punto e a capo di un’infinito braccio di ferro.

Da una parte i sette che manderebbero a casa il sindaco anche subito, se non fosse che la politica chiede altro. Dall’altra il Pd. Da Roma reputano che l’esperienza Michelini sia la migliore possibile per Viterbo (o forse per il partito), e quindi avanti tutta.

E se Michelini resta, ai sette non piacerà, ma la mossa sta a loro.

Ecco una serie di suggerimenti per agevolare la loro scelta.

Subito dal notaio per le dimissioni di massa con l’opposizione, subito la sfiducia firmata sempre con la minoranza, ma si prendono la responsabilità di un commissariamento lungo più di un anno, subito le dimissioni (singole) e spazio ai primi dei non eletti, subito il ritorno in consiglio comunale andando all’opposizione o garantendo l’appoggio esterno provvedimento per provvedimento.

Qualsiasi cosa, ma subito. Cinquanta giorni sono già troppi.

Altrimenti in comune si prospetta una lunga stagione di consigli comunali come quello di ieri, in seconda convocazione. Per eludere l’assenza dei sette Pd.

Non è il massimo, ma se i dissidenti democratici non sono in grado di decidere se stare dentro o fuori, a quel punto se la potranno prendere solo con se stessi.

Giuseppe Ferlicca


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