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Spagna - Strage in Erasmus - La vita vista da Elisa Scarascia Mugnozza, morta a 22 anni nello schianto del bus in Catalogna

I viaggi, il mare e le braccia aperte al futuro…

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Elisa Scarascia Mugnozza

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Elisa Scarascia Mugnozza

Viterbo – “Mi dispiace, mi sono addormentato”.

Non aggiunge altro il conducente del bus che ha fatto strage di studentesse in Catalogna.

L’uomo, 63 anni, era negativo ai test su alcol e droga. Ma era stanco. Stremato, quando si è messo alla guida del pullman diventato macchina della morte, domenica mattina all’alba, nel viaggio da Valencia a Barcellona. 

13 morti, tra cui sette studentesse italiane. E tra queste, Elisa Scarascia Mugnozza, 22 anni, studentessa di medicina all’università La Sapienza di Roma. Il padre Giuseppe è docente all’ateneo della Tuscia e direttore del dipartimento Dibaf; insegna Selvicoltura  e Ecofisiologia forestale. Il nonno, Gian Tommaso, è stato rettore e fondatore dell’università di Viterbo.

Lei era al quinto anno di medicina. Da un mese era in Erasmus a Barcellona. Si sarebbe laureata a ottobre. “Voleva fare il medico chirurgo”, la ricorda papà Giuseppe con orgoglio e con tanta rabbia nel cuore, pensando alla felicità dell’ultima telefonata e allo strazio di poche ore dopo, in quell’inferno di lamiere.


L’incidente

Elisa e i suoi compagni di viaggio dormivano tutti su quel bus di ritorno dalla Festa de las fallas, a Valencia. Nessuno aveva chiuso occhio la notte prima, in quella sequela di vita intensa e ore piccole che è l’Erasmus. Li ha svegliati di soprassalto lo schianto alle 6 del mattino, sull’autostrada Ap7 che collega la Catalogna con la Francia. La sbandata e poi il pullman cappottato. Elisa è morta insieme a Francesca Bonello, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi, Serena Saracino ed Elisa Valent. Studentesse in Erasmus come lei, provenienti dalle più disparate città italiane. Tutte poco più che ventenni. I 13 morti hanno tra i 19 e i 25 anni.

L’autista del bus è indagato per omicidio colposo plurimo e per imprudenza. Il padre di Elisa usa proprio questa parola: “E’ stata un’imprudenza mettere in viaggio a quell’ora cinque pullman con 300 ragazzi”.


Il post di Renzi

In Catalogna, dov’è volato con la moglie dopo la tragedia, ha incontrato il premier Matteo Renzi, che ha scritto un lungo e toccante post su Facebook: “Sono andato in Catalogna ad abbracciare i feriti e le famiglie delle vittime, assistite dall’Unità di Crisi della Farnesina e dall’Ambasciata italiana in Spagna. Ho chiesto alle autorità locali di aiutarci a restituire i corpi alle famiglie il prima possibile. Ma soprattutto ho portato a quei genitori l’affetto e la commozione degli italiani, tutti, tutti insieme, nessuno escluso”.

“Oggi – ha continuato il presidente del Consiglio – è un giorno difficile da mandare giù. E’ il 21 marzo, è primavera. Perché come fai a parlare di primavera con le foto di sette ragazze che ti sorridono dalle immagini dei giornali online, ma che in realtà hanno chiuso gli occhi per sempre. Tutti i giorni, lo sappiamo, muoiono innocenti sulla strada. E il nostro impegno per la sicurezza non è finito con l’approvazione della legge dell’omicidio stradale, ma deve continuare e continuerà, giorno dopo giorno”.

“Perché la vicenda catalana ci colpisce in modo così profondo? – prosegue il post del premier -. Forse perché sono sette ragazze così sorridenti e piene di vita che ti sembra impossibile pensarle in un obitorio. Forse perché l’Erasmus ha ormai segnato diverse generazioni da toccare praticamente ogni famiglia italiana. E sembra impossibile morire durante l’Erasmus che è un esplosione di vita. Un inno alla vita. Forse perché ci sentiamo comunità molto di più quello che pensiamo. E il dolore di quei genitori non può esserci estraneo, lontano”.


Elisa, simbolo della generazione Erasmus

Elisa e le altre fanno parte della generazione Erasmus, fatta di ragazzi partiti zaini in spalla e valigie cariche di sogni. Qualcuno è rimasto all’estero. Qualcuno è tornato. Un’esperienza comunque incancellabile per chi l’ha vissuta con l’entusiasmo irripetibile dei vent’anni. Elisa aveva già deciso che non sarebbe stato l’unico Erasmus, perché amava studiare e viaggiare; fare le due cose insieme significava imparare di più. Un tesoro di conoscenze per i giovani affamati come lei, intraprendenti e con la curiosità negli occhi.

Il suo profilo Facebook esplode di vita. Tutta la vita che Elisa aveva concentrato in 22 anni, tra la famiglia, gli amici, i tanti viaggi a Londra, Istanbul, Messico, Stati Uniti. E poi il mare. Ricorrente e sempre diverso nelle foto in cui Elisa lo fissa sognante o apre le braccia raggiante sulla spiaggia. Chi le ha voluto bene, forse, ora la immagina lì. Su una riva di sabbia. Nel posto in cui il suo sorriso ha brillato di più.


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22 marzo, 2016

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