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Viterbo - Economia - Interviene il presidente di Confartigianato Stefano Signori

“La governance comprime la democrazia e crea migrazioni”

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Stefano Signori, presidente di Confartigianato

Stefano Signori, presidente di Confartigianato

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Le “Politiche di Governance” possono essere definite come un sistema di relazioni internazionali in cui le politiche statali sono orientate a rimuovere i vincoli che “Entità” nazionali, etniche, culturali, linguistiche, religiose o sociali possono porre alla libera circolazione dei beni e dei capitali su scala mondiale.

Il capitale, globalizzandosi, si emancipa dalla dipendenza politica dello stato-nazione e agisce in prima persona, servendosi dei mercati che crescono sulle reti. Attraverso tali reti il grande capitale costruisce e gestisce la sua struttura di controllo dell’economia mondiale.

Lo strumento che permette di garantire la leadership nella globalizzazione è la struttura produttiva stessa. In altre parole, il modello di rete di imprese, lo stesso che gli studi di Confartigianato analizzano su scala ridotta e che promuovono tra le nostre realtà produttive come strategia di aggressione dei mercati e come politica di ripresa dell’economia, declinato su scala mondiale dà vita a politiche economiche che incidono fortemente sui delicati assetti geopolitici.

Paradossalmente nell’era globalizzata è cambiata la funzione della forza militare che non ha più la funzione di penetrazione ed occupazione di un territorio, bensì quella di aprire le frontiere dei mercati.

Il problema di fondo, dunque, non è più rappresentato dalla resistenza militare o dalle rivolte sociali, ma dalla resistenza culturale e politica di un dato territorio ad aprirsi alle leggi del mercato.

Alla luce di quanto detto, i nuovi strumenti di penetrazione sono rappresentati dallo sviluppo dei monopoli come conseguenza del processo di concentrazione e centralizzazione dei capitali; dalla fusione del capitale finanziario e bancario con quello industriale e conseguente scomparsa della separazione tra proprietà e controllo; dalla prevalenza dell’esportazione di capitale sull’esportazione di merci; dalla formazione di aggregazioni monopolistiche internazionali che operano per zone di influenza.

Questa strategia globale si articola in forme diverse a seconda dei diversi gradi di sottosviluppo in cui si trovano i Paesi oggetto di investimento. A seconda dell’estensione delle infrastrutture, del tipo di cultura, della qualità delle capacità lavorative e della dotazione di risorse naturali che il capitale globale trova nei vari paesi, varia il tipo di mission aziendale.

Nel panorama mondiale sono evidenti i diversi approcci produttivi applicati, per cui ci sono Paesi in cui prevale lo sfruttamento massiccio delle risorse naturali attraverso l’introduzione della monocoltura e la distruzione dei metodi e delle unità produttive tradizionali; Paesi in cui si insediano fabbriche manifatturiere che producono a basso costo beni di consumo o beni intermedi a tecnologia semplice. Infine, ci sono Paesi in cui vengono localizzate produzioni tecnologicamente avanzate ma standardizzate e a basso contenuto di innovazione (macchine utensili, automobili, parti di computer etc.).

Molti paesi del Sud del mondo devono fronteggiare cronici deficit dei loro conti esteri e quindi delle sistematiche spinte al deprezzamento delle loro valute rispetto alle monete forti. La conseguenza è che le ragioni di scambio peggiorano per tutti i prodotti esportati da queste zone, anche quelli del settore industriale.

Stefano Signori
Presidente Confartigianato

 

 

 


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11 febbraio, 2016

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