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Salute - Non esiste una soglia minima che garantisca la sicurezza - Pubblicato sulla rivista scientifica Plos One il lavoro del gruppo di ricerca del dipartimento di Epidemiologia della Regione, che ha studiato gli effetti sugli abitanti del viterbese

“L’arsenico aumenta sempre le possibilità avere il cancro”

di Maria Letizia Riganelli

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Blitz di Zingaretti al dearsenificatore di Monte Jugo

Blitz di Zingaretti al dearsenificatore di Monte Jugo 

Viterbo - Dearsenificatore di Monte Jugo

Viterbo – Dearsenificatore di Monte Jugo 

Blitz di Zingaretti al dearsenificatore di Monte Jugo

Blitz di Zingaretti al dearsenificatore di Monte Jugo 

Viterbo - Dearsenificatore di Monte Jugo

Viterbo – Dearsenificatore di Monte Jugo 

Viterbo – “No threshold dose value was identified as safe for health”. Che in italiano sta per: “non è stato identificato nessun valore soglia sicuro per la salute”. Il riferimento è all’arsenico. E a dirlo sono i ricercatori del dipartimento di Epidemiologia del servizio sanitario della Regione Lazio.

Il gruppo di scienziati ha per anni studiato gli effetti dell’arsenico nella Tuscia e quanto questo elemento incide sulla mortalità per cancro o malattie croniche.

La ricerca “Arsenic in drinking water and mortality for cancer and chronic disaeses in Central Italy 1990-2010” è stata pubblicata sulla rivista scientifica Plos One.

I risultati ottenuti dal team del dipartimento di Epidemiologia non sono affatto confortanti. Calcolando un’esposizione all’arsenico di 19,3 μg/l (microgrammo per litro) per circa 39,5 anni, gli scienziati hanno provato che esiste una maggiore possibilità di contrarre il cancro ai polmoni. Per gli uomini in particolare aumentano le probabilità di infarto del miocardio e malattie arteriose. Mentre per le donne aumenta la possibilità di diabete.

Il dato ancora più sconcertante è: “For lung cancer and cardiovascular diseases dose-response relationship is modelled by piecewis linea functions revealing effects even for doses lower than 10 μg/l, and no threshold dose value was identified as safe for health”. Ovvero che per il cancro e le malattie cardiovascolari non esiste un valore soglia sicuro, al di sotto del quale si può star certi di non contrarre malattie che possono diventare mortali.

Per ottenere questo tipo di risultati i ricercatori hanno preso come campione i cittadini di Orte, Montalto di Castro, Acquapendente, Canepina, Bassano Romano, Vasanello, Oriolo Romano, Bagnoregio e Tarquinia (Comuni dove l’arsenico ha valori minori di 10 μg/l) e Caprarola, Fabrica di Roma, Castel Sant’Elia, Civita Castellana, Carbognano, Nepi, Capranica e Ronciglione (comuni con concentrazione di arsenico maggiore di 10 μg/l).

In totale sono stati presi in considerazione 165.609 abitanti di 17 comuni della Tuscia ed è stata esaminata la loro esposizione all’arsenico dal 1990 al 2010.

L’esposizione prolungata, secondo quanto riportato nella ricerca, espone a un maggiore rischio di tumori maligni sia uomini che donne, ovviamente la situazione peggiora se aumenta la concentrazione di arsenico disciolto in acqua.

In particolare un’esposizione a concentrazione di arsenico maggiore di 20 μg/l aumenta la possibilità di cancro del fegato e prostata nei maschi, vescica e rene in entrambi i sessi.

“Abbiamo osservato – scrivono ancora i ricercatori – eccessi significativi per l’intero gruppo di malattie cardiovascolari, con rischi più elevati nei maschi per le malattie ischemiche del cuore e nelle femmine per l’ictus”.

E la situazione cambia pochissimo se le concentrazioni di arsenico diminuiscono.

Di fronte a tutto ciò si apre una domanda: la concentrazione di arsenico stabilita dall’Ue a 10  μg/l che ha portato tutti i comuni della Tuscia a correre ai ripari con l’istallazione dei dearsenificatori è davvero così sicura?

“I risultati – concludono i ricercatori del dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio – forniscono nuove prove per la valutazione del rischio delle concentrazioni medio-basso di arsenico e suggeriscono che anche concentrazioni inferiori a 10  μg/l hanno un rischio di mortalità. Sono quindi urgenti e necessarie azioni politiche in aree esposte ad arsenico come in provincia di Viterbo”.

Maria Letizia Riganelli

 


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7 febbraio, 2016

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