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Civitavecchia - Indagine per tentata estorsione - L'avvocato Pierluigi Bianchini dopo il rientro in Italia dell'ex sindaco

“Moscherini ai domiciliari a Roma”

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Civitavecchia - Gianni Moscherini

Civitavecchia – Gianni Moscherini 

Civitavecchia - Gianni Moscherini

Civitavecchia – Gianni Moscherini 

Civitavecchia – “Moscherini ai domiciliari a Roma”.

Parla l’avvocato Pierluigi Bianchini che, insieme al professor Carlo Taormina, difende l’ex sindaco di Civitavecchia, Gianni Moscherini, dall’accusa di tentata estorsione.

Ieri mattina Moscherini è atterrato all’aeroporto di Fiumicino di ritorno dall’Havana. “So che è a casa – dice l’avvocato Bianchini – ha ritirato l’ordinanza e ora è ai domiciliari nella sua residenza di Roma. Adesso il giudice ci comunicherà la data dell’interrogatorio di garanzia che dovrebbe essere tra mercoledì e giovedì.

In questa sede, l’indagato può o meno avvalersi della facoltà di non rispondere. Non è il caso di Moscherini che, anzi, vuole al più presto dire la sua in questa vicenda”.

Solo col rientro in Italia dell’ex sindaco, l’ordinanza è stata eseguita.

L’inchiesta vede coinvolto anche l’ex assessore comunale Vincenzo De Francesco recluso in casa da giovedì. Per Moscherini, il pm di Civitavecchia titolare dell’inchiesta, Lorenzo Del Giudice, aveva chiesto gli arresti in carcere che il gip Massimo Marasca non ha accordato, ritenendo più adeguati i domiciliari.

Moscherini, ala centrodestra, è stato prima segretario, poi presidente dell’autorità portuale prima di diventare sindaco di Civitavecchia nel 2007.

L’ipotesi di reato è tentata estorsione e induzione indebita a dare utilità. In pratica, aver fatto pressioni sul presidente dell’autorità portuale Pasqualino Monti e sul segretario generale Maurizio Ievolella al fine di procacciare affari milionari a una cava viterbese. Sarebbe convenuto allo stesso Moscherini, secondo gli atti dell’inchiesta riportati ieri dal quotidiano Il Tempo, perché l’ex sindaco avrebbe avuto un contratto di mediazione con la società Romanacav srl “che prevedeva quale compenso l’importo pari all’8 per cento del fatturato derivante dalla fornitura”. Fornitura che gli inquirenti quantificano in almeno 20 milioni di euro. L’8 per cento di 20 milioni è 1 milione e 600mila.


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21 marzo, 2016

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