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“L’agricoltura sostenibile per salvare il pianeta”

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Riccardo Valentini [4]

Riccardo Valentini 

Viterbo – “Siamo di fronte a una crisi alimentare globale che si incrocia con una crisi climatica. Nel 2050 la terra sarà abitata da 9 miliardi di persone, ma i terreni coltivabili saranno sempre meno e bisognerà sfamare nuove generazioni mantenendo però in equilibrio il Pianeta attraverso un’agricoltura sostenibile”. A dichiararlo è Riccardo Valentini intervenuto, nelle vesti di professore di ecologia, in occasione della pubblicazione della seconda edizione di Eating Planet del Barilla Center for food&nutrition (Bcfn).

“La mancata percezione o la scarsa conoscenza del problema – prosegue Valentini – rischia di portare a scelte scorrete. Il mondo comincia ad essere informato, lo abbiamo visto a Expo e poi a Parigi, ma le persone non hanno chiare le abitudini da intraprendere. Quando mangiamo o buttiamo del cibo non pensiamo quasi mai all’impatto che questi gesti quotidiani hanno sull’ambiente. Eppure il cibo è il primo responsabile di emissioni di gas serra col 31%. Più del riscaldamento (23,6%) e dei trasporti (18,5%). Non solo, ma in Italia mangiamo sempre più in modo scorretto. Abbiamo ad esempio il numero di bambini in sovrappeso o obesi tra i più alti d’Europa. E se a questo si unisce il fatto che siamo sempre più sedentari, i rischi legati a malattie come il diabete o le patologie cardiache appaiono evidenti”.

“La seconda edizione di Eating Planet – spiega il Presidente del Barilla Center for food&nutrition, Guido Barilla – si rivolge a tutte le persone per cercare di fare capire quali sono le grandi tematiche legate al cibo e all’alimentazione ma anche alla sostenibilità perché le abitudini alimentari hanno un enorme impatto sulle abitudini alimentari”. Rappresentativo è il modello della doppia piramide, elaborato dal Bcfn che dimostra la correlazione tra le scelte alimentari e l’impatto ambientale. Un modello che sostiene la bontà della dieta mediterranea. “La sfida del nostro secolo – conclude Camillo Ricordi, professore di Medicina all’Università di Miami – è l’epidemia dell’obesità, del diabete, le malattie croniche degenerative legate a uno stile di vita poco sano. Per cui tornare a una dieta mediterranea, non quella bastardizzata, potrebbe avere un impatto importante”.


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