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Viterbo - Sabato 19 marzo la premiazione nella Sala Regia

Quarantotto ragazzi al 20esimo Certamen della Tuscia

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Viterbo - Il liceo classico Mariano Buratti

Viterbo – Il liceo classico Mariano Buratti 

Viterbo – Tempo e silenzio producono pensiero.

Queste le parole del Convivium della XX edizione del Certamen della Tuscia che sono rimaste più impresse a una studentessa del primo anno del Liceo Buratti, che ha seguito la Tavola Rotonda del 18 marzo.

In un mondo in cui tutti, e i giovani in particolare, tendono a vivere ogni esperienza in modo frenetico, nel frastuono, a usare e valutare oggetti e persone secondo la logica del mercato e del consumismo, le testimonianze di grandi personalità del mondo della ricerca e della cultura che all’unisono ribadiscono l’importanza del tempo, della riflessione, dell’impegno costante e gratuito per raggiungere i risultati più alti in tutti i campi, hanno lasciato un segno.

La nuova formula del Convivium è risultata (con)vincente: alla tavola rotonda, che si è tenuta all’Aula Magna dell’Università degli Studi della Tuscia, hanno partecipato illustri esponenti sia dell’area umanistica (Mauro Tulli, prof di letteratura greca e Presidente della Consulta Universitaria del Greco, Giulio Ferroni, professore emerito di letteratura italiana, Emanuele Trevi, scrittore e critico letterario, Roberto Nicolai, professore di letteratura greca) sia dell’area scientifica (Felice Grandinetti, professore di Chimica, Bartolomeo Schirone, professore di Selvicoltura, Emanuele Berti, professore di Astrofisica), che hanno dato vita ad un dibattito stimolante e avvincente.

Pur nella pluralità dei punti di vista, tutte le voci hanno ribadito l’importanza di un approccio olistico alla cultura, la pericolosità di scindere il sapere, l’imprescindibilità di una formazione classica nel nostro tempo, in cui si impongono scelte complesse e rapidità di pensiero.

Proprio la formazione classica offre le migliori chiavi di lettura per il mondo globalizzato, abituando a decodificare, scomporre e ricomporre continuamente i dati (lo studio della lingua e la traduzione dal greco e dal latino), a interpretare la realtà riconoscendone i diversi piani di lettura (lo studio dei miti), a controllare le fonti e la loro congruenza per poter avanzare ipotesi convincenti o nuove rappresentazioni dei problemi.

La lettura in originale dei testi classici, con i contenuti universali che essi hanno conservato e trasmesso nei secoli, richiede tempo e passione, ma essa sola può assicurare quell’educazione – Paideia – completa, che permette di sviluppare appieno il pensiero. Un pensiero critico che scaturisce dall’abitudine a guardare i fenomeni da tutti i punti di vista possibili, a esaminare la propria interiorità, valutandone i punti di forza e di debolezza, correggendosi e non lasciandosi abbattere dalle sconfitte, con pazienza, umiltà e dedizione assoluta e con la profondità che solo la formazione classica sa ancora dare.

Ed è esattamente questo che hanno dimostrato di saper fare, i 48 ragazzi e ragazze che hanno preso parte alla competizione. Giovani in jeans e maglietta, che hanno trascorso 5 ore letteralmente a capo chino, nell’ardua impresa di tradurre un passo dell’autore greco Tucidide, riconosciuto come estremamente complesso dalla stessa commissione giudicatrice.

Con determinazione, passione, spirito critico ed umiltà. E questi ragazzi, che alla cerimonia di premiazione, avvenuta sabato 19 marzo nella splendida cornice della Sala Regia del Comune di Viterbo, hanno dichiarato che intraprenderanno percorsi di studio vari – medicina, ingegneria, filosofia e altro – alcuni candidamente affermando che sono stati spinti dai loro (lungimiranti) genitori a “fare il liceo classico”, sono la prova di cosa ancora sa fare la scuola e soprattutto, di quanto ancora il nostro Paese abbia bisogno dei Licei Classici. Ai loro coetanei di Licei dello stivale e dei vari Paesi Europei il Liceo Buratti dà appuntamento per il prossimo Certamen.

Clara Vittori
Dirigente scolastica


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22 marzo, 2016

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